domingo, 7 de dezembro de 2014

Música para o Domingo da Sagrada Família / Sanctae Familiae Iesu, Mariae & Ioseph

Êste é o Domingo que calha dentro da Oitava do Natal, ou então, na sua falta, o dia 30 de Dezembro.

Partituras:
Próprio autêntico (PDF)
Ofertório autêntico com versículos (PDF


Intróito Deus in loco sancto suo, pelo eslovaco:




Gradual Unam pétii, pelo Pedro de França:




Alleluia Gaudete justi, cantada pelo Pedro Francês:




E comentada por Giacomo Barrófio:
D I dopo NATALE - ALLELUIA
Gaudete iusti in Domino, rectos decet collaudatio (sal 32, 1) (mi plagale - IV modo)
L’Alleluia Gaudete iusti, con una sua melodia propria ed esclusiva, è stato usato spesso nella tradizione nel ciclo sia del temporale sia del santorale. La melodia attraverso le frequenti fioriture lascia trasparire una semplice struttura ad arco che imita una formula salmodica con intonazione e reintonazione Fa-Re Sol-la-Sol, corda di recita che oscilla tra il Sol e il la, cadenza mediana sul Re e finale sulla tonica Mi. L’enunciato del primo emistichio è sobrio, mentre le successive tre parole (“rectos - decet - collaudatio”) sono scandite con un forte rilievo melismatico, quasi a significare che proprio nelle espressioni finali si colloca la motivazione profonda e la spiegazione della gioia (gaudium/gaudete) annunciata all’inizio del canto.
La lunga schiera di iusti ai quali si riferisce la liturgia cristiana, ha una preistoria nella folla dei giusti d’Israel. In quel preciso contesto religioso e sociale si radica l’esperienza di un artigiano (Giuseppe) e della sua famiglia (la moglie Maria, il figlio Gesù), come ha illustrato con grande attenzione Raymond Aaron. Ogni giorno trova la famiglia di Nazareth impegnata nell’adempimento della Parola, nel cercare la volontà dell’Altissimo, nel leggere gli accadimenti abituali e imprevisti alla luce del Patto che l’intero popolo e il singolo credente sono chiamati a scoprire e a osservare.
Giustizia, rettitudine, onestà sono le virtù cantate più volte dal salmista. Esse pongono la base per una dilatazione del cuore che nell’adempimento della Legge trova la sua consolazione e costruisce un’esistenza nella serenità gioiosa delle relazioni. A partire dalla cellula, tutto fondante, della famiglia, piccola Chiesa, nucleo centrale del vivere comunitario di vaste, amplissime dimensioni fino a raggiungere i confini della terra.
A cerchi concentrici la forza irrompente del giusto si espande, travolge le resistenze, raggiunge altri cuori e altre famiglie, contagia la società che la giustizia guarisce dalle malattie di sempre, quelle vigorose nel terreno infestato da egoismo, invidia, cinismo… È quanto il cantore non si stanca di annunciare agli sfiduciati, a quanti non riescono ad affrontare le tante piccole crisi famigliari, a quanti sono oppressi dalle macerie di relazioni infrante, a quanti – piccini e anziani – sono trascurati, dimenticati, abbandonati. Perché oggi non c’è solo il declino dei genitori e dei figli, ma anche la famiglia è in crisi. Non tanto per gli assalti dall’esterno con nuove proposte di convivenza, ma soprattutto perché è al suo interno che per troppo tempo non sono stati coltivati i principi virtuosi di giustizia, rettitudine, onestà.
Quale modello concreto propongono le famiglie dei nostri paesi rurali e delle città industriali? Ci sono gli onesti, mancherebbe altro. Ma l’immagine diffusa offerta da una società deturpata dall’egoismo non può essere che un irritante scarabocchio che tratteggia imprenditori del male, vittime loro stessi prima di essere farabutti e criminali.
Un banco di prova cui nessun individuo e nessuna famiglia si può sottrarre è la solidarietà generosa. Sarebbe scandaloso e insieme ridicolo se oggi l’esempio di una schietta solidarietà fosse viva e preminente nelle cerchie del malaffare, a partire dalla “famiglia” mafiosa. Sarebbe ora di riscoprire la dignità dell’essere cristiano, come avvertiva tanti secoli fa il vescovo di Roma papa Leone, cui fa eco, spesso inascoltato, il suo successore Francesco. Auguri!

Antífona do Ofertório In te speraui, na voz do Pedro de França:




Comunhão do Ano A, Tolle puerum et matrem eius, aqui comentada por Tiago Barófio:
Come canto di comunione il Missale Romanum propone il testo del profeta Baruch “Deus noster in terris visus est, et cum hominibus conversatus est” (3, 38). Il Graduale Romanum, per il solo anno “A” del ciclo triennale domenicale, mantiene l’antifona tradizionale “Tolle puerum et matrem eius”. Il testo (Mt 2, 20) si trova, infatti, nella pericope evangelica del giorno (Mt, 2, 12-15. 19-23). 
Il canto in sol plagale (VIII modo) disegna due ampi archi melodici, ciascuno dei quali ha una cesura mediana (matrem eius e sunt enim). Essa non interrompe il flusso vocale, ma prepara il culmine di ciascuna frase segnato da due analoghi ampliamenti melodici (terram e quaerebant). La semifrase iniziale indugia sulle parole che l’angelo del Signore rivolge a Giuseppe “Tolle - puerum - matrem eius”. Il messaggio è chiaro e rassicurante. Dopo la nascita avventurosa ai margini della società, dopo la fuga precipitosa in terra straniera, dopo un’esistenza vissuta nel segno precario della provvisorietà, dopo tante insidie e incertezze, finalmente l’annuncio atteso “vade in terram Israel/Iuda”. “Qui quaerebant” sono ormai resi totalmente inoffensivi dalla morte che li ha raggiunti prima che potessero togliere la vita al Bimbo. 
Molti sono i personaggi nel folto gruppo dei ricercatori, di quanti “quaerebant”. Con modalità differenti, con finalità assai diverse. Ci si trova immersi in un contesto sociale dove ci si lascia trasportare passivi dalla corrente più impetuosa e dalle mode imperanti. Si prende in mano la propria vita e con passione ci si fa strada, spesso contro corrente. Ci si lascia abbagliare dai lampi del mondo e ci si strema pur di raggiungere l’opulenza economica, il potere politico, quanto sembra assicurare solidità. Si rimane affascinati dal sorriso del Bimbo Gesù, dallo sguardo del Crocifisso. Con Pietro infedele e Tommaso incredulo, con Zaccheo e il pubblicano ci si mette in cammino, senza forse quelle certezze immediate che pensavamo di afferrare al volo; ma sempre in cammino si prosegue la ricerca. Nonostante ci si trovi vigliacchi come Pietro, perplessi come Tommaso…  
È l’itinerario dell’uomo che si ritrova straniero in patria, apolide, esule in continuo peregrinare, immobile sempre in fuga. Fino a quando la Parola indica il cammino del ritorno. Affrontare l’ignoto, poter contare solo sull’impotenza dei poveri, essere calpestati dalla codardia dei ricchi, essere cancellati dal cinismo dei potenti: sono tutte situazioni reali non riservate al passato. Sono ormai esperienza quotidiana che rivela le reali lacerazioni del tessuto umano.  
Il cantore non chiede solo pietà per la famiglia di Nazareth. Il suo canto richiama con urgenza la solidarietà con quanti oggi devono fuggire dalla propria casa. È l’inno che celebra il coraggio dei genitori affranti e prossimi ormai alla disperazione. È la consolazione dei piccini ignari e pur già proiettati in un mondo che può salvarsi se salva anche loro, gli ultimi degli ultimi. Eppure, oggi come ieri, sono loro, i bimbi totalmente indifesi e senza diritti, che costituiscono l’asse portante intorno cui si aggrega la famiglia, si rinnova la speranza.  
Tolle puerum et matrem eius” è la parola che tanti babbi percepiscono bisbigliata e poi sempre più forte sentono risuonare fino a quando intuiscono che è giunto il momento. Fuga ed esilio non sono sempre un fallimento. Possono essere il trionfo dell’amore. Alla sequela di Gesù, Giuseppe e Maria…

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