domingo, 29 de maio de 2011

Cânticos do 6º Domingo da Páscoa / Hebdomada VI Paschae

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)


Meditar a Palavra de Deus proposta para o ano A com o Papa Bento XVI


O intróito Vocem iucunditatis annuntiate et audiatur, alleluia (2:19, comentado aos 4:28):


L’invito del profeta Isaia (48, 20bc) a rompere le ultime resistenze e a prorompere in un annuncio vibrante di gioia, è amplificato dallo slancio della formula d’intonazione di III modo (mi autentico). La medesima formula d’intonazione è ripetuta subito una seconda volta con l’effetto di aumentare l’intensità dell’annuncio: questo giunge ad extremum terrae toccando l’apice melodico (un mi acuto seguito da quattro re). Nella sobria ebbrezza dello Spirito il quadro si chiude (ma non finisce!) con la confessione di fede: il Signore (unica tristropha del brano sulla sillaba iniziale Dominus) ha liberato il suo popolo. Il clima pasquale risuona in modo esplicito alla conclusione della prima e terza frase con il canto rispettivamente di uno e di due alleluia
Il quadro proposto è pervaso da una leggerezza dello spirito che tre volte si libra verso l’acuto partendo dal re grave nelle ricordate due formule d’intonazione e nel grido alleluiatico finale. La potenza della Parola coinvolge nella sua corsa gloriosa i cantori: con il canto essi innalzano la loro stessa esistenza. Silenzio e suono, adorazione e immersione fattiva nel sociale creano nuovi spazi dove la Parola si carica di armonici esistenziali che le permettono di vibrare con rinnovata intensità, superando tutte le barriere e farsi udire ovunque, raggiungendo ogni intelligenza, penetrando in ogni cuore. 
È evidente che l’annuncio si propaga nella misura in cui il canto/vita diviene credibile, acquista un fascino irresistibile, desta stupore. Non l’impressione sconfortante della ricchezza materiale ostentata con cinismo, ma lo sconvolgimento abissale che mette in discussione le apparenze e scuote le palafitte vacillanti. Nonostante tutte le apparenze sono e rimangono strutture fragili disseminate nel tessuto melmoso – la Babilonia di sempre – dove si moltiplicano violenze, ruberie, disprezzo. È la non-vita in cui si riflette il vuoto lasciato dall’assenza di D-i-o.
Come fa il cantore a lanciarsi in questo programma esaltante e, insieme, insidioso. Egli rischia realmente di restare solo con l’ombra del dubbio che si allunga a dismisura, rischia di rimanere solo perché abbandonato e irriso, rischia di lasciarsi assorbire dal grigiore massificante e irresponsabile. Situazione, questa, vissuta dal salmista. Condizione “normale” in cui si è trovato il Reietto delle genti, il Servo sfigurato, l’Agnello senza macchia, il Crocifisso. Crocifisso, sì! Come un miserabile pezzente e delinquente. Si è preso la “rivincita” nel risorgere dai morti e nel donare la vita a quanti l’avevano e l’avrebbero perduta.
Vocem iucunditatis non è il canto di un gruppuscolo d’entusiasti che vivono su un altro pianeta e s’illudono di cambiare oggi il mondo. Il cosmo intero ha iniziato a girare per il verso giusto grazie all’incarnazione, morte e risurrezione del suo Creatore. Chi si lascia afferrare da Cristo, pur con tutte le sue miserie e la voce fioca e forse anche stonata, diviene cantore delle meraviglie. Questa è la condizione che s’inserisce nella storia, come suggerisce anche la premessa alle parole di Isaia. Vocem iucunditatis è la necessaria conseguenza di un no deciso al male, ai nemici di D-i-o, a quanti s’illudono di dominare il mondo con la prepotenza e l’inganno. Vocem iucunditatis è il canto che accompagna la fuga da Babilonia, ma non è il segnale della disfatta, della ritirata. È il grido gioioso ed esaltante che accompagna il corteo vittorioso di Cristo.

Na comunhão canta-se Non vos relínquam orphanos, aqui comentada por Tiago Barófio:
Il Missale Romanum presenta come canto di comunione uno stralcio del Vangelo del giorno (Gv 14, 15-21): “Si diligitis me, mandata mea servate. Et ego rogabo Patrem, et alium Paraclitum dabit vobis, ut maneat vobiscum in aeternum, (alleluia)” (Gv 14, 15-16).[Nota 1] Il Graduale propone invece un ampliamento della medesima pericope “Non vos relinquam orphanos, veniam ad vos iterum alleluia, et gaudebit cor vestrum, (alleluia alleluia)” (Gv 14, 18 + 16, 22 b). [Nota 2]

La melodia in fa autentico (V modo) all’inizio insiste sulla dominante do, mentre nel secondo inciso predomina la coppia la/sol. Con maggior vigore è evidenziato poi nuovamente il do. Emerge così l’annuncio della gioia (gaudebit) in quanti non sono abbandonati a se stessi (ophani) e che fanno della loro vita un canto di lode a D-i-o, come ben sottolinea il primo dei due alleluia finali.

Un destino crudele sembra prendersi gioco dei discepoli di Cristo. In situazioni personali differenti e in contesti sociali diversi, ieri come oggi, si vive l’angustia della separazione dal Signore. A volte sembra del tutto assente, talora lontano. È come se avesse proseguito per la sua strada abbandonando quanti aveva interpellato e accolto tra i suoi. Emozionanti esperienze d’intima adesione a comunione di vita si alternano a zone d’ombra, buchi neri. Si vive nell’isolamento e nello sgomento che paralizza i piccoli ai quali, improvvisamente e senza preparazione, viene a mancare la mamma, forse anche il babbo.

Lo stato di orfani non può essere relegato nella letteratura. È esperienza quotidiana di tanti piccoli e grandi che si aggirano spettrali tra le nostre vie. Ad esempio, gli orfani delle guerre medio-orientali e delle tragiche attraversate del Mediterraneo alla ricerca di una nuova patria dove poter vivere una vita degna di un figlio di D-i-o. Sguardi atterriti che suppliscono alla voce soffocata e muta dal dolore. Sguardi rivolti verso un punto lontanissimo dove arde una fiammella di speranza. Sguardi che scavano nel cuore di chi li vede e forse vorrebbe evitarli perché sono spade che entrano nel vuoto. Nel vuoto del cuore di noi altri, noi pure orfani.

È il vuoto che nessuno può colmare, se non LUI che non abbandona i figli e i fratelli, ma cerca di orientarci verso nuovi orizzonti. Cerca di suscitare speranza nell’attesa del Paraclito. Vuole che lo seguiamo nello spogliamento purificatore della nuda fede. Vuole che misuriamo da soli i nostri limiti e le nostre possibilità, i doni che il Padre ci ha elargito ut in omnibus glorificetur Deus.
Bruder Jakob

[nota 1] Varie sezioni del testo si possono trovare in antifone come, ad esempio, “Si diligitis me, mandata mea servate, alleluia alleluia alleluia” (CAO 4886); “Si diligitis (Qui diligit/ Si quis diligit) me, mandata mea servate, et pater meus diliget eum, et ad eum veniemus, et mansionem apud eum faciemus, alleluia” (CAO 4906). - Rogabo patrem meum, et alium paraclitum dabit (mittam) vobis, alleluia” (CAO 4662). – “Ego mittam vobis spiritum veritatis, ut maneat vobiscum in aeternum, in illa die vos cognoscetis, quia a deo exivi, et in vobis ero, alleluia” (recensione di Worcester).

[Nota 2] Nella tradizione questa antifona era cantata la vigilia di Pentecoste e il sabato successivo. La tematica si trova anche in alcune antifone delle Ore, ad esempio, “Non vos relinquam orphanos, alleluia, vado et veniam ad vos, alleluia, et gaudebit cor vestrum, alleluia” (CAO 3941); “Non vos relinquam orphanos, alleluia, veniam ad vos iterum, alleluia” (CAO 3942); “O rex gloriae, domine virtutum, qui triumphator hodie super omnes caelos ascendisti, ne derelinquas nos orphanos, sed mitte promissum patris in nos spiritum veritatis, alleluia” (CAO 4079).


terça-feira, 24 de maio de 2011

Música própria da 3ª Semana da Páscoa / Hebdomada III Paschae

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Ofertório autêntico com versículos (PDF)
  • Salmo Responsorial "Eu Vos louvarei" em Português (PDF) pelo Amigo Ricardo Marcelo.

Arte sacra e ensinamentos do Papa Bento XVI para esta solenidade:




Iubilate Deo omnis terra (2:10), intróito comentado (5:45) com uma sincera apologia do canto gregoriano no rito romano da Divina Liturgia.




O mesmo intróito Jubilate Deo omnis terra, cantado pelo eslovaco:




Eis o respectivo comentário de Tiago Barófio:
Dopo l’addio all’Alleluia, cantato nella terza domenica prima della quaresima (già Settuagesima), è seguito il lungo periodo di silenzio interrotto solo nella notte della veglia pasquale. Da allora è tutto un risuonare di Alleluia da una Chiesa all’altra, dalla notte al giorno e, di nuovo, nelle profondità notturne. 
“Lodate D-i-o”: acclamazione gioiosa che aiuta il cuore ad espandersi fino al momento in cui si abbandonano le parole stesse nei melismi più o meno estesi: cascate di suoni che esprimono quanto le parole non riescono a dire, quanto il pensiero stesso non riesce a delineare in modo chiaro sotto la pressione di un’emozione a stento arginata. “Cristo è risorto! Alleluia!” non è un urlo pubblicitario, è il grido, spesso silenzioso ma sempre dirompente, che sale dalle viscere di ogni credente folgorato dalla luce pasquale, illuminante e, insieme, accecante.
Sono passate due settimane da Pasqua. Gli introiti di questo periodo ci hanno introdotto a vari aspetti dell’evento della risurrezione, ci hanno accompagnati e guidati nel nuovo Esodo che ci vede tutti in cammino nel deserto verso la Terra Promessa alla sequela del Risorto (Resurrexi et adhuc tecum sum, Introduxit vos dominus, Aqua sapientiae potavit eos, Venite benedicti, Victricem manum tuam, Eduxit eos dominus in spe, Eduxit dominus populum suum, Quasi modo geniti infantes). La tradizione avrebbe cantato in passato Misericordia Domini (sal 32), mentre la liturgia ha preferito anticipare il canto della domenica successiva proponendo oggi l’introito Iubilate Deo omnis terra
La melodia inizia con una formula dell’VIII modo (cfr. l’offertorio Precatus est Moyses). Due brevi archi preparano l’annuncio del soggetto cui è rivolto l’invito Iubilate: omnis terra. La buona novella risuona in tutto il creato, provoca un giubilo universale. Ogni testimone della risurrezione è invitato a far rimbalzare ovunque l’esperienza vissuta dal salmista. La preghiera si rivolge al Nome e si espande in una lode che diviene inno di gloria. Il culmine è martellante ripetizione dell’acclamazione alleluia. C’è nell’introito un crescendo interpretativo che accomuna il canto della formula la-si-do-[scandico quilismatico]-la-(sol-fa) su dicite, nomini, gloriam e l’alleluia finale.
Attraverso tre frasi (Iubilate >, psalmum >, date gloriam >) si percorre un itinerario di situazioni parallele che si richiamano l’una l’altra ed evidenziano la dinamica del canto pasquale. Ciò che era agognato nel periodo quaresimale – la salvezza offerta dalla risurrezione di Cristo – è sempre stato velato dal timore del fallimento e dell’inganno, quasi fosse solo un miraggio. Pasqua segna la dissoluzione delle tenebre, fatto inaudito, difficile da prendere sul serio quale evento concreto e tangibile. Non è sufficiente l’adesione della fede che rischia di svanire in elucubrazioni astratte. La fede nel Risorto è tale se penetra tutta la persona del credente. Occorre che sia assimilata come esperienza vissuta. Non è solo un fatto interessante, ma lontano.
Dopo due settimane, la Chiesa finalmente chiede al cantore il coraggio audace di aprire il proprio cuore. L’Alleluia – innumerevoli volte pronunciato dalle labbra durante l’Eucaristia e le Ore – può finalmente essere cantato dalla persona nella sua complessa unità. L’autenticità del canto è garantita dalla gioia contagiosa con cui l’assemblea riprende l’acclamazione e “omnis terra” inneggia al Nome di Gesù benedetto in un tripudio di lode e di gloria.
2013-04-14



À 4ª feira da 3ª semana da Páscoa, o intróito é o Repleatur os meum laude.

O 1º Alleluia deste Domingo e Semana é o Cognovérunt discipuli. Lêde o respectivo comentário de Tiago Barófio (PDF).


O 2º Alleluia é o Oportébat pati Christum.

Ofertório Lauda ánima mea Dominum, cantado pelo eslovaco:




A comunhão é a Cantate Domino, aqui cantada pelo eslovaco:

Cantai ao Senhor, aleluia: cantai ao Senhor e bendigamos o nome d'Êle: com o bem anunciai dia a dia a sua salvação, aleluia, aleluia!



No Domingo do Ano A, é a Surrexit Dominus.
No Domingo do Ano C, é a Simon Ioannis.
À 3ª feira, é a Video caelos apertos.
À 5ª feira, é a Panis quem ego dédero.
Á 6ª feira, é a Qui manducat.

Música do 5º Domingo da Páscoa / Hebdomada V Paschae

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Ofertório e versículos autênticos (PDF)
  • Outras partituras ao longo desta página

Arte sacra e ensinamentos do Papa Bento XVI, a propósito deste Domingo:



O intróito (cântico de entrada) Cantate Domino canticum novum na voz dos Cantori Gregoriani de Cremona, com o respectivo comentário músico-exegético do maestro Fúlvio Rampi:



O mesmo intróito, na gravação do eslovaco:




Ofertório Iubilate Deo universa terra , aqui cantado pelo eslovaco:




Adiante uma versão simples: O texto latino é o indicado pelo Graduale Romanum (p.227) / Offertoriale Triplex / Graduale Restitutum (PDF). A melodia da antífona é baseada na da antífona Iubilate Deo in voce exsultationis, do Graduale Simplex. A melodia dos versículos é a da entoação salmódica correspondente à da antífona (7º modo):


O código GABC deste documento é o seguinte:
  • name:Antífona simplificada para o Ofertório, na V Semana da Páscoa e na II Semana do Tempo Comum;
    commentary:Salmo 65,1-2.16.13-15;
    user-notes:Fontes: Gradual Simples e Ofertorial Tríplice;
    annotation:VII a;
    %%
    (c3)
    Iu(e)bi(e)lá(ghi)te(i) (,) De(ijih)o(h) u(f)ni(g)vér(hf)sa(g) ter(fe~)ra.(e) (::) <sp>V/</sp>. 1. Iu(hg)bi(hi)lá(i)te(i) De(i)o(i) u(i)ni(i)vér(ik)sa(j) ter(ji)ra:(ij) (:) psal(ig~)mum(hi) dí(i)ci(i)te(i) nó(jwk)mi(i)ni(h) e(H>H>H>)ius.(fe) (::e+) (::) <sp>V/</sp>. 2. Ve(hg)ní(hi)te(i), et(i) au(i)dí(i)te(i), et(i) nar(i)rábo(i) vó(ij)bis,(i) (,) om(i)nes(i) qui(i) ti(i)mé(ik)tis(j) De(ji)um,(ij) (:) quan(ig~)ta(hi) fe(i)cit(i) Dó(ij)mi(i)nus(i) (,) á(i)ni(i)mæ(i) me(i)æ,(jwk) al(i>)le(h)lú(H>H>H>)ia.(fe) (::e+) (::) <sp>V/</sp>. 3. Red(hg)dam(hi) ti(i)bi(i) vo(ik)ta(j) me(ji)a,(ij) (:) red(ig)dam(hi) ti(i)bi(i) vo(i)ta(i) me(ij)a,(i) (,)  quæ(i) di(i)stin(i)xé(i)runt(i) lá(jwk)bi(i)a(h) me(H>H>H>)a.(fe) (::e+) (::) <sp>V/</sp>. 4. Lo(hg)cú(hi)tum(i) est(i) os(i) me(i)um(i) in(i) tri(i)bu(i)la(i)ti(i)ó(ik)ne(j) me(ji)a:(ij) (:) lo(ig)cú(hi)tum(i) est(i) os(i) me(i)um(i) in(i) tri(i)bu(i)la(i)ti(i)ó(i)ne(i) me(ij)a:(i) (,) ho(i)lo(i)cáu(i)sta(i) e(i)dul(i)lá(i)ta(i) óf(jwk>)fe(i)ram(h) ti(H>H>H>)bi.(fe) (::e+)


No ano A, canta-se a comunhão Tanto tempore, que pertence à festa dos Apóstolos São Filipe e Sant'Iago, a 3 de Maio; acêrca disto lêde o comentário de Tiago Barófio (PDF).

quarta-feira, 18 de maio de 2011

Música para o Domingo do Bom Pastor, 4º Domingo da Páscoa / Dominica IV Paschae

Lápide sepulcral cristã das catacumbas de Domitila, em Roma, do final do século terceiro. Esta figura bucólica, de origem pagã, foi utilizada pelos cristãos como símbolo do descanso e da felicidade que a alma do defunto encontra na vida eterna: Jesus Cristo, Bom Pastor, que guia e protege os seus fiéis (as ovelhas) com a sua autoridade (o cajado), os atrai com a sinfonia melodiosa da verdade (a flauta) e os faz repousar à sombra da «árvore da vida» (a sua Cruz redentora que abre as portas do Paraíso).

1ª parte do programa A Dominga com Bento XVI:



  • Cântico de Entrada: Misericordia Domini - Salmo 32 (33) , 5-6 . 1.3
    Cantado pelos Cantori Gregoriani aos 1:40, aqui na 2ª parte do programa

    Registo do introitus Misericordia Domini cantado pela nossa capella na missa de dia 15 de Maio de 2011 na Igreja de Nossa Senhora da Encarnação:


    Un introito estremamente semplice s’inoltra nel tessuto melodico creando una tensione modale attraverso tre sezioni che hanno l’impronta delle strutture di re, fa e mi, costituendo quest’ultima nota la finalis del IV modo plagale. L’affresco musicale propone un’ulteriore tensione, un crescendo dovuto alla nota dominante la recitazione: dal fa della prima frase si passa al sol della sezione successiva per raggiungere, infine, il la nella salmodia propria del IV tono.
    La melodia lineare riflette l’acquisizione ormai consolidata dell’esperienza pasquale. L’acclamazione alleluia scandisce una profonda confessione di fede vissuta. L’esperienza della vita coinvolta nell’epopea del Crocifisso Risorto provoca non solo la conversione del cuore, ma apre un nuovo sguardo sulla realtà creaturale. Nel tempo e nel mondo quasi ogni giorno ci si scontra con delle realtà ineludibili, a partire dalla categoria del “limite”: limite del tempo stesso dell’esistenza; limite del desiderio soffocato o distorto sia dalla volontà sia dalle possibilità concrete d’azione; limite della verità frammentaria; limite del bene agognato la cui pienezza sfugge ... Sono questi alcuni degli aspetti caratterizzanti l’avventura umana segnata nel profondo dalla precarietà diffusa, dall’imperfezione assoluta. 
    Tutto sembra condurre a uno sgretolamento generale, al fallimento di un’impresa titanica superiore alle forze umane. Tutto pare orientare i pensieri e le azioni verso poli negativi quali il pessimismo, il disimpegno, la disperazione. Situazioni angoscianti da cui talora ci s’illude di liberarsi con atteggiamenti disinvolti di prepotenza, ingiustizia, menzogna, volgarità. Tutto diviene lecito, anzi virtuoso in un labirinto di prevaricazioni sociali in cui tutto è violato, tutti sono violentati.
    Eppure, senza negare le difficoltà opprimenti del vivere sociale e personale, il cantore tende l’orecchio del cuore e dell’intelligenza alla Parola di D-i-o. Sotto cumuli di ceneri e di macerie scopre la presenza nascosta di una luce che riesce a penetrare in ogni recesso, angusto che sia. Scopre un calore che avvolge ogni essere e dilata il suo respiro. Pur essendo nel mondo l’uditore umile della Parola prende coscienza che non è del mondo. 
    Il male in tutte le sue declinazioni sembra essersi impossessato di ogni realtà, mentre tutto è riscattato dal Risorto. Con occhi rinnovati e con una rinnovata capacità di ascolto, il cantore rivive l’esperienza del salmista: “la terra intera è piena dell’amore di D-i-o”. Ogni angolo si dilata e diviene uno spazio unico e inedito dell’epifania divina. Mentre s’agita e barcolla il mondo, resta salda la Croce di Cristo, come da secoli ripetono i monaci certosini. La Croce è il labaro vittorioso del Risorto vittorioso sul male e sulla morte. La Croce affonda nelle viscere del cosmo e diviene il palo sicuro e indistruttibile cui aderiscono cielo e terra. Perché “verbo Dei caeli firmati sunt”.
    È la Parola creatrice che anche oggi ispira il canto dei testimoni della Risurrezione. Giustificati dal sangue dell’Agnello, possono unirsi al coro degli angeli e dei santi in un vero opus Dei: una vita donata da D-i-o che si trasforma in un’azione orante a gloria di D-io. Ut in omnibus glorificetur Deus!
    2013-04


  • Alleluia depois da 1ª leitura: Redemptionem misit Dominus - Salmo 110 (111) , 9. Cantado pela Capella :



    Versão em língua portuguesa: 
    A Redempção enviou-a o Senhor ao seu povo
    :

    II modo (re plagale)
    Redemptionem misit Dominus in populo suo (Sal 110, 9a)
    La melodia della parola Alleluia e del successivo iubilus (SCHLAGER, ThK 28) è identica a quella del canto natalizio “Dies sanctificatus” (SCHLAGER, ThK 27). La differenza sembra interessare la conclusione del verso. Oggi coincide con la sezione finale dello iubilus, mentre a Natale la musica è diversa.  
    Nel salmo 110 ogni emistichio inizia con una lettera dell’alfabeto ebraico. Il verso 9a conclude la memoria di alcuni interventi di D-i-o con cui Egli si è fatto presente e ha salvato il suo popolo. Tutta la storia, infatti, racconta la “pietà e la tenerezza” di D-i-o (v. 4b) che “si ricorda sempre della sua alleanza” (v. 5b) “stabilita per sempre” (v. 9b). “Le opere delle sue mani sono verità e giustizia” (v. 7a). Il salmista conclude la sua preghiera cantando “la lode del Signore è senza fine” (v. 10d). 
    La storia ha fissato nella memoria della Chiesa il compimento delle parole profetiche di Davide nella professione di fede di Maria di Nazareth. Il suo “Magnificat” accompagna il salmo come un contrappunto che ne evidenzia l’attualità. L’arco dell’alleanza sale dalla storia d’Israel e raggiunge l’apice nell’incarnazione-morte-risurrezione di Cristo. Poi inizia la “discesa” con l’impulso della Pentecoste, dove di nuovo è centrale la presenza di Maria. La “discesa” verso la fine dei tempi vede l’umanità ascendere verso l’Alto, con lo sguardo verso il Risorto, tutta protesa verso la verità e la giustizia, sostenuta dalla tenerezza materna del Padre, consolata dalla sua pietà. 
    Oltre a Davide e a Maria c’è una fitta schiera di persone che hanno stretto l’alleanza con D-i-o e le sono rimasi fedeli. Si sono lasciate espropriare di quanto era caduco per innestarsi sull’esperienza del Verbo incarnato, fino a vivere totalmente in Cristo. Sono i santi. Donne e uomini – come ciascuno di noi – che hanno seguito l’Agnello immacolato nella sua avventura creaturale senza nulla preporre all’amore per Lui. Esperienza riservata soltanto a pochi privilegiati? È facile ritrarsi indietro adducendo mille motivazioni da “Non sono all’altezza”, “Non ho le virtù eroiche richieste da un impegno tanto esigente” fino a “Per il momento non mi sento. Si vedrà in futuro”. È come se noi dovessimo sollevare da soli il mondo mentre ci sentiamo oppressi e paralizzati dalla nostra debolezza. Il che avviene spesso perché ci siamo rifugiati in un recinto rassicurante, quello della nostra pavida piccineria. Lo si avverte dai nostri canti lagnosi in cui alla parola “alleluia” non corrisponde affatto lo slancio appassionato che la lode richiede per essere autentica. 
    A poche settimane dalla Pasqua, rischiamo di naufragare nel vuoto, in balia del nostro sconforto. Quanto e come vibra ancora nel cuore l’Exultet della veglia pasquale? Perché non superiamo il disagio interiore e non contempliamo la bellezza che ci avvolge? 
    La voce del cantore ci ridesta dal torpore che tutto annebbia. Prendiamo in mano la nostra vita e sfogliamo giorni, mesi, anni. Non ci accorgiamo che Qualcuno si è fatto compagno di strada? Non abbiamo mai sentito la sua Voce nelle tante parole delle Scritture che abbiamo letto e sentito risuonare durante le liturgie, le meditazioni? Non l’abbiamo mai scorto nel nostro prossimo, negli amici e negli sconosciuti, quando abbiamo ricevuto pietà e tenerezza? E quando a noi è stata richiesta uguale tenerezza e pietà, chi ha agito se non lo Spirito vivente in noi? Oppure l’abbiamo ammutolito e allontanato dal nostro sguardo?  
    La salvezza non è una categoria astratta, è un modo concreto di vivere la vocazione cristiana. Nell’accogliere il dono di D-i-o e nel condividerlo. Nello scoprire ogni giorno gli sprazzi dello splendore della bellezza di D-i-o riflessa nelle sue creature.

  • Alleluia depois da 2ª leitura: Ego sum pastor bonus - Evangelho 2º S. João 10 , 14. Cantado pela Capella :



    Versão vernacular mp3 Eu sou o Bom Pastor :

  • Cântico do Ofertório: Deus, Deus meus - Salmo 62 (63) , 2a.5
    Pela Capella



    Ofertório Deus Deus meu:
  • Cântico da Comunhão: Ego sum pastor bonus - Evangelho 2º S. João 10 , 14 (63) , 2a.5 . Salmo 22(23) , 1–2a, 2b–3a, 3b–4ab, 4cd, 5ab, 5cd, 6ab, 6cd
    pela Capella



    Antífona da Comunhão Eu sou o Bom Pastor :
Por ser devoção nesta paróquia cantar algo à Virgem no final da Missa, embora não prescrito pelas rubricas oficiais, cantar-se-á durante o cortejo do Celebrante para a sacristia o famigerado tonus simplex da antífona mariana Regina cæli lætare, cuja gravação aqui se recolhe pelos Cantori Gregoriani, que assim facilitam à Igreja a reforma litúrgica do Concílio Ecuménico Vaticano II, o qual encorajou o canto do Ofício Divino por clero e laicado.


Proprium de Dominica Quarta Paschae





terça-feira, 10 de maio de 2011

Cânticos Gregorianos para a Missa dos Esposos / Missa Pro Sponsis

Sôbre o intróito desta Missa e não só escreveu o Duarte Valério algo que vale muito a pena ler. Aqui fica a respectiva partitura (PDF), a partir da qual cantarei brevemente no casamento de um Amigo próximo!




Deus Israel conjungat vos | Deus vos conjugue.



*
*  *


Um casal amigo da capella pediu a um dos membros que cantasse o salmo responsorial no seu casamento. Optámos por cantar o gradual Uxor tua. O gradual é uma peça musical tradicional da Igreja de rito romano que se pode cantar em vez do SR, conforme permite o IGMR de 2002 no ponto 61:
Em vez do salmo que vem indicado no Leccionário, também se pode cantar ou o responsório gradual tirado do Gradual Romano ou um salmo responsorial ou aleluiático do Gradual simples, na forma indicada nestes livros.
Se na 1ª Leitura ouvimos muitas palavras com pouca música (uma vez que também esta leitura pode ser cantada), depois a Liturgia da Palavra oferece poucas palavras com muita música, como que para ajudar a digerir a Palavra de Deus; por isso os longos melismas sobre uma só sílaba. É como que uma resposta à leitura que se acabou de ler, daí o nome de psalmus responsorius.

A versão que se segue, obtivemo-la no Graduale Romanum de 1961, na missa ritual do matrimónio Pro sponso et sponsa (pelo esposo e esposa). Adicionámos ao tetragrama os neumas arcaicos de Saint Gall, conforme a edição dos alemães Gregor und Taube para dois graduais análogos:
Uxor tua sicut vitis abundans in lateribus domus tuae. Filii tui sicut novellae olivarum in circuitu mensae tuae.
A tua esposa é como videira fecunda na intimidade do teu lar. Os teus filhos são como ramos de oliveira ao redor da tua mesa.
Na nossa opinião pessoal, muito limitada, e, acima de tudo, não-oficial, este gradual é dirigido em primeiro lugar a Cristo ("A tua Esposa é uma videira fecunda no íntimo do teu lar, e os teus filhos são como ramos de oliveira ao redor da tua Mesa"). A Igreja é a Esposa de Cristo, dá-lhe uma multidão de filhos, que são os Santos, de todas as raças e nações, reúne-os na sua Casa que é a Casa do Pai (o Céu) na intimidade do Seu Amor (o Espírito Santo) e à volta da Sua Mesa (a Santa Eucaristia). Por outro lado, este gradual dirige-se ao noivo e abençoa-o ("A tua esposa será como videira fecunda no íntimo do teu lar, e os teus filhos serão como ramos de oliveira ao redor da tua mesa"), louva a pureza da noiva, que se manterá casta "no íntimo do lar", e pede a fertilidade para o amor dos esposos, para que tenham tantos filhos quantos "os ramos da oliveira", e a sua prosperidade material, para que nunca lhes falte nada na educação da prole, "ao redor da mesa".

A nossa gravação na Sé Catedral de Viseu a 7 de Maio de 2011, presidida por Sua Eminência D. Ilídio Leandro, Bispo da Diocese:



Podeis usá-la para a cantardes vós na vossa paróquia, ou então convidai-nos para cantarmos esta e outras peças próprias para o rito do matrimónio no vosso casamento.

domingo, 8 de maio de 2011

O Graduale Romanum: a opção musical mais apropriada para cantar a missa

Mais apropriada aos mais diversos níveis.
Neste texto, o autor realça a adequação eclesiológica: canta-se na missa os textos e a música que a Igreja indica como os próprios para uma determinada celebração. Textos que não são escolhidos ao sabor da inspiração do maestro ou do pároco, mas são dados pela Igreja através do Graduale Romanum, tal como as leituras são indicadas no Leccionário e as orações ― Oração colecta, Oração sobre as oblatas e Oração após a comunhão ― são indicadas no Missal Romano; umas e outras ― antífonas e respectivos versículos do Graduale Romanum ―, leituras e orações, constituem uma unidade que dá pelo nome de Liturgia Eucarística. Não se pode mexer nos seus elementos sem perturbar a integridade da celebração Eucarística.

Cantando a música indicada pela Igreja no Graduale Romanum (ou, alternativamente, no Graduale Simplex, nas comunidades que não dispõem de meios humanos para cantar o repertório gregoriano clássico, de acordo com o pedido na Sacrosanctum Concilium, nº 117 e operacionalizado na Instrução Geral do Missal Romano), consegue-se tirar do centro da Liturgia quem lá não deve estar ― o maestro do coro, o padre, a assembleia ― e pôr Cristo no seu lugar próprio, através do uso de textos desde sempre interpretados pela Igreja à luz do acontecimento fulcral da história da humanidade: a Encarnação, Morte e Ressurreição de Deus, em Cristo.

In Roma Locuta Est:
(...) [T]he fact remains that Holy Mother Church has given us a liturgical hymnbook: the Graduale Romanum. In this book, one will find the ancient Gregorian chants. But what many will be surprised to find is that the Church has given us specific chants for every Sunday of the year in the places that we currently sing “hymns.” For any given Mass, there are prescribed chants for the Introit (think here of the “Opening Hymn” you are used to hearing), the Gradual (“Responsorial Psalm”), the Offertorio (“Offertory”), and the Communio (“Communion Song”). Most of these date back more than a thousand years. Of course, in the Graduale Romanum, one will find the chant written in Latin. However, vernacular versions of these exist. What is key is that the liturgical rubrics, while they permit hymns, call for a preference given to these chants. Vatican II itself held that the Gregorian chant tradition should enjoy a “pride of place” in our liturgies.

(...) The surest way to deal with this problem is to give people the sense that they are not the center of reality, nor are they the source. (...)  The liturgy is a reality that is given to us, not one that is created by us. In fact, it is in the liturgy itself that we find our own fulfillment. When we go to Mass, we participate in reality itself, something that is much bigger than us. If we see the Liturgy as something that we fit into rather than something that fits into our lives, we can come to understand that we are not the center of reality: God is.

The problem is, as has been observed on several observations over the past decade, there is an increasing narcissism even within the liturgy itself: both priests and people come to think that the liturgy is something that can be created and recreated with the fickle winds of changing culture. (...) What remains to be fixed is the same problem in the hymns that are often chosen for Sunday worship. Many of the modern hymns focus on man rather than God (...). Quite simply, these hymns are self-centered rather than God-centered.

Contrast this with the use of the Graduale Romanum. These chants have been given to us by the Church, each carefully constructed around sacred texts in order to serve as a sort of lectio divina for the readings of the day. (...) Unlike a hymn, which marches forward towards a climactic conclusion, chant allows the listener to rest in contemplation, a mirror of the eternity which we, God willing, will experience someday. But another part is due to the words, which become primary (unlike modern pop music, where the words are often a later add-on to an already existing rhythm/chord structure).

Perhaps the most important point, however, is the fact that the music of the Mass inevitably (forgive the pun) sets the tone of the entire celebration. It stands to reason, then, if we employ a music that is provided for us by the Church (not to mention encouraged by the rubrics), then the people will better understand that the liturgy itself is given and not created. If they come to understand the liturgy, which is the objective center of reality, in this manner, then they will come to see that they are not the center of reality. Thus, my rapid fire, probably incomplete, but hopefully coherent, argument that an antidote for the rise in narcissism is Gregorian Chant. Save the liturgy, save the world.

sábado, 7 de maio de 2011

Discurso do Papa aos membros do Instituto Litúrgico Santo Anselmo

Discurso do Papa sobre a liturgia, a 6 de Maio de 2011.
Alguns destaques; texto integral depois da quebra:
(...) Na véspera do Concílio, de facto, parecia cada vez mais viva, no campo da liturgia, a urgência de uma reforma, postulada também pelas petições realizadas por diversos episcopados. Além disso, a forte demanda pastoral que motivava o movimento litúrgico requeria que se favorecesse e suscitasse uma participação activa dos fiéis nas celebrações litúrgicas, através do uso de línguas nacionais, e que se aprofundasse na questão da adaptação dos ritos às diversas culturas, especialmente em terra de missão. Além disso, mostrou-se clara desde o início a necessidade de um estudo mais aprofundado do fundamento teológico da Liturgia, para evitar cair no ritualismo ou promover o subjetivismo, o protagonismo do celebrante, e para que a reforma estivesse bem justificada no âmbito da Revelação e em continuidade com a tradição da Igreja (...). 
(...) [O] título escolhido para o Congresso do Ano Jubilar é muito significativo: "Instituto Pontifício: entre memória e profecia". Quanto à memória, devemos observar os frutos abundantes suscitados pelo Espírito Santo em meio século de história, e assim devemos agradecer ao Dador de todo bem, apesar também dos mal-entendidos e erros na realização efetiva da reforma. Não podemos deixar de recordar os pioneiros, presentes na fundação da Faculdade: Cipriano Vagaggini, Adrien Nocent, Salvatore Marsili e Burkhard Neunheuser, que, ao acolherem os pedidos do Pontífice fundador, se empenharam, sobretudo após a promulgação da Constituição conciliar Sacrosanctum Concilium, em aprofundar na "função sacerdotal de Cristo. Nela, os sinais sensíveis significam - e, cada um à sua maneira, realizam - a santificação dos homens; nela, o Corpo Místico de Jesus Cristo - cabeça e membros - presta a Deus o culto público integral" (n. 7). 
A Liturgia da Igreja vai além da própria "reforma conciliar" (cf. Sacrosanctum Concilium, nº 1), cujo objectivo, de facto, não era principalmente o de mudar os ritos e gestos, mas sim renovar as mentalidades e colocar no centro da vida cristã e da pastoral a celebração do mistério pascal de Cristo. Infelizmente, talvez, também pelos pastores e especialistas, a liturgia foi tomada mais como um objecto a reformar que como um sujeito capaz de renovar a vida cristã, a partir do momento em que "existe um vínculo estreito e orgânico entre a renovação da Liturgia e a renovação de toda a vida da Igreja. A Igreja extrai da liturgia a força para a vida". Quem nos recorda isso é o Beato João Paulo II, na Vicesimus quintus annus, na qual a liturgia é considerada como o coração latente de toda actividade eclesial.

Por que é que o Canto Gregoriano é melhor para cantar a missa?

Um leitor do Padre Z. pergunta e o pe. responde. A resposta é essencialmente litúrgica, logo cristocênctrica, com ênfase na adequação ao objectivo primeiro e último da liturgia eucarística: o culto de Deus, por Cristo Seu Filho, que se oferece como oferenda, oblação e sacerdote (com algumas considerações estéticas de permeio).
Se o assunto lhe interessa, leia também os comentários dos leitores do blogue, alguns dos quais são muito instrutivos nesta matéria:
From a reader:
Forgive me my ignorance – I am a relatively new Catholic, coming from the Methodist tradition. Why is Gregorian Chant more appropriate for Mass than “Gather Us In?” I like “Gather Us In.” It is singable even for the unmusical among us, and it reminds us that Jesus calls each of us by name.
As a preamble, music for liturgical worship is not a mere add on or decoration. It is liturgical worship. Therefore the texts used should be sacred texts. The texts of those ditties [NdE: cançonetas] mentioned in the question are not sacred, liturgical texts. They are not the prayer of the Church. Moreover, the music for liturgical worship should be art. The ditties mentioned above are not art. In fact, they are at about the level of the theme-song of Gilligan’s Island. They are not worthy of use in the sacred liturgy. They are just bad music.

When we sing hymns or ditties in the place of the assigned texts of Mass, we cut the legs out from under our proper liturgical worship and shortchange ourselves, obscuring what Christ the High Priest wants to give us through Holy Church’s choice for our liturgy.

Another view is that the Church herself told us what music should be preferred: Gregorian chant and polyphony. I think we should do as the Council asked.

If we think we need music of no greater depth than the old Armour hot dog commercial tune in order to feel we are being “called by name” by Jesus, then we are in serious trouble. Game over.

The ditties mentioned above, and their like, foster a purely immanent sense of God and what goes on during liturgical worship, underscoring a notion that what we do in church is all about what we do and suppressing the essentially important dimension of God’s mystery and transcendence, without which we cannot have true Catholic liturgical worship of God according to the virtue of religion and a properly oriented Catholic identity.

This is all very black and white and brutal, but I wanted to be brief and get out one view of the question. There are other points of view, which I am sure readers will share.

This’ll be good.
E, com efeito, alguns dos comentários merecem destaque:
To put it as brutally as possible, “Gather Us In” is camp. It takes the seriousness of the occassion and injects frivolousness. And let me make a very important point: It does not matter if the lyrics are theologically and doctrinally sound. The music itself is frivolous. Here’s a helpful test. Remove the lyrics and listen to the music. Does this music sound like it would perfectly at home in/at:

A. A rock concert
B. A new-age aroma therapy/massage parlor
C. A merry-go-round or organ-grinder with monkey
D. A Broadway Musical
E. A Church

If the answer is anything other than E, throw it out!
Um outro:
I think that the converse of the Vatican II statement, “The Church acknowledges Gregorian chant as specially suited to the Roman liturgy,” is that if a priest is celebrating the Roman liturgy in such a away that Gregorian chant is not suitable, then the liturgy is not being celebrated correctly.
E, finalmente, o comentário mais estruturado, o qual recorda que os hinos tradicionais gregorianos vêm da Liturgia das Horas e que é esse o seu lugar:
Just a quick explanation of what we are talking about when we refer to Gregorian chant, and what makes it integral to the Mass rather than an add-on:

The parts of the Mass that are meant to be sung can be divided into the “ordinary” parts, which are always the same, and the “proper” parts, which change each day. The “proper” parts of the Mass include, among other things, texts meant to be sung during the entrance procession, at the offertory, and during communion. These texts are given in Latin with their traditional Gregorian chant melodies in an official liturgical book called the Roman Gradual. (There is another set of proper texts contained in the Roman Missal, which are intended for spoken, rather than sung, Masses. The Missal does not contain music for these.) These proper texts are assigned for each day of the year in the same way as the readings in the Lectionary. We can’t just open the Bible and pick any readings we want; we have to use the ones assigned by the Church. This is supposed to be how the music at Mass works too.

In the Extraordinary Form, the proper texts must always be sung in a High Mass. You can add extra music if you have time, but you can’t omit the propers. The Ordinary Form, however, permits “another suitable song” to be used their place. That option, while not preferable, has become the default, which is why at most parishes, there are four hymns sung during Mass and no one even knows that the propers exist. Our liturgical worship is greatly impoverished as a result.

Of course, there is nothing intrinsically wrong with hymns (although some, like “Gather Us In”, lack artistic merit and are doctrinally questionable.) Hymns have a long history of use in the Divine Office (where they actually are liturgical texts) and in devotional prayer. The way they are currently used at Mass, though, is problematic. Allowing anyone to choose any song they want opens a giant loophole for individual musicians and liturgists to impose their own preferences and theological views on the Church’s public worship. This contributes to making the liturgy radically different from one parish to another and thus weakens our Catholic identity.
Chegámos a esta entrada através de uma outra do The Recovering Choir Director, ele próprio autor de vários textos sobre o problema.

domingo, 1 de maio de 2011

Cânticos do 2º Domingo da Páscoa / Hebdomada II Paschae

Também chamado da Divina Misericórdia, por nele se ler o Evangelho da conversão de São Tomé, ou dominica in albis depositis, por tradicionalmente ser este o dia em que os neófitos recém-baptizados na passada vigília pascal despiam as suas vestes baptismais brancas, ou ainda Pascoela por ser este o dia em que termina a oitava da Páscoa.

Eis o belíssimo Sermam que prégou na dominica in albis no Collegio de Evora da Companhia de Jesus o Reverendo Padre Mestre Luis Cardeira, da mesma companhia, Lente de Escritura da Universidade de Evora (1658, PDF, JPG):




Programa italiano O Domingo com o Papa Bento XVI:
1ª parte: Obras de arte, magistério do Papa, e Evangelho




2ª parte: inclui o intróito Quasi modo geniti infantes e respectiva explicação teológico-musical pelo maestro Fulvio Rampi.


O mesmo intróito, na interpretação do eslovaco:




Comentário de Tiago Barófio:
L’introito di oggi riprende le parole della più antica catechesi battesimale consegnataci nella prima lettera di Pietro (2, 2). Attraverso il testo latino, la Chiesa madre osserva con un sorriso trasognante i nuovi nati, i battezzati nella veglia pasquale, e tutti coloro che in quella notte hanno rinnovato gli impegni battesimali ricuperando la spontaneità filiale e la purezza del cuore. L’immersione nel fonte ha ridestato la natura profonda della persona, ormai rationabilis: una creatura piccina piccina e pure dotata di ragione, che vive nella ragione ultima di D-i-o. Una creatura che sempre crescendo nella carne è divenuta ormai spirituale. In questa situazione s’avvertono vagiti, urla e singhiozzi rivelatori di una sete incolmabile e dei morsi della fame che accomuna tutti i neonati. La Chiesa si fa balia prodiga e attenta nello sforzo di prevenire le rivendicazioni di un latte bramato senza falsità o torbidi secondi fini. 
Questo orizzonte è attraversato dai bagliori del grido gioioso e riconoscente di quattro Alleluia (identici il II e il IV che riprendono la conclusione luia del I). Ciascun cantore nel proprio cuore riscopre la corrente tranquilla e vorticosa tracciata dalla fede. S’abbandona ad essa nel canto alleluiatico, senza neppure pretendere di continuare il ragionamento che il testo liturgico nel messale odierno conclude integrando “...il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza”. A questo punto si sarebbe potuto aggiungere anche il verso 3 del medesimo capitolo: “se davvero avete gustato quant’è soave il Signore” È una splendida citazione del salmo 33, 9 che rivela il nesso inscindibile tra battesimo ed Eucaristia. 
La melodia gregoriana con il suo tornito arco melodico riflette una chiara esegesi della proposta catechetica. “rationabiles et sine dolo” vanno insieme; si riferiscono agli infantes. Altri – tra cui il nuovo Missale Romanum – contro questa tradizione che non è soltanto musicale, connette “sine dolo” al latte che quindi non sarebbe alterato o impuro. Rationabiles: s’è già vista l’importanza di questo vocabolo ricco di sfumature. È bene evidenziare di nuovo che proprio qui si trova il culmine della melodia in VI modo assai contenuta: il torculus sol-sib-la addensa con una sineresi la formula salmodica che scandisce in successione sillabica il primo emistichio “adiutori nostrola-sol-sib-la-sol-fa. Per il resto il canto procede tranquillo soffermandosi a lungo sulla tonica fa. Il fa a tratti funge da corda di recita ed è la nota perno per salti intervallari disgiunti e congiunti, discendenti e ascendenti con il do grave. 
Il tempo pasquale aiuta il cantore a prendere coscienza della propria missione evangelizzatrice. È chiamato a immergersi nel mistero del Risorto per divenire annunzio di un fatto impossibile, scandaloso, concentrazione della massima stupidità (“solo gli allocchi possono crederci”), segno inequivocabile di una follia pericolosa e contagiosa. Di fronte al mondo che, al massimo, irride beffardo, l’introito Quasi modo può sciogliere il gelo dell’incredulità. A condizione che il canto non sia un fatto estemporaneo estetico-musicale, bensì diventi una professione di fede vissuta nel quotidiano: nello sprecare il proprio tempo per D-i-o e per il prossimo che non scegliamo noi in base ai nostri gusti e opportunismi, il prossimo in cui D-i-o stesso si fa presente esigendo la più alta rationabilitas, sine dolo.

A 1ª Aleluia, depois da 1ª Leitura, é a Alleluia In die ressurrectionis meae, aqui comentada por Tiago Barófio (PDF) e cantada pelo eslovaco:

"No dia da minha Ressurreição", diz o Senhor, "preceder-vos-ei na Galileia."




A 2º Aleluia, depois da 2ª Leitura, é a Alleluia Post dies octo, aqui cantada pelo Pêro Emanuel Desamazeiros:

Passados oito dias, estando as janelas fechadas, Jesus permaneceu de pé no meio dos seus discípulos, e disse: "a Paz esteja convosco".



Antífona gregoriana da Comunhão Mitte manus, aqui cantada em Língua Portuguesa, por mim: Mete aqui a tua mão (MP3)


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