domingo, 23 de março de 2014

Curso de Educação Musical, do Prof. Robison Porelli

Através do blog Como Educar os Seus Filhos:







Aconselhamos uma boa formação musical a quem quiser introduzir os seus filhos à música sacra. Porque é de pequenino que se torce o pepino:

domingo, 2 de março de 2014

Cânticos para o Baptismo do Senhor / In Baptismate Domini

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Versículos ofertoriais autênticos (PDF)

Intróito Dilexísti justitiam, cantado pelo eslovaco:




Gradual Responsorial Benedíctus Dóminus Deus, na voz do Pedro Francês:




Ou o Gradual Dilexísti, pela mesma voz:




Alleluia Benedictus qui venit.


Ou a Alleluia Inveni David, na voz do francês:




Antífona do Ofertório Benedíctus qui venit, pelo francês:





Comunhão Omnes qui in Christo. Esta comunhão pode cantar-se também na missa (ou simplesmente cerimónia) ritual para a administração do Sacramento do Baptismo. 



Sôbre esta Comunhão, escreveu Tiago Barófio:
Il Missale come antifona propone un estratto rielaborato da Giovanni (Gv 1, 32.34) “Ecce de quo dicebat Ioannes: Ego vidi et testimonium perhibui, quia hic est Filius Dei”). Il quarto Vangelo non compare nel lezionario per la Messa odierna. Il testo del Graduale Romanum è tratto dalla lettera di Paolo ai Galati (3, 27). Anche questa epistola non è tra le letture odierne della Messa. L’antifona “Omnes qui in Christo” è stata semplicemente recuperata dalla tradizione che la cantava il sabato dopo Pasqua.
La melodia in re plagale, a parte il la grave iniziale, si muove nell’ambito di una quinta (do-sol) e cadenza sul re e sul do. Una corrispondenza melodica collega baptizati e induistis; un innesto parzialmente identico si riscontra su induistis e l’alleluia conclusivo. Il canto traccia con chiarezza il messaggio proprio del giorno: alla proposta diretta (“qui in Christo baptizati estis”) segue la risposta formulata in musica quasi a cancro (“Christum induistis”). 
Chi è battezzato in Cristo, non può non indossare Cristo stesso. Nel battesimo di Cristo si compie la consacrazione dei cristiani a chiamarsi e a essere realmente figli nel Figlio. Investito dallo Spirito, Cristo riceve l’unzione sacerdotale, profetica e regale. 
Il cantore avverte la duplice via che si prospetta a ognuno, nell’intraprendere l’itinerario della propria vocazione e della propria missione. Nella vocazione, ciascuno è chiamato a mostrare il carattere profondo del suo essere “individuo unico” dai tratti somatici alle peculiarità caratteriali, dal particolarissimo modo di porsi nel lavoro, nella società, di fronte a D-i-o e in mezzo agli uomini.
Vocazione da realizzare in modo unico e irripetibile, in totale integrazione con l’alterità di tutti gli altri individui. Integrazione che sfocia nella comunione di vita. Nell’arricchimento vicendevole, nella scoperta incessante e gioiosa della novità altrui. Cammino vocazionale non facile da percorrere, tante sono le ombre gettate dalla meschina precarietà creaturale che tende a isolare l’individuo, a far percepire l’altro e il diverso come forze concorrenziali da allontanare, emarginare, eliminare.
C’è, tuttavia, nell’esistenza di ognuno una dimensione che tutti accomuna, che identifica tutti e ciascuno nella persona di Cristo. Ogni battezzato è un “alter Christus”, è Cristo che continua la sua missione. Missione cui abilita l’accoglienza del battesimo, con il dono dei tre munera che permettono al cristiano di realizzare la missione di salvezza in Cristo, con Cristo, per Cristo.
Il canto ricorda questa responsabilità battesimale: non vanificare il dono dello Spirito. Ognuno è chiamato a divenire mediatore tra i fratelli, tra i fratelli e D-i-o. Ognuno accoglie la Parola, sino a divenirne interprete autentico nella vita quotidiana, secondo l’espressione di san Nilo. La Parola ricevuta con tremore, è trasmessa con somma cautela: è come portare il viatico eucaristico agli infermi. È annuncio profetico di chi ha riconosciuto in Gesù di Nazareth l’Unto di D-i-o, di chi scopre e gioisce nel ricevere la profezia dei fratelli. Fosse pure l’ultimo degli ultimi, come ricorda san Benedetto. Il canto annuncia, infine, la dimensione regale della missione cristiana: la priorità assoluta dell’amore, l’unica potenza egemone contro la quale, prima o poi, si frantumano le forze avverse.

Cânticos para o 2º Domingo depois do Natal / Dominica II post Nativitatem

Partitura:
  • Próprio autêntico (PDF) 
  • Ofertório autêntico com versículos (PDF)

Intróito Dum medium silentium, cantado pelo eslovaco:




Alleluia Dóminus regnáuit decórem, que também se canta na Missa da Aurora do Natal, aqui comentada por Tiago Barófio:

Dominus regnavit, decorem induit; induit Dominus fortitudinem, et praecinxit se virtute (sal 92, 1) (re plagale - II modo)

L’Alleluia Dominus regnavit è il canto proprio della II Messa di Natale. La melodia nel solo graduale manoscritto “Pistoia 120” è adattata anche a un secondo testo (“Natus est nobis hodie”) che segue immediatamente quello tradizionale. Il solenne inizio indugia nell’annunciare la signoria di D-i-o (“Dominus regnavit”). La melodia di tutto il brano è particolare; si sofferma sugli intervalli RE-SOL e MI-la, non presenta ampi melismi e predilige limitate fioriture. Si muove in re, non scende mai sotto il DO grave, all’acuto tocca il si (bemolle). Il tratto arcaico del canto è confermato dalla breve finale melismatica del verso che non coincide con lo iubilus iniziale.
La liturgia natalizia riscatta la miseria e l’emarginazione di Gesù Bambino e lo magnifica ai vespri come il “Rex pacificus”. L’Alleluia odierno ribadisce e autentica questa visione con le parole del salmo 92. L’inno davidico proclama la regalità di D-i-o, ammantato di maestà, cinto di forza. Sotto questa bandiera il cantore grida la sua fede. Redento da Cristo, ora si muove in suo soccorso, cerca di difenderlo e di rimetterlo al centro dell’attenzione di un mondo che ha issato il proprio vessillo insanguinato da rapine e delitti. 
Homo regnabit” grida oggi il mondo sull’onda di una rivolta contro l’ “usurpatore” dei diritti umani. Da un Bimbo deposto in una mangiatoia e finito miseramente in croce non c’è nulla d’aspettarsi. Finalmente avanza il superuomo profetizzato da Nietzsche. Nel vortice della fiera della vanità, il nulla è nascosto da schiamazzi, promesse vane, prospettive falsate e ingannevoli. Con la scusa di liberarsi dal fardello della Parola di D-i-o, le masse sono trascinate nel baratro del dissesto economico e di fratricide tensioni sociali. Si vede tuttavia crescere, e a dismisura, solo il potere di pochi, mentre la massima parte delle persone non è in grado di percepire l’inganno.
Siamo ripiombati nel caos dell’orgia messianica. In tempi e situazioni diverse e con modalità variate, da sempre s’affacciano come salvatori della patria gli eroi di un tenebroso museo di cera: promettono il paradiso in terra e conducono intere popolazioni alla rovina. Basta osservare i bellimbusti dei tempi moderni da Sabbatai Zevi (Smirne, 1626 – Dulcigno, 1676: mistico ebreo ottomano, considerato nel XVII secolo come un messia: N.d.c.) a Hitler a Stalin, fino, in sedicesimo, ai protagonisti della scena politica italiana. Ieri e oggi è sempre lo stesso meccanismo arrogante che viene azionato facendo leva sui disagi e le fobie. 
Quello che conta è farsi ricercare e accettare come il messia tanto atteso, colui che può risolvere i problemi, fare giustizia, eliminare gli avversari… fino a quando tutte le aberrazioni diventano lecite, scontate e sono ritenute virtuose. Dalla Corea del Nord all’Europa, dalla Cina alle Americhe e all’Africa è tutta una corsa verso la “liberazione” che finisce per rendere ancora più schiavi. Senza che la massima parte delle persone se ne renda conto. Anzi. È tutto un inneggiare esaltante al messia di turno.
In questo trambusto fumoso e assordante s’alza ancora con coraggio la voce del cantore e intona “Dominus regnavit”. Non ha accantonato D-i-o dalla sua vita, come tanti hanno fatto in modo religiosamente corretto. Senza bestemmie o urla. Semplicemente sostituendo all’incontro personale con D-i-o una sua caricatura, un’immagine fatta a nostra somiglianza. Un dio a misura della nostra stupidità, sempre pronto a darci ragione, a non importunarci più di tanto, fino a quando anche il suo nome svanisce nelle fitte nebbie di un mondo irreale.
Non sarebbe ora di svegliarci, scuoterci, renderci conto che sta iniziando un nuovo anno? Sarà realmente “nuovo”, rinnovatore cioè delle coscienze? Siamo ancora liberi di scegliere tra il Messia di Nazareth e i vari messia che occupano le stanze del potere.


Comunhão Dómine Dóminus noster, comentada por Tiago Barófio:

Nel formulario di questa domenica affiora ancora il tema dell’incarnazione del Verbo. Il Missale come antifona alla comunione presenta un verso della pericope evangelica (il prologo Gv 1, 1-18): “Omnibus qui receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri” (Gv, 1, 12). Nel Graduale il canto riprende un verso del salmo 8 che apre e chiude l’inno davidico (Sal 8, 2 = 10). Quest’antifona di comunione nella tradizione era assegnata al II lunedì di quaresima; in seguito e saltuariamente si cantava anche il sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste.
 
Assai forte è l’attrazione della tonica in questa melodia in II modo plagale che termina sul re sei delle otto parole di rilievo (Domine/terra, noster/tuum, nomen, universa). Il la grave, caratteristica peculiare del modo, appare solo all’inizio nella parte finale (in universa). Il nucleo forte della formula dossologica occupa la posizione centrale e costituisce pure il culmine melodico (si bemolle) con un prolungato ricamo sul la (quam admirabile est).  
Gesù - Emmanuele: sono questi i primi nomi con cui si riconosce il Verbo abbreviato nella carne mortale. Il primo nome sottolinea la dimensione soteriologica del Logos divino. La sua missione si riassume in un vocabolo: salvezza, con tutte le sfumature che man mano si riescono a decifrare e riconoscere nell’opera di D-i-o e nella storia dell’uomo. Siamo di fronte alla redenzione, al ricupero del peccatore, alla restituzione della dignità creaturale che trova proprio ora la sua massima espressione e bellezza. L’uomo è riconosciuto figlio nel Figlio. Fondamento, questo, del convivere sociale dove tutti sono coeredi del Regno, tutti sono chiamati a cooperare nella forza dello Spirito santo ...
Il secondo nome “D-i-o con noi” ribadisce la relazione unica instaurata dal Verbo con ogni persona che l’accoglie nella fede. D-i-o nel Logos si abbrevia ulteriormente nella Parola, si rende disponibile, sana fratture e colma distanze. Non solo Lui è uno di noi, ma noi siamo Lui.
 
Chiamati non solo a completare le sofferenze del Crocifisso, ma inviati a rendere tangibile nel mondo la sua santità, la sua verità, la sua vita. Essere “via” nell’aiuto reciproco di mediare i tesori che D-i-o a ciascuno affida in un gesto totalmente gratuito.  
Il salmo 8 invita il cantore e l’intera comunità a riscoprire l’indicibile nel quotidiano, a prendere coscienza che in ogni singolo istante ciò che è dato per scontato, in realtà è un fatto unico, irrepetibile. 
Un’occasione da valorizzare, una situazione che non si ripeterà mai più. Responsabilità bruciante. La persona si trova al centro del cosmo, circondata da gloria e onore, posta quale signore del creato. Universo da ricreare ogni giorno, da purificare e rendere fecondo, da abbellire e farne una dimora accogliente per tutti, nessuno escluso, grande e piccino, indigeno e forestiero, nel nome di D-i-o. Tutta la terra è invitata a risuonare e a trasmettere il Nome, farlo rimbalzare da notte a notte e da giorno a giorno. Con le labbra di piccini e di lattanti (sal 8, 3), purificate dai carboni che hanno reso profeta verace Isaia (Is 6, 6). “… Tutto hai posto sotto i suoi piedi, … gli uccelli del cielo e i pesci del mare …” (cfr. sal 8, 6-9). Qual è l’orizzonte della nostra esistenza? Ce ne rendiamo conto? Che cosa esprimiamo realmente con l’antifona di comunione?

Cânticos de Nossa Senhora das Candeias, 2 de Fevereiro / In Praesentatione Domini, die 2 februarii

Para a procissão das candeias: antífona Lumen ad revelationem, aqui cantada pelo eslovaco:




Quando a procissão entra na Igreja, canta-se o intróito Suscepimus Deus, aqui cantado pelos Cantori Gregoriani, a propósito do 14º Domingo do T.C.:




E pelo eslovaco:




Sôbre êste intróito escreveu Bruder Jacob:
Clicai e aumentai.
La formula d’intonazione immette subito nella dinamica melodica del I modo (re). Esso domina tutto il canto, tranne l’inciso centrale costruito con formule in fa (V modo). Il culmine su nomen segna un cammino obbligato verso l’esperienza di fede: non si tratta di un puro riconoscimento verbale – una pseudo fede semplicemente chiacchierata –, bensì di un incontro vissuto perché decisivo tra persone che si aprono l'Una all'altra. Hashèm (il “nome” dell' “innominabile”, nel senso che nessun vocabolo può dire CHI LUI realmente è) e la creatura balbuziente. Il testo latino con il verbo suscepimus (abbiamo accolto) traduce in un gesto concreto quanto l'ebraico dice con il verbo “ripensiamo”.
Nel corso dei secoli si assiste a una differenziata lettura della festa odierna. È celebrata con varie accentuazioni: Purificazione di Maria, Incontro (Hypapanté), Giorno di Simeone, Luminaria, Presentazione di Gesù ... Non si tratta di un tentennamento dottrinale e neppure dellfincapacità di cogliere il senso vero della celebrazione. Di fatto, la liturgia è estremamente ricca e presenta una molteplicità di aspetti che si coagulano intorno a tre cardini fondanti e rivelatori dellfeconomia della salvezza: Cristo Gesù (Uomo/D-i-o), Maria di Nazareth (mediatrice), Simeone (creatura).
I canti processionali e le letture bibliche scolpiscono l'evento attraverso varie scene: il cammino da Betlemme e Gerusalemme, l'avvicinarsi al Tempio, il Bimbo portato dalla mamma e presentato al vegliardo Simeone, la presenza testimoniale di Anna... È tutto un susseguirsi di episodi che immettono progressivamente in nuove condizioni. Nella città della pace, Gerusalemme, s'innalza il Tempio. Sulla scia del Libro dei gradini siriaco, siamo invitati a percorrere la traiettoria cosmica della redenzione. Occorre staccarsi dal contatto fisico con le pietre dell'edificio di culto e superare i cancelli del tempio interiore non costruito da mani d'uomo. Nella liturgia del cuore si può avvertire l'eco del canto celeste e considerare la storia nella prospettiva della novità di Cristo.
In apparenza Gesù è sostenuto da Maria, in verità è Lui che sorregge la mamma e gli uomini. Simeone l'accoglie perché Lui, prima, l'ha cercato e, di nuovo, lo sorregge, come canta il versetto alleluiatico (Senex puerum portabat, puer autem senem regebat). Il tempio è convertito nelle tante chiese e cappelle, ma è soprattutto la proiezione di quella Chiesa universale in cui tutti sono chiamati a cantare l'affermazione della giustizia elargita dalla destra di D-i-o.
Quanto però sia difficile percorrere un cammino di giustizia, lo si vede dall'affresco imbrattato della vita sociale di questi giorni. Tanto affanno e un vorticoso rincorrersi di parole mendaci, false promesse, scelte inopportune di candidati alle elezioni: è un mosaico avvilente che mette allo scoperto gli aspetti più negativi della convivenza civile. Quando ciascuno cerca di far apparire come legge sociale, la legge del proprio tornaconto. È una decrepita, ma pur sempre florida malattia dello spirito contro cui ha già combattuto san Benedetto...
Responsum accepit Simeon a Spiritu sancto: non visurum se mortem, nisi videret Christum Domini. È un invito pressante a fare spazio allo Spirito santo. Lui solo rende gli occhi del cuore e della mente capaci di vedere oltre alle apparenze, alla luce del Cristo che continua a sorreggere e illuminare noi tutti con il pane eucaristico e con la sua Parola.


Cânticos para o 8º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada VIII per annum

Ofertório Dómine convértere. Este ofertório calha a ser bastante simples e é uma boa forma de introduzirdes a vossa capella ao canto deste momento litúrgico. Aqui cantado pelo eslovaco:

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