segunda-feira, 22 de agosto de 2011

Música própria do 21º Domingo do Tempo Comum / Dominica XXI per Annum


Partituras:
Próprio autêntico completo (PDF)
Ofertório autêntico com versículos (PDF)

O Evangelho do Ano A na Arte da Igreja e na pregação do Papa Bento XVI:




Música do Ordinário: Gloria in excelsis Deo polifónico da Missa Brevis de Andrea Gabrielli (8:35)



Outra interpretação do intróito Inclina Domine:




Outra interpretação, do Pedro francês.


Comentário de Tiago Barófio acerca deste intróito:







Gradual Bonum est confiteri, aqui na voz do eslovaco:

Bom é louvar o Senhor: e salmodiar o teu nome, Altíssimo.
V. Com o propósito de anunciar pela manhã a tua misericóridia,
e a tua verdade à noite.




Alleluia que se canta no Domingo do ano A: Tu es Petrus. Este Alleluia canta-se também na solenidade de S. Pedro e S. Paulo, na missa do dia.





Ofertório Exspectans, pelo Pedro francês:

Atento, esperei o Senhor, e [Ele] olhou-me: e ouviu a minha prece, e meteu na minha boca um cântico novo, um hino ao nosso Deus.
V.1 Colocou sôbre a pedra os meus pés, e dirigiu os meus passos.
V.2 Muito fizeste Tu, Senhor; meu Deus, as tuas maravilhas, e nas tuas cogitações não há igual a Ti: bem anunciei a tua justiça na igreja grande.
V.3 Senhor, Deus, tu conheceste a minha justiça: não escondi no meu coração a tua verdade, e a tua salvação eu disse: o meu adjuvante é o Senhor, e o meu protector.




A antífona da Comunhão é a De fructu óperum tuórum, aqui comentada por Tiago Barófio:
Il Missale Romanum come secondo canto propone l’antifona “Qui manducat carnem meam” (Gv 6, 57 già assegnata alla solennità del Corpo e Sangue di Cristo). La prima antifona è un centone salmico “De fructu operum tuorum, Domine, satiabitur terra, / ut educas panem de terra, /et vinum laetificet cor hominis” (Sal 103, 13b.14c.15a). La recensione in musica del Graduale completa il verso 15 aggiungendo “ut exhilaret faciem in oleo, et panis cor hominis confirmet” (15bc).
La melodia del Graduale Romanum è in VI modo, mentre il Graduale Novum opta per una recensione in III modo con finale sol. La melodia in fa plagale si apre con una lunga recitazione oscillante tra fa e la. È la premessa in cui si afferma l’intervento creativo e provvidenziale di D-i-o. Due verbi – apice melodico il do acuto – evidenziano le ripercussioni dell’evento salvifico nel quotidiano (laetificetexhilaret). La condizione di vita rinnovata è sotto il segno della gioia (exhilaret) e della solidità (confirmet). Il senso della totalità è espresso dal canto che si dispiega lungo tutto l’ambito dal do grave al si bemolle.
La voce del cantore interpella una società che ha perso il senso della creazione. Lo si vede dalla mancanza di rispetto nei confronti di una natura sempre più preda di una voracità convulsa e arrogante da parte dell’uomo. Come se la signorìa sul creato autorizzasse la sua frantumazione e decomposizione da parte di chi, in realtà, è stato chiamato da D-i-o a collaborare in un impegno creativo per rifondare l’armonia, per ricuperare la bellezza, per scoprire le ricchezze che sono patrimonio di tutti: anziani e giovani, ricchi e poveri, vicini e lontani.
D-i-o ha donato alla terra potenzialità capaci di soddisfare tutte le esigenze della terra stessa e di quanti con rispetto e riconoscenza la coltivano senza sfruttarla sino alla stremo della desertificazione, senza soffocarla con una cementificazione selvaggia. Pane e vino e olio sono quello che sono nel concreto, le materie prime cioè del sostentamento e della convivialità solidale. Ma sono pure il simbolo di quanto la terra – in vegetali, minerali e altro ancora – è in grado di donare all’uomo per rendere la sua vita più sana, più comoda, più attraente e bella.
Disegno folle di un’utopia alienante che, insidiosa, rischia di far inciampare le persone e le scaraventa fuori della realtà? Esagerazione provocatoria di un manipolo anarcoide? Con qualche battuta al vetriolo è facile liquidare le voci del dissenso che periodicamente s’affacciano alle coscienze intorpidite. Dai profeti d’Israel a Gesù a papa Francesco è tutto un grido che cerca di ridestare menti e cuori ubriachi e frastornati dall’ebbrezza corrosiva del potere oligarchico, monopolio di pochi. Mentre masse allo sbando non sanno più dove trovare un tozzo di pane per sfamare se stessi e i figli, un mestolo di acqua con cui lenire l’aridità ...
L’antifona di comunione ci ricorda che il benessere è uno stile di comunicazione diffuso, è la gioia di vivere qui e ora, è condivisione piena di un anelito di speranza che si attualizza nel momento in cui si abbattono le barriere dell’egoismo e si spalanca il cuore all’Altro, agli altri. Con gesti concreti non delegati, ma in prima persona. A partire dalla preghiera e dalla carità operosa.

À vontade pode cantar-se a comunhão Qui manducat, aqui pelo francês:

Quem come a minha carne, e bebe o meu sangue, em Mim ficará: e Eu nele, diz o Senhor.

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