quarta-feira, 18 de maio de 2011

Música para o Domingo do Bom Pastor, 4º Domingo da Páscoa / Dominica IV Paschae

Lápide sepulcral cristã das catacumbas de Domitila, em Roma, do final do século terceiro. Esta figura bucólica, de origem pagã, foi utilizada pelos cristãos como símbolo do descanso e da felicidade que a alma do defunto encontra na vida eterna: Jesus Cristo, Bom Pastor, que guia e protege os seus fiéis (as ovelhas) com a sua autoridade (o cajado), os atrai com a sinfonia melodiosa da verdade (a flauta) e os faz repousar à sombra da «árvore da vida» (a sua Cruz redentora que abre as portas do Paraíso).

1ª parte do programa A Dominga com Bento XVI:



  • Cântico de Entrada: Misericordia Domini - Salmo 32 (33) , 5-6 . 1.3
    Cantado pelos Cantori Gregoriani aos 1:40, aqui na 2ª parte do programa

    Registo do introitus Misericordia Domini cantado pela nossa capella na missa de dia 15 de Maio de 2011 na Igreja de Nossa Senhora da Encarnação:


    Un introito estremamente semplice s’inoltra nel tessuto melodico creando una tensione modale attraverso tre sezioni che hanno l’impronta delle strutture di re, fa e mi, costituendo quest’ultima nota la finalis del IV modo plagale. L’affresco musicale propone un’ulteriore tensione, un crescendo dovuto alla nota dominante la recitazione: dal fa della prima frase si passa al sol della sezione successiva per raggiungere, infine, il la nella salmodia propria del IV tono.
    La melodia lineare riflette l’acquisizione ormai consolidata dell’esperienza pasquale. L’acclamazione alleluia scandisce una profonda confessione di fede vissuta. L’esperienza della vita coinvolta nell’epopea del Crocifisso Risorto provoca non solo la conversione del cuore, ma apre un nuovo sguardo sulla realtà creaturale. Nel tempo e nel mondo quasi ogni giorno ci si scontra con delle realtà ineludibili, a partire dalla categoria del “limite”: limite del tempo stesso dell’esistenza; limite del desiderio soffocato o distorto sia dalla volontà sia dalle possibilità concrete d’azione; limite della verità frammentaria; limite del bene agognato la cui pienezza sfugge ... Sono questi alcuni degli aspetti caratterizzanti l’avventura umana segnata nel profondo dalla precarietà diffusa, dall’imperfezione assoluta. 
    Tutto sembra condurre a uno sgretolamento generale, al fallimento di un’impresa titanica superiore alle forze umane. Tutto pare orientare i pensieri e le azioni verso poli negativi quali il pessimismo, il disimpegno, la disperazione. Situazioni angoscianti da cui talora ci s’illude di liberarsi con atteggiamenti disinvolti di prepotenza, ingiustizia, menzogna, volgarità. Tutto diviene lecito, anzi virtuoso in un labirinto di prevaricazioni sociali in cui tutto è violato, tutti sono violentati.
    Eppure, senza negare le difficoltà opprimenti del vivere sociale e personale, il cantore tende l’orecchio del cuore e dell’intelligenza alla Parola di D-i-o. Sotto cumuli di ceneri e di macerie scopre la presenza nascosta di una luce che riesce a penetrare in ogni recesso, angusto che sia. Scopre un calore che avvolge ogni essere e dilata il suo respiro. Pur essendo nel mondo l’uditore umile della Parola prende coscienza che non è del mondo. 
    Il male in tutte le sue declinazioni sembra essersi impossessato di ogni realtà, mentre tutto è riscattato dal Risorto. Con occhi rinnovati e con una rinnovata capacità di ascolto, il cantore rivive l’esperienza del salmista: “la terra intera è piena dell’amore di D-i-o”. Ogni angolo si dilata e diviene uno spazio unico e inedito dell’epifania divina. Mentre s’agita e barcolla il mondo, resta salda la Croce di Cristo, come da secoli ripetono i monaci certosini. La Croce è il labaro vittorioso del Risorto vittorioso sul male e sulla morte. La Croce affonda nelle viscere del cosmo e diviene il palo sicuro e indistruttibile cui aderiscono cielo e terra. Perché “verbo Dei caeli firmati sunt”.
    È la Parola creatrice che anche oggi ispira il canto dei testimoni della Risurrezione. Giustificati dal sangue dell’Agnello, possono unirsi al coro degli angeli e dei santi in un vero opus Dei: una vita donata da D-i-o che si trasforma in un’azione orante a gloria di D-io. Ut in omnibus glorificetur Deus!
    2013-04


  • Alleluia depois da 1ª leitura: Redemptionem misit Dominus - Salmo 110 (111) , 9. Cantado pela Capella :



    Versão em língua portuguesa: 
    A Redempção enviou-a o Senhor ao seu povo
    :

    II modo (re plagale)
    Redemptionem misit Dominus in populo suo (Sal 110, 9a)
    La melodia della parola Alleluia e del successivo iubilus (SCHLAGER, ThK 28) è identica a quella del canto natalizio “Dies sanctificatus” (SCHLAGER, ThK 27). La differenza sembra interessare la conclusione del verso. Oggi coincide con la sezione finale dello iubilus, mentre a Natale la musica è diversa.  
    Nel salmo 110 ogni emistichio inizia con una lettera dell’alfabeto ebraico. Il verso 9a conclude la memoria di alcuni interventi di D-i-o con cui Egli si è fatto presente e ha salvato il suo popolo. Tutta la storia, infatti, racconta la “pietà e la tenerezza” di D-i-o (v. 4b) che “si ricorda sempre della sua alleanza” (v. 5b) “stabilita per sempre” (v. 9b). “Le opere delle sue mani sono verità e giustizia” (v. 7a). Il salmista conclude la sua preghiera cantando “la lode del Signore è senza fine” (v. 10d). 
    La storia ha fissato nella memoria della Chiesa il compimento delle parole profetiche di Davide nella professione di fede di Maria di Nazareth. Il suo “Magnificat” accompagna il salmo come un contrappunto che ne evidenzia l’attualità. L’arco dell’alleanza sale dalla storia d’Israel e raggiunge l’apice nell’incarnazione-morte-risurrezione di Cristo. Poi inizia la “discesa” con l’impulso della Pentecoste, dove di nuovo è centrale la presenza di Maria. La “discesa” verso la fine dei tempi vede l’umanità ascendere verso l’Alto, con lo sguardo verso il Risorto, tutta protesa verso la verità e la giustizia, sostenuta dalla tenerezza materna del Padre, consolata dalla sua pietà. 
    Oltre a Davide e a Maria c’è una fitta schiera di persone che hanno stretto l’alleanza con D-i-o e le sono rimasi fedeli. Si sono lasciate espropriare di quanto era caduco per innestarsi sull’esperienza del Verbo incarnato, fino a vivere totalmente in Cristo. Sono i santi. Donne e uomini – come ciascuno di noi – che hanno seguito l’Agnello immacolato nella sua avventura creaturale senza nulla preporre all’amore per Lui. Esperienza riservata soltanto a pochi privilegiati? È facile ritrarsi indietro adducendo mille motivazioni da “Non sono all’altezza”, “Non ho le virtù eroiche richieste da un impegno tanto esigente” fino a “Per il momento non mi sento. Si vedrà in futuro”. È come se noi dovessimo sollevare da soli il mondo mentre ci sentiamo oppressi e paralizzati dalla nostra debolezza. Il che avviene spesso perché ci siamo rifugiati in un recinto rassicurante, quello della nostra pavida piccineria. Lo si avverte dai nostri canti lagnosi in cui alla parola “alleluia” non corrisponde affatto lo slancio appassionato che la lode richiede per essere autentica. 
    A poche settimane dalla Pasqua, rischiamo di naufragare nel vuoto, in balia del nostro sconforto. Quanto e come vibra ancora nel cuore l’Exultet della veglia pasquale? Perché non superiamo il disagio interiore e non contempliamo la bellezza che ci avvolge? 
    La voce del cantore ci ridesta dal torpore che tutto annebbia. Prendiamo in mano la nostra vita e sfogliamo giorni, mesi, anni. Non ci accorgiamo che Qualcuno si è fatto compagno di strada? Non abbiamo mai sentito la sua Voce nelle tante parole delle Scritture che abbiamo letto e sentito risuonare durante le liturgie, le meditazioni? Non l’abbiamo mai scorto nel nostro prossimo, negli amici e negli sconosciuti, quando abbiamo ricevuto pietà e tenerezza? E quando a noi è stata richiesta uguale tenerezza e pietà, chi ha agito se non lo Spirito vivente in noi? Oppure l’abbiamo ammutolito e allontanato dal nostro sguardo?  
    La salvezza non è una categoria astratta, è un modo concreto di vivere la vocazione cristiana. Nell’accogliere il dono di D-i-o e nel condividerlo. Nello scoprire ogni giorno gli sprazzi dello splendore della bellezza di D-i-o riflessa nelle sue creature.

  • Alleluia depois da 2ª leitura: Ego sum pastor bonus - Evangelho 2º S. João 10 , 14. Cantado pela Capella :



    Versão vernacular mp3 Eu sou o Bom Pastor :

  • Cântico do Ofertório: Deus, Deus meus - Salmo 62 (63) , 2a.5
    Pela Capella



    Ofertório Deus Deus meu:
  • Cântico da Comunhão: Ego sum pastor bonus - Evangelho 2º S. João 10 , 14 (63) , 2a.5 . Salmo 22(23) , 1–2a, 2b–3a, 3b–4ab, 4cd, 5ab, 5cd, 6ab, 6cd
    pela Capella



    Antífona da Comunhão Eu sou o Bom Pastor :
Por ser devoção nesta paróquia cantar algo à Virgem no final da Missa, embora não prescrito pelas rubricas oficiais, cantar-se-á durante o cortejo do Celebrante para a sacristia o famigerado tonus simplex da antífona mariana Regina cæli lætare, cuja gravação aqui se recolhe pelos Cantori Gregoriani, que assim facilitam à Igreja a reforma litúrgica do Concílio Ecuménico Vaticano II, o qual encorajou o canto do Ofício Divino por clero e laicado.


Proprium de Dominica Quarta Paschae





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