domingo, 12 de fevereiro de 2012

Cânticos do 5º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada V per annum

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)

Intróito Venite adoremus Deum (Graduale Novum), adaptado para português: Vinde, adoremos (clique para escutar o MP3)
 

Versão original em latim, aqui cantada pelo eslovaco:



Não deixeis de ler a meditação de Tiago Barófio sobre este intróito (PDF).


Alleluia Laudate Dominum, cantada pelo eslovaco:




E comentada por Tiago Barófio:
Louvai o Senhor, todas as gentes: e celebrai-O, todos os povos.

Laudate Dominum omnes gentes, et collaudate eum omnes populi
(sal 116, 1) (re plagale - II modo)

La melodia propria dell’Alleluia. Laudate Dominum è assegnata a nove testi. Il canto inizia con il LA grave – la nota più caratteristica del II modo e, in alcune fonti, accenna una liquescenza al grave raggiungendo il Gamma. Il primo passaggio melodico costituisce la fase più difficile nell’esecuzione dell’intero brano. Si succedono ben quattro DO-RE. Spetta alla sensibilità dei cantori evitare una ripetizione meccanica che rischia di bloccare sul nascere lo slancio della lode. Si noti almeno che il primo gruppo è evidenziato con un pes quadrato. La conclusione dello iubilus, ripresa tale e quale alla fine del verso, pone un problema. Non ha, infatti, nessun senso il pressus maior MI-MI-RE, in cui la prima nota è persino sottolineata da un episema. La tradizione al riguardo è chiara: la nota strutturale decisiva nella formulazione della cadenza è il FA, intervallo di III superiore rispetto alla finalis. Giustamente il FA è stato ricuperato in alcune propose recenti, ad esempio il Graduale Restitutum di Anton Stingl jun., generosamente messo a disposizione in rete.
Il salmo 116, non tanto per la sua brevità – ha due soli versi – quanto per il suo contenuto laudativo si può trovare nella preghiera delle Ore congiunto al salmo precedente. In alcune comunità si è mantenuta la tradizione di cantarlo alla fine della benedizione eucaristica.
Nell’intonare il primo verso, il cantore presuppone il ricordo del successivo in cui è delineato il fondamento della lode: “perché grande è la sua carità verso di noi e la fedeltà del Signore permane per sempre”. Sembrano parole scontate. Di fatto è un richiamo necessario per destarci dal torpore. Non è che manchino manifestazioni dell’amore e della fedeltà di D-i-o nella nostra vita. Al contrario. Si può dire che l’essere costantemente avvolti dalla sua tenerezza e sotto la permanente garanzia della sua fedeltà rischia di immergerci in un irresponsabile clima di inflazione. Tutto – a cominciare dall’essere nati e di vivere – diviene ovvio, banale. E D-i-o scompare dall’orizzonte.
Ci ricordiamo di Lui a volte in momenti di crisi esasperate, dissesti economici, malattie gravi e senza rimedio, dissoluzioni sociali a livello familiare e comunitario. Solo quando ci accorgiamo di non aver più in mano la situazione e avvertiamo la catastrofe. Sotto certi aspetti è triste che si ricuperi la fede soltanto sotto la pressione del fallimento e della disperazione. Ma la misericordia di D-i-o non pretende che siamo i primi della classe, ben vestiti e stirati, ubbidienti e docili. Non sono i sani che hanno bisogno del medico.
Ci vuole poco per rivivere l’esperienza permanente e quotidiana della misericordia e della fedeltà di D-i-o. Non è necessario ripercorrere mezzo addormentati il “Vi adoro, o mio Dio” al risveglio ogni mattina e ogni sera nel prendere sonno. È sufficiente fermarci ogni tanto e gettare un fascio di luce sulle ore trascorse. Quali segni siamo riusciti a scorgere e a decifrare? Quale incontro abbiamo vissuto nella mente che ricorda e nel cuore che si abbandona alla misericordia e si lascia prendere per mano senza più temere di inciampare e cadere?
Per il cantore è chiaro. Se la voce non riesce a cantare la lode, è perché manca la premessa necessaria: l’esperienza della misericordia e della fedeltà di D-i-o. Se la voce non riesce ancora a intonare la lode, è perché ci si è ripiegati sul proprio angusto mondo egocentrico. La lode comporta una vibrazione che attraversa lo spazio, si estende a vicini e lontani, amici e sconosciuti. La lode è tale se nella concretezza dell’esistere ogni giorno riusciamo a rivelare una scintilla della misericordia e della fedeltà di D-i-o.

A comunhão é Introíbo ad altáre Dei, Entrarei no altar de Deus, do Deus que alegra a minha juventude, que mereceu um comentário por Tiago Barófio; ora lêde-o (PDF).

No Domingo do ano B canta-se Multitudo languéntium, aqui na versão Portuguesa: A multidão dos doentes (MP3)
Partitura do Graduale Novum.

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