sexta-feira, 24 de fevereiro de 2012

Cânticos do 3º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada III per annum

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Ofertório com versículos autênticos (PDF)
Partitura da Dominica III Per Annum B, que cantámos em 2012:
Intróito Adoráte Deum, aqui na interpretação do nosso amigo eslovaco:




Sôbre êste mesmo intróito escreveu Tiago Barófio (PDF):

Il salmo 96, 7b nel testo della CEI, che si basa su una recensione ebraica, dice “si prostrino a Lui tutti gli dei” (“tutte le divinità si prostrano a Lui” [M. E. Artom], “prostratevi a Lui, tutti gli dei” [E. Zolli]). La traduzione latina si basa sulla versione greca in cui appare il termine “angeli” e il verbo che esprime il “prostrarsi” come segno di adorazione. 
Il concetto “adorazione” compare oggi per la terza domenica consecutiva. È messo così al centro dell’attenzione un atteggiamento centrale dell’esperienza segnata dall’incontro con D-i-o. Un fatto tutt’altro che prevedibile nei tempi e nelle modalità concrete. L’incontro esige un’accoglienza che si nutre di desiderio, in un’attesa che – se esprime un qualche desiderio – sa pure piegarsi docilmente alla volontà del Padre. Nel riconoscerne le orme nelle pieghe dei momenti più comuni, forse banali. Fino a quando ci si trova interpellati dalla Parola e dal Gesto che rivelano la sua presenza. 
Nel tempo dell’Epifania i Vangeli ricordano alcuni Gesti che hanno scosso le coscienze e hanno messo in moto l’ascolto orante e lo sguardo contemplativo. Nel ripercorrere la storia dei padri siamo da loro guidati a scorgere oggi i segni di D-io. Perché ancora oggi e domani, solo nell’ascolto e nella contemplazione possiamo aprirci all’adorazione. Perdersi in D-i-o senza smarrire il controllo di sé e senza dimenticare le responsabilità sociali. Affondare nel silenzio senza che il cuore ammutolisca nella paura e nel disorientamento. Aprirsi al sorriso delle beatitudini che nasce purificato dalle tribolazioni sofferte in nome della verità e della giustizia, nel segno vittorioso del Risorto. 
La melodia dell’introito s’impenna all’acuto ed evidenzia “tutti i suoi angeli”. Sono loro che coinvolgono nell’adorazione e nella gioia liberatrice Sion. Con gli angeli che vivono al cospetto dell’Altissimo, si muovono tutti gli “angeli”, i messaggeri, quanti annunciano la buona novella, i profeti che sanno allontanare il velo dell’oscurità e rendono percepibile la presenza di D-i-o nel quotidiano. 
Maestri di vita, perché testimoni della novità di Cristo, sono tutti i cantori che attraverso la ruminazione dei salmi riescono a sintonizzarsi sulla lunghezza d’onda della Parola. Attraverso la loro esistenza attualizzano la Parola e la rendono intelleggibile. Non sono più parole quelle che proclamano, ma un’esperienza che comunicano nel dono reciproco della fede. Ciascun credente è una pagina di fede vissuta che ogni altra persona può leggere e interiorizzare.
A condizione, valida per tutti, che si viva di fede. A condizione che non ci si fermi alle formulazioni dottrinali. Banco di prova settimanale può essere il Simbolo, spesso ridotto auna monotona serie di parole anonime biascicate senza passione. Si prenda, ad esempio il Credo II. Le parole si snodano attraverso brevi circuiti di una melodia semplice, sempre ricorrente. È come il susseguirsi di onde che si riversano sul litorale donando l’acqua che si lascia assorbire e penetra nella sabbia. La sapienza della Chiesa, nell’adorazione balbetta la risonanza che l’Incontro scatena nel suo cuore. Le onde raggiungono ogni credente, in un susseguirsi di una marea senza fine. Fino a quando la sabbia nel cuore inaridito e nella mente distratta accoglie l’acqua che zampilla per la vita eterna.
27-1-2013


Nos Domingos dos anos A ou B, canta-se o intróito Dominus secus, aqui cantado pela nossa Capella (22-1-2012, Igreja de N.ª Sr.ª da Encarnação, Chiado):



O mesmo intróito, cantado pelo eslovaco:




Gradual Timébunt gentes, na versão simplificada dos Chants Abrégés. Gravação da nossa Capella:







Alleluia Dóminus regnávit, aqui comentada por Tiago Barófio:


D 3 T.O. - ALLELUIA

Dominus regnavit, exultet terra, laetentur insulae multae (sal 96, 1) (sol plagale - VIII modo)

Il modello è costituito dall’Alleluia Ostende nobis, Domine, (I domenica d’avvento, vedere). La melodia originale è ripresa integralmente nel canto odierno caratterizzato, pertanto, da una briosa vivacità. È un ulteriore passo proposto dalla Chiesa per comprendere lo spirito che anima il canto alleluiatico, le premesse e le conseguenze.
La “terra”, la famiglia umana e tutto il contesto creaturale, esulta nel momento in cui “conosce e riconosce”, per dirla con rav Samson Raphael Hirsch, la signoria di D-i-o. Non è sufficiente conoscere per sentito dire e non aver nulla da obiettare sul fatto che D-i-o si presenta come il Signore. D-i-o stabilisce con l’intera umanità e con ogni singola persona una relazione, e rinnova in ogni generazione il patto dell’alleanza. Patto che trova il compimento e, insieme, un nuovo inizio, con l’incarnazione del Verbo e la risurrezione e il dono dello Spirito.
Non è una bella favola che rassicura gli sfiduciati con miraggi evanescenti. Non è neppure il prolungamento delle prospettive che si aprono nella concretezza della vita sociale e che troppo spesso conducono allo smarrimento e all’angoscia. Basta guardarsi attorno, ripensare alle notizie talora strombazzate, altre volte nascoste e deformate, per rendersi conto che la società è in una tremenda fase di frantumazione. Si accumulano rovine su rovine come se si volesse fare spazio a nuovi meravigliosi edifici. In realtà le strutture sociali, politiche e anche quelle religiose mostrano evidenti segni di collasso. Piccole crepe si allargano e divengono voragini, inghiottono le speranze. Gli annunci roboanti dei politici svaniscono nel nulla. Le autorità dello Stato e della Chiesa – tranne una manciata di eccezioni – perdono ogni autorevolezza e non riscuotono più fiducia. 
I “re” dominano lo svolgersi della vita quotidiana tra licenziamenti e perdite di lavoro, tra la fatica di procurarsi il minimo necessario e l’umiliazione dello sfratto. L’esistenza – costretta con inaudita violenza a muoversi al di sotto della soglia di dignità – finisce per segnare il fallimento dei “re”. E cresce insieme il disprezzo, il rifiuto. Facilmente si supera anche l’odio. Per cercare di sopravvivere ci si difende e s’indossa la corazza dell’indifferenza.
Chi fa le spese di questa situazione caotica? Le vittime dell’ingiustizia, certamente, stanche di promesse menzognere. Ma anche D-i-o è trascinato su questo pendio verso l’abisso del nulla. Non è più odiato e neppure negato. È semplicemente ignorato. Perché non si ha più la forza di vivere alla presenza di un “re”. Il risentimento contro i signori spregiudicati della storia si allarga e dilaga come un veleno che rende amara la vita.
In questo trambusto assordante si leva la parola del cantore. Egli non ignora la tragedia del tormento e della disperazione di tante sorelle e fratelli. Sa che il suo messaggio non sarà subito compreso, sarà rifiutato e irriso perché considerato un concentrato di stupidità e pura follia. La sua parola sarà mescolata con quella dei tiranni, sarà rigettata perché disgustosa. Ma il cantore non si stanca. Domenica dopo domenica, anno dopo anno continua a cantare Alleluia - Lodate D-i-o. Fino a quando gli uomini si lasceranno illuminare dallo Spirito e comprenderanno la radicale diversità tra il Re pacifico e i “re” della violenza e della menzogna.
Allora, anche quanti sono dispersi, emarginati e isolati si uniranno al popolo dei credenti. Tutti finalmente canteranno con gioia Alleluia.


Ofertório Dextera Domini, na versão do Gradual Simples. Gravação da nossa capella, no mesmo dia:





Aos Domingos dos Anos A ou B: comunhão Venite post me, aqui na nossa interpretação:




E na interpretação do eslovaco:




Sôbre esta mesma comunhão lêde o comentário de Tiago Barófio (PDF).


No Domingo do ano C: comunhão Comédite pínguia, aqui na interpretação do eslovaco:

domingo, 12 de fevereiro de 2012

Música em Português para o 6º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada Sexta per annum

Intróito Esto mihi, Sê para mim um Deus protector e um lugar de refúgio para me salvares, porque a minha fortaleza e o meu refúgio és Tu, e pelo Teu Nome serás o meu guia, e me nutrirás. Eis a interpretação do eslovaco:




Partitura do Graduale Novum, por mim transcrita e cantada na versão portuguesa (MP3):



Alleluia Cantate Domino, Alleluia Cantai ao Senhor um cântico novo, porque o Senhor fez maravilhas. Eis a gravação do francês Pêro Manoel Desmazeiros:



Esta Aleluia ruminada por Tiago Barófio:
D 6 T.O. - ALLELUIA Cantate Domino canticum novum, quia mirabilia fecit Dominus (sal 97, 1) (re)


La melodia di questo Alleluia si limita al testo della presente domenica ed è tramandata da pochi testimoni, tutti d’origine franca (SCHLAGER, THK 120). L’origine transalpina è confermata dall’impianto modale in re. Due volte nel grido iniziale e tre nel verso s’afferma in maniera esplicita la struttura portante con l’intervallo di quinta RE-la. Mentre nel movimento ascendente la dominante è raggiunta con un salto (RE-la), la finalis due volte è raggiunta con il salto di quinta, ma di solito la voce si muove a gradi congiunti girovagando lungo la discesa. Le due note portanti si affermano nell’esecuzione grazie a una sonorità superiore a quella delle altre note di abbellimento e di passaggio. Ribadita l’importanza del RE e del la, si può osservare che si tratta, tuttavia, di un modo di RE particolare: nel verso si raggiunge due volte il LA grave, suono proprio del II modo (re plagale).
Il ritorno continuo di poche formule facilita la ruminazione della Parola. Attraverso squarci suggestivi essa lascia intravvedere alcune tappe del cammino di fede nella fase iniziale dell’anno sociale. Per cogliere il senso del messaggio, occorre partire dal secondo emistichio. Il cantore annuncia con forza la presenza di D-i-o al centro dell’evento (quia - Dominus). Nella storia dell’uomo egli è Colui che opera mirabilia, magnalia: cose grandi che si elevano al di sopra del quotidiano, fatti straordinari, quindi non scontati e ovvii, con cui il Creatore segue da vicino la sua opera. Una cura attenta che giunge a una decisione folle e scandalosa. 
Il Creatore a un certo momento sceglie la collaborazione di noi uomini. Una scelta agli antipodi delle nostre decisioni. Per farci aiutare chiediamo la partecipazione ai nostri progetti di persone capaci e fidate. Per compiere fino in fondo l’opera della sua creazione, D-i-o non teme né si vergogna di appellarsi alle stesse creature deboli e fragili, santi e peccatori, fedeli e traditori, perseveranti e rinnegatori, approfittatori, ladri e omicidi. Basta scorrere le due liste della genealogia di Cristo per sentire i brividi provocati dalla follia d’amore di D-i-o.
La misericordia divina rende l’uomo operatore di verità e di carità, testimone di quella vita che solo lo Spirito può infondere e rinnovare nell’uomo vecchio e decrepito, lacerato e a pezzi. Contro ogni speranza, contro ogni previsione umana, il cammino della conversione spalanca nuovi orizzonti, lascia intravvedere nuove vie da percorrere nello scoprire che tutto è grazia, che tutto può essere riscattato, che non c’è male che possa soffocare il bene. Non c’è debolezza e delusione che riesca a paralizzare il cuore. Non c’è pusillanimità che non possa aprirsi all’audacia e al coraggio necessario per inoltrarsi nel mistero di Cristo. Non per sapere qualcosa di più, ma per essere in maggiore misura lui stesso fino a quando con l’apostolo tutti potremo dire: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.
La vita di Cristo vissuta nel nostro tempo traballante, la vita in Cristo testimoniata nella nostra società atea e sbandata: in questa novità risiede la forza e la bellezza del grido di giubilo. Anche oggi il cantore c’invita a gridare Alleluia. Soltanto per Cristo, con Cristo e in Cristo, possiamo levare il canto nuovo di ringraziamento e di lode a D-i-o Padre nell’unità dello Spirito santo. E tutto ciò è solo l’inizio.



Comunhão Manducaverunt, Comeram e saciados ficaram, e, os desejos deles, o Senhor atendeu-os: não se privaram do desejo seu. Partitura do Graduale Novum, transcrito e cantado por mim em português (MP3).


Acerca desta Comunhão, escreveu Bruder Jakob:
Il Missale Romanum, oltre a Manducaverunt, prevede un secondo canto: “Sic Deus dilexit mundum”, un testo (Io 3, 16) che si cantava tradizionalmente come antifona delle Ore a Pentecoste o nei giorni seguenti. “Manducaverunt” riprende le parole del salmo 77 (vv. 29-30a). La melodia in re autentico (I modo) si snoda attraverso tre frasi, ciascuna delle quali è composta di due sezioni. Il materiale melodico si concentra sul nucleo fa-sol-la(-sol-fa). L’apice musicale sfrutta una diffusa formula cadenzale; nell’antifona odierna si dà rilievo al si bemolle. La formula d’intonazione iniziale (Manducaverunt) si ritrova alla fine del canto quando la melodia per l’ultima volta si slancia verso il nucleo fa-sol-la (desiderio). Così pure c’è un’ampia rima melodica che collega “saturati sunt nimis” e “non sunt fraudati”. 
Il verbo iniziale “Manducaverunt” richiama immediatamente il banchetto eucaristico. Una sottolineatura nel testo liturgico latino è data al desiderio intenso, la brama che spinge a saziarsi, a colmare l’esistenza con quanto ci permette di vivere, di spaziare negli ambiti vicini e lontani, di accogliere il dono degli altri e di donarsi senza calcoli e rimpianti. Mentre l’appagamento di tanti desideri e sogni talora si trova con facilità e subito, ma si consuma e svanisce presto, la soddisfazione del bisogno profondo di D-i-o culmina nel saziarsi di Lui, nel masticare il suo Corpo, nell’assimilarlo attraverso la ruminazione della Parola. Desiderio che cresce d’intensità ed è tacitato da un desiderio ancora più struggente. Come quando si raggiunge una vetta alpina che si riteneva essere la meta del cammino, e si spalanca davanti la visione di una vetta più elevata, che attrae con un fascino incontenibile e ridesta energie assopite. 
In un momento assai difficile nell’esistenza individuale e nella vita sociale, dilaga il senso di un’opprimente frustrazione: troppe bolle di sapone hanno galvanizzato l’attenzione, hanno incantato e ingannato con diffondere illusioni in un crescendo di irresponsabilità. Fino al tracollo. Quando si è aperta la voragine del vuoto dove inutilmente ci si agita in cerca di salvezza, dove invano si cerca di afferrare una fune robusta che ci aiuti a guadagnare la riva, la terra ferma della solidità sociale ed emotiva. 
La voce del cantore s’affaccia nei cuori lacerati dalle incertezze e inariditi dalle troppe delusioni. Quante volte ci si dimentica dei beni ricevuti e si volgono le spalle a D-i-o, come se anche Lui fosse sempre pronto a tradire gli impegni. Basta rileggere i versi successivi del salmo 77, per prendere coscienza di quanto sia facile abbandonare le vie del Signore. 
Il canto è un grido di speranza, credibile nella misura in cui il cantore stesso è risalito dalla china dello smarrimento ed è riuscito a ricostruire la propria vita sulla roccia che è Cristo. Ha fatto l’esperienza dell’accattone di cui parla Simeone il Nuovo Teologo. Ristorato al banchetto dell’Agnello e restaurato dal medico celeste, con semplicità condivide la gioia di una giovinezza riconquistata. Nella sobria ebbrezza dello Spirito egli si lascia invadere dalla potenza del Paracleto. La sua povertà non è miseria, ma premessa e conseguenza di libertà interiore. La serenità nel servizio cantoriale nasce dalla sovrabbondanza dei doni ricevuti. I desideri sono stati esauditi oltre ogni aspettativa. Sursum corda!

Acto penitencial em português

Confesso a Deus Omnipotente

Kyrie IX "cum iubilo", em versão bilinge latim-português,
inspirada no ritmo proposto por Pothier no Gradual Romano de 1961
com notação neográfica inspirada nos neumas de Saint Gall.

Cânticos do 5º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada V per annum

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)

Intróito Venite adoremus Deum (Graduale Novum), adaptado para português: Vinde, adoremos (clique para escutar o MP3)
 

Versão original em latim, aqui cantada pelo eslovaco:



Não deixeis de ler a meditação de Tiago Barófio sobre este intróito (PDF).


Alleluia Laudate Dominum, cantada pelo eslovaco:




E comentada por Tiago Barófio:
Louvai o Senhor, todas as gentes: e celebrai-O, todos os povos.

Laudate Dominum omnes gentes, et collaudate eum omnes populi
(sal 116, 1) (re plagale - II modo)

La melodia propria dell’Alleluia. Laudate Dominum è assegnata a nove testi. Il canto inizia con il LA grave – la nota più caratteristica del II modo e, in alcune fonti, accenna una liquescenza al grave raggiungendo il Gamma. Il primo passaggio melodico costituisce la fase più difficile nell’esecuzione dell’intero brano. Si succedono ben quattro DO-RE. Spetta alla sensibilità dei cantori evitare una ripetizione meccanica che rischia di bloccare sul nascere lo slancio della lode. Si noti almeno che il primo gruppo è evidenziato con un pes quadrato. La conclusione dello iubilus, ripresa tale e quale alla fine del verso, pone un problema. Non ha, infatti, nessun senso il pressus maior MI-MI-RE, in cui la prima nota è persino sottolineata da un episema. La tradizione al riguardo è chiara: la nota strutturale decisiva nella formulazione della cadenza è il FA, intervallo di III superiore rispetto alla finalis. Giustamente il FA è stato ricuperato in alcune propose recenti, ad esempio il Graduale Restitutum di Anton Stingl jun., generosamente messo a disposizione in rete.
Il salmo 116, non tanto per la sua brevità – ha due soli versi – quanto per il suo contenuto laudativo si può trovare nella preghiera delle Ore congiunto al salmo precedente. In alcune comunità si è mantenuta la tradizione di cantarlo alla fine della benedizione eucaristica.
Nell’intonare il primo verso, il cantore presuppone il ricordo del successivo in cui è delineato il fondamento della lode: “perché grande è la sua carità verso di noi e la fedeltà del Signore permane per sempre”. Sembrano parole scontate. Di fatto è un richiamo necessario per destarci dal torpore. Non è che manchino manifestazioni dell’amore e della fedeltà di D-i-o nella nostra vita. Al contrario. Si può dire che l’essere costantemente avvolti dalla sua tenerezza e sotto la permanente garanzia della sua fedeltà rischia di immergerci in un irresponsabile clima di inflazione. Tutto – a cominciare dall’essere nati e di vivere – diviene ovvio, banale. E D-i-o scompare dall’orizzonte.
Ci ricordiamo di Lui a volte in momenti di crisi esasperate, dissesti economici, malattie gravi e senza rimedio, dissoluzioni sociali a livello familiare e comunitario. Solo quando ci accorgiamo di non aver più in mano la situazione e avvertiamo la catastrofe. Sotto certi aspetti è triste che si ricuperi la fede soltanto sotto la pressione del fallimento e della disperazione. Ma la misericordia di D-i-o non pretende che siamo i primi della classe, ben vestiti e stirati, ubbidienti e docili. Non sono i sani che hanno bisogno del medico.
Ci vuole poco per rivivere l’esperienza permanente e quotidiana della misericordia e della fedeltà di D-i-o. Non è necessario ripercorrere mezzo addormentati il “Vi adoro, o mio Dio” al risveglio ogni mattina e ogni sera nel prendere sonno. È sufficiente fermarci ogni tanto e gettare un fascio di luce sulle ore trascorse. Quali segni siamo riusciti a scorgere e a decifrare? Quale incontro abbiamo vissuto nella mente che ricorda e nel cuore che si abbandona alla misericordia e si lascia prendere per mano senza più temere di inciampare e cadere?
Per il cantore è chiaro. Se la voce non riesce a cantare la lode, è perché manca la premessa necessaria: l’esperienza della misericordia e della fedeltà di D-i-o. Se la voce non riesce ancora a intonare la lode, è perché ci si è ripiegati sul proprio angusto mondo egocentrico. La lode comporta una vibrazione che attraversa lo spazio, si estende a vicini e lontani, amici e sconosciuti. La lode è tale se nella concretezza dell’esistere ogni giorno riusciamo a rivelare una scintilla della misericordia e della fedeltà di D-i-o.

A comunhão é Introíbo ad altáre Dei, Entrarei no altar de Deus, do Deus que alegra a minha juventude, que mereceu um comentário por Tiago Barófio; ora lêde-o (PDF).

No Domingo do ano B canta-se Multitudo languéntium, aqui na versão Portuguesa: A multidão dos doentes (MP3)
Partitura do Graduale Novum.

domingo, 5 de fevereiro de 2012

Gregorianáculo no Barlavento Algarvio

Está a nascer em Portimão o "Coro Gregoriano de Nossa Senhora do Amparo", um agrupamento que deverá executar cânticos gregorianos do Ordinário e Próprio da Missa durante a Liturgia, em português. Um exemplo, a Communio Illumina faciem tuam, para o 4º Domingo do Tempo Comum, traduzida para português:
Comunhão Fazei brilhar: para ouvir em português, carregue aqui.
Estão abertas as audições a novos membros, para as seguintes funções:
  • Leitores
  • Cantores
  • Organista, ou acordeonista
  • Instrumentistas de sopro
Agradeço o contacto dos interessados e a divulgação! Muito obrigado.
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