segunda-feira, 19 de dezembro de 2011

Música própria para as Exéquias e Missa de defuntos / Liturgia defunctorum


Cânticos para o velório

Quando o corpo do defunto fôr depôsto no féretro, podem cantar-se estas antífonas com seus salmos:


Apud Dominum misericórdia et copiosa apud eum redémptio, com o salmo 129 - De profundis:





Memento mei Dómine Deus dum véneris in regnum tuum, com o salmo 22:




Missa

Por ocasião do 30º dia do falecimento da minha avó, reuni um grupo de jovens amigos totalmente inexperientes no canto sacro e mais 2 membros da Capella, e ensaiei com eles o reportório da missa de Requiem, que incluiu as seguintes peças:

Missa de Requiem - 9 de Dezembro de 2011

Intróito e Gradual do Graduale Novum, na versão restaurada do Graduale Romanum, livro editado a pedido da Constituição Apostólica Sacrosanctum Concilium, nº 117, a qual disse: «Procure terminar-se a edição típica dos livros de canto gregoriano; prepare-se uma edição mais crítica dos livros já editados depois da reforma de S. Pio X.».

Aleluia, Ofertório e Comunhão do Graduale Simplex, edição que responde ao mesmo nº do mesmo documento: «Convirá preparar uma edição com melodias mais simples para uso das igrejas menores.»

Para ensaiar as peças, criei uma playlist no Youtube, e distribui-a aos cantores para cada um ensaiar por si:


Ensaiámos uma vez na mesma semana da missa, e no próprio dia antes da missa. Gravámos um excerto do intróito da Missa, que considero um bom exemplo do que se poderá fazer em qualquer paróquia, haja vontade para tal:


Volto a frisar que cantaram homens na casa dos 20 sem quaisquer conhecimentos prévios de canto gregoriano, leitura de partituras musicais, ou técnica vocal, sob a direcção de um maestro (eu) sem preparação e que não havia nunca até à data dirigido um côro. A reacção de celebrante e assembleia, no final da missa, foi calorosa e agradecida.

Esta participação numa missa ferial teve também as particularidades de ter sido acompanhada a órgão, em quase todas as peças, e de ter sido proclamada a 1ª Leitura em português, segundo a entoação gregoriana proposta para o efeito no Graduale Romanum. A todos os que permitiram que isto acontecesse, os meus sinceros agradecimentos.

Outra gravação do intróito Requiem, pelo projecto eslovaco graduale:




Não deixeis de escutar (ou ler) a meditação do Padre Paulo Ricardo sobre o hino Dies irae. Este poema forma a Sequência que se canta antes do Evangelho na Missa de Defuntos na Forma Extraordinária do Rito Romano (Missa Tridentina), mas na Forma Ordinária (Pós-Vaticano II) ainda pode ser cantada durante as Laudes e Vésperas da Liturgia das Horas na 34ª semana do t.c., depois do Domingo de Cristo-Rei.


Ainda sôbre esta seqüência escreveu Bruder Jakob:
È stato per secoli uno dei canti liturgici più conosciuti e diffusi sia nella liturgia sia nell’ambito della vita sociale quotidiana. L’esplicito riferimento alla morte e al giudizio finale ne hanno fatto un testo meditato con un profondo sentimento di speranza nella misericordia di D-i-o; ma non mancano situazioni che sfuggono alla fede e alla razionalità per sfociare nell’universo nebbioso della superstizione e del grottesco fantastico. Per tanti motivi il Dies irae ha destato attenzione in campo musicale, tanto che è difficile calcolare il numero delle sue elaborazioni vocali e strumentali. Alcuni temi della versione tradizionale – che si può far risalire al secolo XII-XIII – hanno offerto lo spunto per nuove musiche polifoniche e orchestrali sino alla recente composizione del gallese Karl Jenkins inserita nella messa da Requiem. Per non parlare delle tante citazioni sparse in altre opere come la Sinfonia fantastica di Berlioz, la Danza macabra e il Mefisto Valzer di Liszt, alcune composizioni di Rachmaninoff.
Il Dies irae proviene dalla rilettura di vari testi presenti nella tradizione cristiana a partire da un passo del profeta Sofonia (1, 15-16). Non mancano paralleli in alcuni canti liturgici della liturgia dei defunti, nonché espressioni desunte dal vocabolario giuridico romano e patristico. Non è escluso che almeno una parte del Dies irae sia stato concepito quale tropo del responsorio Libera. Altri elementi confluiti dalla redazione testuale sembrano derivare, secondo VELLERKOOP, dal patrimonio simbolico. Il processo creativo del testo si attesta probabilmente prima come preghiera poetica, modificata e assunta in un secondo tempo come sequenza. Il testo è formato da versi trocaici a rima baciata (aaa bbb ccc …). Quest’ultimo è un elemento che distingue il Dies irae, ad esempio, dalla tessitura delle sequenze parigine (aab ccb dde ffe …).
La sequenza nella forma classica presenta una melodia ripetuta su due strofe (aa bb cc dd …).. Nel Dies irae la struttura è complessa, sembra quasi amplificare l’impianto arcaico delle sequenze a doppio corso (aa bb cc aa bb cc …):
sezioni melodie strofe
I ABC 1-2, 7-8, 13-14
II ABC 3-4, 9-10, 15-16
III ABC 5-6, 11-12, 17
IV AB 18
V AB 19
VI AB 20
Preghiera divenuta musica, la sequenza è un canto che esprime la fede del popolo cristiano, la prospettiva che si apre a ogni credente mentre s’avvicina all’incontro faccia a faccia con D-i-o. Alcune espressioni rivelano una cultura che lascia oggi perplessi, ma occorre leggere e meditare e cantare il Dies irae con l’orecchio teso a recepire le parole del poema all’interno della tradizione orante della Chiesa. Tutti gli uomini – rappresentati qui dalla cultura ebraica (Davide) e classica europea (la Sibilla) – potrebbero immaginano nel momento del giudizio universale una dissoluzione catastrofica del mondo, ridotto ormai a cenere e brace. Tremore e panico pervadono ogni realtà nel momento in cui giunge il giudice cui nulla sfugge, il cui sguardo non può essere fermato da nessuna astuzia umana. Ci troviamo quindi in un momento assai critico. C’è da tapparsi le orecchie per non udire il frastuono di una tromba che infila le sue vibrazioni in ogni tomba e le sconquassa. Che pensare? Siamo liberi ormai dalla morte o siamo pressati sotto il trono del giudice che implacabile ci condannerà senza scampo?
Si potrebbe andare avanti nel leggere la sequenza con occhiali che oscurano l’orizzonte, con la sensazione crescente che ormai non c’è più nulla da fare, più nulla da sperare. Nel punto preciso in cui si avverte che ormai non c’è più possibilità di ritorno, di scampare all’ira divina, la liturgia fa echeggiare nei vocaboli una risonanza diversa.
La sequenza non è un canto pagano piagnucolato da una massa incredula o gridato da un cuore disperato. La sequenza parte dalla situazione paganeggiante in cui viviamo anche se cristiani, con le nostre abitudini sociali e mentali che sono sfuggite alla conversione del Vangelo. Ma forse resta ancora qualche cosa, risuona un’eco lontana, si fa strada una voce, la speranza. Sì, c’è senz’altro un trombone che getta confusione e mette paura. Ma non esiste soltanto la tuba del Dies irae. Beata con la paura che riesce a zittire il chiacchiericcio interiore.
In un momento di silenzio forse riusciamo di nuovo ad ascoltare non più noi stessi, ma LUI. E con la tremolante mano tesa dell’accattone riusciamo a cogliere altri canti. Un canto diverso ora risuona e ci avvolge: Exultet iam angelica turba caelorum … et pro tanti regis victoria tuba intonet salutaris. Certo, quando risorgeremo per rispondere al giudice, saranno sorprese e la morte e la natura, ma sarà sempre poca cosa, anzi nulla, a confronto con lo stupore travolgente di quando Cristo è risorto.
Nell’ottica pasquale della morte e risurrezione del Verbo incarnato, le asperità della sequenza sono smussate e mitigate. I nostri tradimenti svaniscono alla luce della fedeltà di D-i-o. I nostri peccati – O felix culpa! – evidenziano ancor di più la grazia redentrice. Il peccatore si rianima, il giusto trova serenità nell’umile gratitudine che fa della sua vita un rendimento di grazie, memoria e prolungamento dell’Eucaristia. La vittoria del re sulla morte rivela la sua dolcezza. È la fonte dell’amore misericordioso che trasfigura l’immagine, ingigantita dai nostri malaffari, del re spietato, terrificante.
Così riprende con maggior respiro la preghiera. Abbiamo ricuperato la fiducia in Qualcuno che talora stentiamo a riconoscere. Il Verbo di D-i-o, che si è reso visibile, che si è potuto avvicinare e toccare, proprio a causa mia ha lasciato la sede paterna, si è messo in viaggio, ha girovagato per le strade del Medio Oriente per cercarmi. Di porta in porta ha bussato, ha incontrato tante persone ferme a discutere oppure a oziare. A tutti ha rivolto lo sguardo, fino allo stremo ha guardato tutti per vedere me. Non sia stata vana tutta quella fatica! Ora abbiamo la forza di reggere la presenza del giudice perché comprendiamo che solo da Lui viene la giustizia, che solo in Lui potremo essere giusti accogliendo, sempre da Lui, il perdono, la remissione delle colpe. Quando non troviamo parole per dirgli le nostre pene e confessare le nostre colpe, sarà l’arrossire a svelargli con il nostro imbarazzo anche il desiderio di metterci alla sua presenza, di aprirgli il nostro cuore. Sempre consapevoli che le preghiere non saranno mai adeguate a esprimere la preghiera della nostra vita. Siamo in compagnia della Maddalena, del buon Ladrone, di quanti hanno ricuperato la dimensione della speranza abbandonandosi alla sua misericordia. Con i santi attendiamo con ansia di raggiungere i beati. Sarà un giorno di pianto, ma le lacrime della vergogna e della sofferenza si trasformeranno in lacrime di gioia. Pie Iesu Domine, Tu ora ci chiami, Tu ci inviti a entrare nel tuo riposo.


Gravação do ofertório Domine Iesu Christe, pelo eslovaco:



Improviso para órgão inspirado nos intróito e comunhão Lux æterna da missa dos mortos:



Escutai também as seguintes versões polifónicas para a Missa pelos defuntos:

Missa a 6 vozes, do Frei Manuel Cardoso:



Missa a 6 vozes, de Filipe de Magalhães:



Benedictus e Agnus Dei a 8 vozes da Missa pro defunctis de Gonçalo Mendes Saldanha:



Missa a 8 vozes de Duarte Lobo:

Introitus



Kyrie



Graduale



Offertorium



Sanctus



Agnus Dei



Communio



Missa de Manuel Mendes:

Introitus



Kyrie



Versículo do Gradual Responsorial


Sem comentários:

Enviar um comentário