domingo, 2 de março de 2014

Cânticos para o Baptismo do Senhor / In Baptismate Domini

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Versículos ofertoriais autênticos (PDF)

Intróito Dilexísti justitiam, cantado pelo eslovaco:




Gradual Responsorial Benedíctus Dóminus Deus, na voz do Pedro Francês:




Ou o Gradual Dilexísti, pela mesma voz:




Alleluia Benedictus qui venit.


Ou a Alleluia Inveni David, na voz do francês:




Antífona do Ofertório Benedíctus qui venit, pelo francês:





Comunhão Omnes qui in Christo. Esta comunhão pode cantar-se também na missa (ou simplesmente cerimónia) ritual para a administração do Sacramento do Baptismo. 



Sôbre esta Comunhão, escreveu Tiago Barófio:
Il Missale come antifona propone un estratto rielaborato da Giovanni (Gv 1, 32.34) “Ecce de quo dicebat Ioannes: Ego vidi et testimonium perhibui, quia hic est Filius Dei”). Il quarto Vangelo non compare nel lezionario per la Messa odierna. Il testo del Graduale Romanum è tratto dalla lettera di Paolo ai Galati (3, 27). Anche questa epistola non è tra le letture odierne della Messa. L’antifona “Omnes qui in Christo” è stata semplicemente recuperata dalla tradizione che la cantava il sabato dopo Pasqua.
La melodia in re plagale, a parte il la grave iniziale, si muove nell’ambito di una quinta (do-sol) e cadenza sul re e sul do. Una corrispondenza melodica collega baptizati e induistis; un innesto parzialmente identico si riscontra su induistis e l’alleluia conclusivo. Il canto traccia con chiarezza il messaggio proprio del giorno: alla proposta diretta (“qui in Christo baptizati estis”) segue la risposta formulata in musica quasi a cancro (“Christum induistis”). 
Chi è battezzato in Cristo, non può non indossare Cristo stesso. Nel battesimo di Cristo si compie la consacrazione dei cristiani a chiamarsi e a essere realmente figli nel Figlio. Investito dallo Spirito, Cristo riceve l’unzione sacerdotale, profetica e regale. 
Il cantore avverte la duplice via che si prospetta a ognuno, nell’intraprendere l’itinerario della propria vocazione e della propria missione. Nella vocazione, ciascuno è chiamato a mostrare il carattere profondo del suo essere “individuo unico” dai tratti somatici alle peculiarità caratteriali, dal particolarissimo modo di porsi nel lavoro, nella società, di fronte a D-i-o e in mezzo agli uomini.
Vocazione da realizzare in modo unico e irripetibile, in totale integrazione con l’alterità di tutti gli altri individui. Integrazione che sfocia nella comunione di vita. Nell’arricchimento vicendevole, nella scoperta incessante e gioiosa della novità altrui. Cammino vocazionale non facile da percorrere, tante sono le ombre gettate dalla meschina precarietà creaturale che tende a isolare l’individuo, a far percepire l’altro e il diverso come forze concorrenziali da allontanare, emarginare, eliminare.
C’è, tuttavia, nell’esistenza di ognuno una dimensione che tutti accomuna, che identifica tutti e ciascuno nella persona di Cristo. Ogni battezzato è un “alter Christus”, è Cristo che continua la sua missione. Missione cui abilita l’accoglienza del battesimo, con il dono dei tre munera che permettono al cristiano di realizzare la missione di salvezza in Cristo, con Cristo, per Cristo.
Il canto ricorda questa responsabilità battesimale: non vanificare il dono dello Spirito. Ognuno è chiamato a divenire mediatore tra i fratelli, tra i fratelli e D-i-o. Ognuno accoglie la Parola, sino a divenirne interprete autentico nella vita quotidiana, secondo l’espressione di san Nilo. La Parola ricevuta con tremore, è trasmessa con somma cautela: è come portare il viatico eucaristico agli infermi. È annuncio profetico di chi ha riconosciuto in Gesù di Nazareth l’Unto di D-i-o, di chi scopre e gioisce nel ricevere la profezia dei fratelli. Fosse pure l’ultimo degli ultimi, come ricorda san Benedetto. Il canto annuncia, infine, la dimensione regale della missione cristiana: la priorità assoluta dell’amore, l’unica potenza egemone contro la quale, prima o poi, si frantumano le forze avverse.

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