segunda-feira, 10 de outubro de 2011

Música própria do 29º Domingo do Tempo Comum / Hebdómada Vigésima Nona Tempus per annum

Intróito Ego clamavi (gravação nossa)


Comentário do Tiago Barófio:
È ormai la quinta domenica di seguito che l’introito presenta una melodia in mi. Ego clamavi è in III modo. Su Ego/Io il tractulus iniziale indica la partenza da un mi che non si deve sfuggire. La melodia invita a raggiungere l’equilibrio tra questa nota ben consolidata e la successiva tristopha sul fa. Anche all’inizio della seconda parola la melodia si distende su re-re sol per slanciarsi subito verso il do (un si probabilmente in origine). Queste due note, si e do, si contendono con il sol alcuni brevi passaggi di recitativo che sostengono la preghiera del salmo 16, versi 6 e 8.
Interlocutore di Ego è quel D-i-o che Davide riconosce come suo Signore, in una condizione del tutto diversa dalla propria. L’intimità con l’Eterno non può degenerare in una specie di superficiale cameratismo. Con il salmista anche il cantore esprime la sua sottomissione nel cantare la parola Domine con una particolare attenzione, senza mortificare nessuna delle tre entità melodiche che comunicano il sereno tremore nel pronunciare un vocabolo ricco di risonanze (tanto che i signori e signorotti della società civile e della stessa Chiesa non erano chiamati dominus, bensì domnus, come ricorda la liturgia con la formula di benedizione del lettore “Iube, domne, benedicere”).
Ego si pone di fronte a Deus/Dominus in un atteggiamento di riconoscenza e di fiducia. È interessante confrontare varie traduzioni. Il messale odierno: “Io t’invoco, mio Dio, dammi risposta”; Esapla dei Salmi: testo ebraico “A te ho gridato perché mi esaudisci”, testo greco “Io ho gridato perché tu mi hai esaudito”; Eugenio Zolli: “Io ti invoco, esaudiscimi, deh, o Dio”; Menachem Emanuele Artom: “Io Ti ho invocato, certamente mi esaudirai, o Dio”; Samson Raphael Hirsch “Ich rief dich, daß du mir antworten mögest, Gott” ... Secondo il rabbino Hirsch “non ti ho invocato per allontanare la sofferenza, bensì ti ho invocato perché Tu mi rispondessi, come il bimbo che nella notte chiama la mamma per assicurarsi che la mamma è ancora vicina a lui...”.
La comunione di vita tra figlio e madre fa comprendere meglio la plasticità del linguaggio biblico che vede D-i-o piegarsi nel tendere l’orecchio: il solo sapere che si è ascoltati rassicura l’orante ormai certo di essere esaudito. D-i-o non ascolta senza realizzare il grido o il silenzio di chi volge lo sguardo e balbetta impacciato quello che urge nel profondo del cuore. 
D-i-o madre è avvicinato nella pace di chi si sente da lui protetto come la pupilla dell’occhio. Con un’immagine assai ardita D-i-o è visto come una chioccia che allarga le ali per stendere la sua protezione sui pulcini, inesperti della vita che creano tanta confusione.
A partire da queste esperienze comuni che costellano la vita quotidiana, il cantore si avventura nella preghiera di domanda. La richiesta non è una pretesa irriverente nello sforzo di crearsi una condizione di vita esente da difficoltà. La domanda è semplicemente la conseguenza di un atto di fede e di abbandono alla divina Provvidenza. Se D-i-o non ha l’orecchio attento ai bisogni dei suoi figli, se i suoi occhi sono distratti altrove, se le sue ali sono chiuse nella sola compiacenza di se stesso, sarà un dio tra tanti idolucoli, ma certo non è il D-i-o che nella storia si è rivelato nostro Padre e nostra Madre.
E noi, che di D-i-o siamo i figli e portiamo impressi alcuni tratti del suo Volto misericordioso, con la nostra presenza nel mondo siamo testimoni della sua attenzione per i poveri e gli sfiduciati?
2013-10-20


Escutai ainda a gravação dos Cantori Gregoriani de Fulvio Rampi:
Intróito Ego clamaui e
Gloria IX "Cum Iubilo!" (10:15):



Salmo Responsorial Gradual Salvum fac populum (gravação nossa):



Gravação do cântico do ofertório Meditabor (gravação nossa; também se canta no 2º Domingo da Quaresma):



Cântico da Comunhão Domine Dominus noster (gravação nossa):


Sobre esta comunhão, explica-nos Bruder Jakob:
Nel formulario di questa domenica affiora ancora il tema dell’incarnazione del Verbo. Il Missale come antifona alla comunione presenta un verso della pericope evangelica (il prologo Gv 1, 1-18): “Omnibus qui receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri” (Gv, 1, 12). Nel Graduale il canto riprende un verso del salmo 8 che apre e chiude l’inno davidico (Sal 8, 2 = 10). Quest’antifona di comunione nella tradizione era assegnata al II lunedì di quaresima; in seguito e saltuariamente si cantava anche il sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste. 
Assai forte è l’attrazione della tonica in questa melodia in II modo plagale che termina sul re sei delle otto parole di rilievo (Domine/terra, noster/tuum, nomen, universa). Il la grave, caratteristica peculiare del modo, appare solo all’inizio nella parte finale (in universa). Il nucleo forte della formula dossologica occupa la posizione centrale e costituisce pure il culmine melodico (si bemolle) con un prolungato ricamo sul la (quam admirabile est). 
Gesù - Emmanuele: sono questi i primi nomi con cui si riconosce il Verbo abbreviato nella carne mortale. Il primo nome sottolinea la dimensione soteriologica del Logos divino. La sua missione si riassume in un vocabolo: salvezza, con tutte le sfumature che man mano si riescono a decifrare e riconoscere nell’opera di D-i-o e nella storia dell’uomo. Siamo di fronte alla redenzione, al ricupero del peccatore, alla restituzione della dignità creaturale che trova proprio ora la sua massima espressione e bellezza. L’uomo è riconosciuto figlio nel Figlio. Fondamento, questo, del convivere sociale dove tutti sono coeredi del Regno, tutti sono chiamati a cooperare nella forza dello Spirito santo... 
Il secondo nome “D-i-o con noi” ribadisce la relazione unica instaurata dal Verbo con ogni persona che l’accoglie nella fede. D-i-o nel Logos si abbrevia ulteriormente nella Parola, si rende disponibile, sana fratture e colma distanze. Non solo Lui è uno di noi, ma noi siamo Lui. Chiamati non solo a completare le sofferenze del Crocifisso, ma inviati a rendere tangibile nel mondo la sua santità, la sua verità, la sua vita. Essere “via” nell’aiuto reciproco di mediare i tesori che D-i-o a ciascuno affida in un gesto totalmente gratuito. 
Il salmo 8 invita il cantore e l’intera comunità a riscoprire l’indicibile nel quotidiano, a prendere coscienza che in ogni singolo istante ciò che è dato per scontato, in realtà è un fatto unico, irrepetibile. Un’occasione da valorizzare, una situazione che non si ripeterà mai più. Responsabilità bruciante. La persona si trova al centro del cosmo, circondata da gloria e onore, posta quale signore del creato. Universo da ricreare ogni giorno, da purificare e rendere fecondo, da abbellire e farne una dimora accogliente per tutti, nessuno escluso, grande e piccino, indigeno e forestiero, nel nome di D-i-o. Tutta la terra è invitata a risuonare e a trasmettere il Nome, farlo rimbalzare da notte a notte e da giorno a giorno. Con le labbra di piccini e di lattanti (sal 8, 3), purificate dai carboni che hanno reso profeta verace Isaia (Is 6, 6). “… Tutto hai posto sotto i suoi piedi, … gli uccelli del cielo e i pesci del mare …” (cfr. sal 8, 6-9). Qual è l’orizzonte della nostra esistenza? Ce ne rendiamo conto? Che cosa esprimiamo realmente con l’antifona di comunione?

Partituras que usámos para a Dominica XXIX per annum, em 2011, na Igreja de Nossa Senhora da Encarnação, no Chiado, em Lisboa:


Folha com o próprio e traduções para se cantar com o Padre Armindo na Igreja do Sacramento (autoria: Miguel Pereira).

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