domingo, 2 de março de 2014

Cânticos de Nossa Senhora das Candeias, 2 de Fevereiro / In Praesentatione Domini, die 2 februarii

Para a procissão das candeias: antífona Lumen ad revelationem, aqui cantada pelo eslovaco:




Quando a procissão entra na Igreja, canta-se o intróito Suscepimus Deus, aqui cantado pelos Cantori Gregoriani, a propósito do 14º Domingo do T.C.:




E pelo eslovaco:




Sôbre êste intróito escreveu Bruder Jacob:
Clicai e aumentai.
La formula d’intonazione immette subito nella dinamica melodica del I modo (re). Esso domina tutto il canto, tranne l’inciso centrale costruito con formule in fa (V modo). Il culmine su nomen segna un cammino obbligato verso l’esperienza di fede: non si tratta di un puro riconoscimento verbale – una pseudo fede semplicemente chiacchierata –, bensì di un incontro vissuto perché decisivo tra persone che si aprono l'Una all'altra. Hashèm (il “nome” dell' “innominabile”, nel senso che nessun vocabolo può dire CHI LUI realmente è) e la creatura balbuziente. Il testo latino con il verbo suscepimus (abbiamo accolto) traduce in un gesto concreto quanto l'ebraico dice con il verbo “ripensiamo”.
Nel corso dei secoli si assiste a una differenziata lettura della festa odierna. È celebrata con varie accentuazioni: Purificazione di Maria, Incontro (Hypapanté), Giorno di Simeone, Luminaria, Presentazione di Gesù ... Non si tratta di un tentennamento dottrinale e neppure dellfincapacità di cogliere il senso vero della celebrazione. Di fatto, la liturgia è estremamente ricca e presenta una molteplicità di aspetti che si coagulano intorno a tre cardini fondanti e rivelatori dellfeconomia della salvezza: Cristo Gesù (Uomo/D-i-o), Maria di Nazareth (mediatrice), Simeone (creatura).
I canti processionali e le letture bibliche scolpiscono l'evento attraverso varie scene: il cammino da Betlemme e Gerusalemme, l'avvicinarsi al Tempio, il Bimbo portato dalla mamma e presentato al vegliardo Simeone, la presenza testimoniale di Anna... È tutto un susseguirsi di episodi che immettono progressivamente in nuove condizioni. Nella città della pace, Gerusalemme, s'innalza il Tempio. Sulla scia del Libro dei gradini siriaco, siamo invitati a percorrere la traiettoria cosmica della redenzione. Occorre staccarsi dal contatto fisico con le pietre dell'edificio di culto e superare i cancelli del tempio interiore non costruito da mani d'uomo. Nella liturgia del cuore si può avvertire l'eco del canto celeste e considerare la storia nella prospettiva della novità di Cristo.
In apparenza Gesù è sostenuto da Maria, in verità è Lui che sorregge la mamma e gli uomini. Simeone l'accoglie perché Lui, prima, l'ha cercato e, di nuovo, lo sorregge, come canta il versetto alleluiatico (Senex puerum portabat, puer autem senem regebat). Il tempio è convertito nelle tante chiese e cappelle, ma è soprattutto la proiezione di quella Chiesa universale in cui tutti sono chiamati a cantare l'affermazione della giustizia elargita dalla destra di D-i-o.
Quanto però sia difficile percorrere un cammino di giustizia, lo si vede dall'affresco imbrattato della vita sociale di questi giorni. Tanto affanno e un vorticoso rincorrersi di parole mendaci, false promesse, scelte inopportune di candidati alle elezioni: è un mosaico avvilente che mette allo scoperto gli aspetti più negativi della convivenza civile. Quando ciascuno cerca di far apparire come legge sociale, la legge del proprio tornaconto. È una decrepita, ma pur sempre florida malattia dello spirito contro cui ha già combattuto san Benedetto...
Responsum accepit Simeon a Spiritu sancto: non visurum se mortem, nisi videret Christum Domini. È un invito pressante a fare spazio allo Spirito santo. Lui solo rende gli occhi del cuore e della mente capaci di vedere oltre alle apparenze, alla luce del Cristo che continua a sorreggere e illuminare noi tutti con il pane eucaristico e con la sua Parola.


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