quinta-feira, 3 de novembro de 2011

Cânticos para o 32º Domingo do Tempo Comum / XXXII Dominica per annum

Intróito Intret oratio mea in conspectu tuo, cantado pelo eslovaco:



Comentário de Tiago Barófio:
Forte caratterizzazione della melodia sin dalla formula iniziale che si slancia e insiste sul do, nota che nel tempo ha sostituito il si originale. Il canto si muove nell’ambito acuto con piccole variazioni intorno a si-do-re. Solo verso la fine del brano si raggiunge la tonica mi su cui s’innesta un ampio arco fiorito ad (mi soppiantato dal fa) precem meam Domine. Particolare attenzione nel cantare inclina con la bivirga che il graduale Laon 239 allarga sulla prima sillaba mentre con uno “st(atim) evidenzia lo stretto legame con la parola successiva aurem.
Il testo dell’antifona riprende il salmo 87, 3 mentre la salmodia ricupera l’inizio del carme davidico che ricorda una dimensione inalienabile della preghiera: il pregare di giorno e di notte “in die clamavi, et nocte coram Te”. La preghiera è una modalità della vita di fede. Può essere vissuta in modo cosciente, può essere organizzata in determinati orari, può esplicarsi in sussurri, balbettii, frasi compiute, canti, grida gioiose e urla strazianti. Tutto è possibile nel pregare perché la persona nella sua totalità si trova davanti a D-i-o. Tutta la persona significa anche l’intera durata della sua vita, giorno e notte, senza interruzione. Gli atteggiamenti interiori e le manifestazioni esterne si modificano, ci sono preghiere e preghiere. Ma una sola è la fede che si fa preghiera. Anche nei periodi più critici e drammatici, quando trionfa il tradimento e l’ingiustizia menzognera, come la situazione evocata dal salmo 108 nel verso 4 “in cambio del mio amore mi accusano, mentre io sono preghiera”.
La voce del cantore sale a D-i-o, si fa presenza dell’uomo davanti a Colui che ci è Madre e Padre, perché prima Lei/Lui si è inchinato, si è proteso verso la creatura per parlare al suo cuore e ascoltare il ritmo di un’esistenza transverberata, trapassata nel profondo dalla Parola. Prima del canto e delle parole, è il vivere quotidiano del cantore che s’insinua nelle pieghe della storia e riesce a trovare il “passaggio” che introduce alla Terra Promessa, al Sinai, al Monte della trasfigurazione, al Monte della morte redentrice, il Golgota.
Nessun cammino per quanto impervio riesce a bloccare l’ascesa. Nessun sentiero per quanto seducente riesce a distrarre dalla meta finale. Il cantore si mette in ascolto della Parola e da essa è guidato sino alla Presenza. Parola che scende e irrora tutta la persona che della stessa Parola si fa eco. Risonanza che squarcia nuovi orizzonti. Canto che dal cuore dell’uomo sale fino al cuore di D-i-o e raccoglie nelle sue vibrazioni ciò che tanti cuori non riescono più a esprimere. Perché paralizzati dalla angoscia, mutilati da tanta ingiustizia e violenza, impietriti dall’altrui indifferenza.
Intret oratio mea, non è la sola preghiera del cantore che si presenta a D-i-o. È la preghiera di tutta la Chiesa, di quanti si ricordano di D-i-o e di quanti l’hanno dimenticato, di chi frequenta le chiese e di chi sta lontano per disagi da cui non riesce a liberarsi. È la preghiera di chi trova accesso a D-i-o e di chi si ferma intirizzito di fronte agli idoli. È preghiera. È la vita di quanti ancora si muovono e spesso si agitano. È la vita di chi si trova al di là del tempo. Nella luce della risurrezione. Nella contemplazione senza veli e senza illusioni.
10-11-2013



No ano A, a comunhão é a Quinque prudéntes vírgines, sobre a qual comentou Tiago Barófio:
L’Ordo Cantus Missae prevede una sola antifona: “Dominus regit me, et nihil mihi deerit …” (sal 22, 1-2). Il Missale Romanum aggiunge un secondo canto presente anche nel Graduale come antifona ordinaria “Cognoverunt discipuli Dominum Iesum in fractione panis” (Lc 24, 35). Per l’anno A il solo Graduale propone opportunamente uno stralcio del Vangelo del giorno (Mt 25, 1-13), l’antifona “Quinque prudente virgines acceperunt oleum in vasis suis cum lampadibus. Media autem nocte clamor factus est: Ecce sponsus venit, exite obviam (Christo Domino)” (Mt 25, 4. 6). 
La melodia in FA autentico sottolinea subito la nota fondamentale con una ripercussione su una breve recita, mentre successivamente prendono consistenza il SOL e il la. Dopo questa introduzione pacata, una forte tensione si crea con uno slancio di settima (FA-mi)-su media autem nocte. Il canto si fa pressante e sottolinea con vigore il clamor giubilante con cui si annuncia l’arrivo dello sposo. Con le stesse note e la medesima intensità si riprende la scena, nel duplice senso di cantare una seconda volta e di “fotografare” con il suono l’evento: “Ecce sponsus venit”. Il culmine melodico è raggiunto con la sollecitazione pressante “exite” - uscite e andate incontro a Cristo Signore”.
In prospettiva musicale questa antifona può essere meglio compresa se la si canta e confronta con il medesimo testo rielaborato per costruire un alleluia. Alcune sezioni permangono identiche, altre sono adattate allo stile melismatico proprio degli alleluia e alla nuova struttura modale di uno sfolgorante VII modo.
Il cantore risveglia l’assemblea distratta o un poco assente, la scuote con il suo clamor. È il momento di aprire gli occhi, di ravvivare tutte le facoltà sensoriali per captare la Presenza. Brezza leggera o fruscio o voce tuonante, nella storia quotidiana risuona sulle strade del mondo il passo di Cristo. Maestro, giudice, amico, fratello … sposo. Come l’amante del Cantico s’avvicina e sfugge, provoca e si dilegua. Per attendere l’incontro con Lui, per riuscire a scorgerlo in ogni fratello e sorella, per essere in grado di udire la sua voce quando sussurra o grida con la voce dei derelitti, per vivere tutto questo e fare l’esperienza di un incontro personale è necessario prepararsi come hanno fatto le vergini prudenti.
Per comprendere il testo, è utile inserire il quadro della narrazione lucana nel più ampio contesto presentato dall’intera pericope evangelica. Le cinque ragazze accorte hanno fatto con diligenza tutti i preparativi. Si sono procurate un vasetto e hanno preso dell’olio, come facciamo noi in altri ambiti e con altri oggetti. Non ci manca nessun mezzo; anzi, spesso abbiamo troppe cose che intralciano.
Spesso però dimentichiamo un atteggiamento fondamentale, cioè la capacità di rendere salde le fondamenta della nostra esistenza, rinsaldando gli elementi portanti (vaso, olio), ma liberandoci da tutto ciò che finirebbe per ostacolare la costruzione dell’edificio: la nostra persona e la nostra personalità. Si tratta di una presa di posizione netta, senza tentennamenti. Esclusione di compromessi e di derive che s’impongono con un deciso “no”. No! A tutto ciò che offusca, si oppone, sradica dalla nostra esistenza la presenza di Cristo. Tanti nostri “sì” a D-i-o e al prossimo, ma anche a noi stessi, sono semplici burle perché non hanno come fondamento uno “no” altrettanto coinvolgente. Senza una vita edificata anche sul “no”, nessun clamor riuscirà a scuoterci.


Missa cantada em Latim pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, em Lisboa, ao 12h15.

Próprio da Missa do 32º Domingo do Tempo Comum Partituras cantadas a 11-11-2017 e gravação:

in. INTRET http://pemdatabase.eu/image/34859
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
gr. UNAM PETII http://pemdatabase.eu/image/11180
al. QUINQUE PRUDENTES VIRGINES http://pemdatabase.eu/image/35121
of. DEUS DEUS http://pemdatabase.eu/image/35001
sa. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
co. QUINQUE PRUDENTES http://pemdatabase.eu/image/35125
an. http://pemdatabase.eu/image/15936



AMDG

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