domingo, 13 de março de 2011

Música própria do 1º Domingo da Quaresma / Dominica I Quadragesimae

Partituras gregorianas do Próprio em Latim do Graduale Restitutum (PDF, tradução alemã).

Programa televisivo semanal Arte, parola, musica do canal de televisão italiano tv2000 e concepção de Sandro Magister, Claudio di Virgilio e Pina Cataldo, na edição de 13 de Março de 2011: La domenica con Papa Benedetto XVI 13 marzo 2011 - 1ª parte.
1:00 Monsenhor Timothy Verdon, historiador de arte, apresenta as tentações de Jesus no deserto na arte pictórica.
5:50 Palavras do Papa Bento XVI durante o Angelus no 1º Domingo da Quaresma.
7:20 Leitura do livro Jesus de Nazaré, sobre o mesmo assunto
12:05 Angelus cont.
13:05 Leitura do Evangelho do dia, segundo S. Mateus, capítulo 4.

0:10 Invocabit me, intróito da missa do 1º Domingo da Quaresma, interpretado pelos Cantori Gregoriani de Cremona, em Itália.
1:39 Fulvio Rampi, maestro deste coro, explica as várias peças do proprium de hoje: Introitus, Graduale, Tractus, Offertorium, Communio.
4:50 Scapulis tuis obumbrabit tibi, cântico da comunhão de hoje.



O mesmo intróito Invocábit me, na interpretação do eslovaco:



Comentário de Tiago Barófio sôbre êste intróito:
La lettura sulle tentazioni affrontate da Gesù (Mt 4, 1-11) può aver suggerito di preparare e accompagnare l’ascolto del passo evangelico con il salmo 90. Prima e dopo la proclamazione s’inseriscono vari versetti che fanno da sfondo alle scene del Vangelo e, insieme, illuminano alcuni squarci delle peripezie umane. 
Volenti o nolenti ci si ritrova, prima o dopo, avvinghiati o anche solo sfiorati dal laccio del Cacciatore, imbrattati dalla peste che distrugge. La notte, epifania nel tempo del Verbo incarnato e del Crocifisso risorto, avvolge tutto e tutti con l’oppressione del terrore. Una freccia dopo l’altra cerca di configgersi nella nostra esistenza divenuta facile bersaglio. Lo sterminio ormai miete vittime. “Mille cadranno al tuo fianco e diecimila alla tua destra ...” dice il salmo che s’affretta a illuminare lo scenario “... ma nulla ti potrà colpire”. 
Chi interviene sovvertendo dalle radici una situazione dichiarata ormai disperata? Chi riesce a trarci fuori dal vicolo cieco che sembrava aprirsi solo su una voragine pronta ad inghiottirci tra gli sberleffi di aspidi e vipere, leoni e draghi? 
La quaresima ci offre di nuovo – e quante volte accadrà in futuro, come se nulla fosse successo prima – l’opportunità di riprendere il cammino della conversione, di orientare decisamente mente e cuore verso D-i-o. Abbandonare ogni velleità, superare ogni moto d’invidia e di orgoglio, liberare l’esistenza quotidiana dalla ruggine e dalle tante incrostazioni che impediscono la libertà di movimento e, prima ancora, soffocano il respiro del cuore. In una parola: convertirsi e tuffarsi nell’oceano della misericordia. Muovere i primi passi vacillanti e tremanti verso l’ombra dell’Onnipotente, trovare riparo sotto le ali dell’Altissimo fino a immergersi in lui, nostra dimora. E noi dimora sua. La vita in Cristo, Cristo nella nostra vita. Cristo nostra vita. 
È difficile? Certo! Sono robuste le gomene che ci tengono stretti alle vecchie abitudini. Non sempre abbiamo la forza di troncarle. Non sempre lo desideriamo con tutte le nostre energie. D-i-o ci ha scelti senza riserve. Ora tocca a noi pronunciare “Mio rifugio e mia fortezza, mio D-i-o in cui confido”. 
La consegna incondizionata a D-i-o è la condizione obbligata che permette a Lui di intervenire. Allora “darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede”. 
A questo punto il canto dell’introito suggella l’alleanza e l’amicizia ritrovate e rinnovate. La nostra povertà, prima ancora di balbettii o tante parole, si farà invocazione struggente. Il silenzio ci permette di accogliere il sorriso di una risposta che ci rassicura nella sventura. “Lo salverò e lo renderò glorioso. Lo sazierò di lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza”. Glorificabo eum: è l’intervento deciso e decisivo di D-i-o nella storia dell’uomo, intervento che è collocato al culmine melodico con un passaggio all’acuto raro in un canto che si muove nel più grave ambito del tetrardus plagale. Glorificabo eum: è il momento centrale di questo introito tripartito; è il momento centrale di una vita che dopo un cammino di conversione si apre alla lode di D-i-o e alla solidarietà sociale. In attesa dell’Alleluia pasquale non rimane che cantare Dominus vobiscum. Sursum corda. Gratias agamus Domino Deo nostro. Amen.
2013-2-17


Gradual Responsorial Aos seus anjos (original em latim Angelis suis). Gravação em português (mp3):

(clicai para aumentardes)


Tracto Qui habitat:
Aquele que habita na ajuda do Senhor, na protecção do Deus dos céus permanecerá. V. Dirá ao Senhor: És o meu padrinho, e és, Deus meu, o meu refúgio: esperarei n'Ele. V. Porque Êste me livrará do fosso dos caçadores, e da palavra áspera. V. Com seus ombros te sombreará, sob as penas dele esperarás. V. Com o escudo da sua verdade te circundará: Nom temerás o temor nocturno. V. Da flecha voadora de dia, do negócio fugidio pelas trevas, da ruína e do demónio do meio dia. V. Cairão ao teu lado mil, e dez mil às tuas direitas: nem tão-pouco de ti se aproximarão. V. Porque os seus Anjos mandou a ti, para que te protejam em todas as tuas vias. V. Nas mãos te carregarão, para que não ofendas na pedra o teu pé. V. Sôbre a víbora e a serpente caminharás, e espezinharás o leão e o dragão. V. Porque em Mim esperou, livrá-lo-ei: protegê-lo-ei, porque conheceu o meu Nome. V. Invocar-Me-á, e Eu ouvi-lo-ei: com este estou na tribulação. V. Resgatá-lo-ei, e gloficá-lo-ei; na longitude dos dias o enfartarei, e ostentá-lo-ei na minha salvação. 

Interpretação do eslovaco:




Sôbre êste tracto escreveu Tiago Barófio:
Q 1 - TRACTUS Qui habitat in adiutorio Altissimi (sal 90, 1-7. 11-16) (re plagale - II modo)
Nell’anno liturgico la quaresima costituisce una parentesi da cui è escluso l’Alleluia. Il carattere di esultanza pasquale ha fatto ritenere che il canto non fosse adeguato al clima penitenziale; pertanto in quaresima troviamo il canto interlezionale corrispondente sostanzialmente alla struttura dell’antica salmodia direttanea, il nostro tractus. Questo canto prevede la proclamazione del testo salmico integrale da parte di un cantore senza che ci siano altri interventi. Incluso nel repertorio della schola, il primitivo salmo ha subito una profonda modifica nello stile: è divenuto un brano melismatico. I frequenti e prolungati abbellimenti non nascondono, tuttavia, la struttura fondamentale della salmodia con le intonazioni, la corda di recita, la flexa, le cadenze.
Una particolarità ulteriore del tratto è che le formule salmodiche sono soltanto due: in re plagale (come oggi e la domenica delle palme) e in sol plagale (nelle altre domeniche e nei cantici della veglia pasquale). La presenza di due differenti repertori modali si fa risalire ai modelli: uno romano per le melodie in sol, l’altro gallico per i canti in re. Una piccola traccia di arcaicità si nota nel II verso del tratto odierno in cui si conserva una particolare corda di recita costituita da una serie di pes (re-mi: et refugium meum Deus), tradizione presente nei canti dell’antico uso beneventano.
Tutti i canti del Proprium odierno attingono il proprio testo al salmo 90. Il canto davidico apre vari squarci che aiutano a comprendere il momento presente. Il cantore propone un contrappunto che s’intreccia con il tema centrale dell’impegno cristiano evidenziato dalla liturgia. Nell’orazione colletta ci presentiamo a D-i-o come suoi fedeli, formati alla scuola di Noè (cfr. I lettura), e gli chiediamo “di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita”.
Non è poco, dal momento che non si tratta di imparare a memoria una formuletta e di accontentarsi di qualche esibizione ambigua per fare colpo sugli altri. È in gioco la nostra esistenza e di cristiani e, prima ancora, di persone. Cristo lo si conosce se “lo si vive”, se ne facciamo l’esperienza la cui luce si rifletterà secondo i modi e i tempi che non noi, ma lo Spirito sceglie come propizi.
In questo impegno, il salmo 90 diviene un sussidio importante. Prima di tutto riconosciamo il bisogno di un riferimento che troviamo solo in D-i-o “Mio rifugio e mia fortezza, mio D-i-o in cui confido” (v. 2). Nella fede, giorno dopo giorno, si diraderanno le nebbie e vedremo rasserenarsi l’orizzonte, si aprirà progressivamente lo scenario fino alla contemplazione della santa Pasqua: “Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie. / Sulle mani essi ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra. / Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi. / ‘Lo libererò, perché a me si è legato, lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome. / Mi invocherà e io gli darò risposta; nell'angoscia io sarò con lui, lo libererò e lo renderò glorioso. / Lo sazierò di lunghi giorni e gli farò vedere la mia salvezza’ ” (vv.11-16).

Em substituição do tracto Qui habitat, para o Louvor a Vós, Rei da eterna glória, podeis cantar a seguinte versão por nós criada.

Aclamação antes do Evangelho, durante a Quaresma (pdf)


uma outra versão já publicada pelos norte-americanos, com todos os textos permitidos pelo Missale Romanum (pdf).


Partitura do Ofertório Scápulis suis com versículos do Offertoriale Restitutum cum versiculis (PDF).


Ainda sôbre o intróito Invocábit e o ofertório Scápulis suis dêste Domingo, não deixeis de ler este interessantíssimo artigo de Fúlvio Rampi:

Obras maestras del canto gregoriano / El salmo de las tentaciones

Es el salmo 90, que se repite en todos los cantos del primer domingo de Cuaresma. Como en el introito y en el ofertorio, en un nueva ejecución que nos ofrecen los "Cantori Gregoriani" y su Maestro


de Fulvio Rampi




TRADUCCIÓN


Me llamará y le responderé;
le libraré y le glorificaré;
lo saciaré de largos días.

Quien habita al amparo del Altísimo,
vivirá a la sombra del Dios del cielo.

Me llamará...

*

Con sus plumas te cubrirá el Señor
y bajo sus alas te refugiarás;
su fidelidad te protegerá como un escudo.

(Salmo 90, 15-16.1.4-5)



ESCUCHA











GUÍA A LA ESCUCHA


Las observaciones sobre los cantos gregorianos que se proponen aquí necesitan una premisa fundamental: los textos de la totalidad de las cinco piezas propias del primer domingo de Cuaresma – introito, gradual, tractus, ofertorio, communio – están tomados todos ellos del salmo 90; algunos versículos de este salmo aparecen varias veces en la misma misa.

Es el domingo de las tentaciones de Cristo. Una antífona del oficio divino nos lo recuerda con una límpida síntesis: “Ductus est Iesus in deserto ut tentaretur a diabolo", Jesús fue llevado al desierto para ser tentado por el demonio.

En el relato evangélico se lee también, en particular, el momento en el cual Satanás le pide que se tire del pináculo del Tempo y ratifica su propuesta citando las Sagradas Escrituras: “Angelis suis mandavit de te…”, ha dado una orden a sus ángeles y ellos, con sus manos, te sostendrán.

Este es, precisamente, un versículo del salmo 90 que la liturgia ha adoptado sabiamente en el canto de gradual que sigue a la primera lectura.

Por tanto, mucho antes que en la proclamación del Evangelio se narre la exégesis del salmo por parte del demonio, la Iglesia ya ha hecho resonar su propia exégesis en el canto de la schola y del solista.

No solo. De nuevo, antes del Evangelio, en sustitución del aleluya, que ya no se entonará hasta la vigilia pascual, se ejecuta el potente tractus “Qui habitat”, cuyo texto está constituido prácticamente por la casi totalidad del salmo 90, incluido el versículo cantado anteriormente en el gradual.

Aquí, hay que hacer un inciso: este tractus es uno de los más largos del repertorio gregoriano, pues dura casi un cuarto de hora y ocupa un espacio – prácticamente en medio de la celebración -   que percibimos, cuanto menos, excesivo para los actuales ritmos de la liturgia. La provocación es aún más neta al no tratarse de una pieza procesional, es decir, que acompaña a un movimiento. La asamblea está quieta, sentada, sólo tiene que escuchar.

La elección de un tractus tan largo recuerda el problema de la duración de los cantos, cuestión esta que merecería una amplia reflexión y que debería afrontarse partiendo de la convicción de que es la propia Iglesia la que nos enseña, desde siempre, los criterios fundamentales de aproximación al texto, en vista de su expresión sonora llamada a convertirse en culto divino.

En este primer domingo de Cuaresma, el canto gregoriano dice claramente cuáles son estos criterios, mostrando con toda claridad que estos emergen de un recorrido que se asemeja totalmente a la “lectio divina”.

Las desmesuradas dimensiones del tractus, unidas a su complejidad compositiva llevan a cabo, efectivamente, una “lectio” del salmo 90, hecha sobre todo de insistencia, que se manifiesta en ámbito estrechamente musical con la reiteración de módulos compositivos de estilo florido. Insistencia que se puede encontrar también en la frecuencia con la que los mismos textos son propuestos varias veces en los distintos momentos litúrgicos.

Es el caso de los versículos 4 y 5 del salmo (“Scapulis suis obumbrabit tibi…”), que tras haber sido proclamados en el tractus son retomados, de manera absolutamente idéntica, tanto para el ofertorio como para la antífona de la comunión. No se trata de falta de fantasía, sino de la utilización del principio fundante de la "lectio divina", a través del cual se quiere “ruminare” el testo haciendo que resuene de distintas maneras, para después asignarle una colocación litúrgica diversificada por estilos y formas.

Es la expresión viva del deseo de la Iglesia de exaltar y producir deleite con los distintos matices de un mismo texto, de “macerarlo”, asimilarlo, interiorizarlo. Es precisamente esta insistencia, creadora de familiaridad y de adhesión plena a la Palabra de Dios, la que expresa la actitud espiritual de la “ruminatio”, fundamento del recorrido de la "lectio". Un recorrido que se sustancia en un “climax” expresivo, según el cual la intensidad creciente de los distintos momentos – desde la “ruminatio” a la “contemplatio” – se asocia a la progresiva complejidad de los estilos compositivos.

Este es el presupuesto que la Iglesia, a través del testimonio del canto gregoriano, pone como fundamento para la duración de los cantos. En lugar de optar por soluciones dudosas que sean ajenas a un recorrido de "lectio", por muy breves o largas que sean, sería un bien volver a aprender la severa lección de la Iglesia, la cual nos enseña desde siempre – y para siempre – de dónde partir para acercarnos con seriedad y respeto al texto sagrado destinado al canto litúrgico. Por tanto, no “quien canta bien reza dos veces” sino, más bien, quien reza bien canta más veces.

La idea de "lectio divina" que une los textos cantados de este domingo presupone y dilata también otro principio constitutivo del repertorio gregoriano, el de la relación.

El itinerario por “formas” – que acoge los estilos compositivos ordenándolos en momentos litúrgico-musicales bien caracterizados– no agota la naturaleza expresiva y estética del gregoriano: la “forma” está completada por la “fórmula”, término con el cual se entiende cada entidad musical, de dimensiones variables, fundada sobre el principio de la alusión.

Es lo que ocurre en el introito “Invocabit me”, en el acento del verbo “glorificàbo”: lo glorificaré. Dicho movimiento melódico-rítmico, aunque es de pocas notas, indica en realidad una llamada explícita a los cánticos de la Vigilia de Pascua, donde la misma fórmula resonará varias veces dando la señal definitiva del acontecimiento pascual.

Por tanto, el introito que inaugura los domingos de Cuaresma se configura, en este punto central, como momento alusivo de gran fuerza, en el cual ya está contenido el anuncio de la Pascua.

Es significativo también el hecho de que el texto adoptado para este introito haya sido tomado de la segunda parte del salmo 90, es decir, allí donde – contrariamente a cuanto sucede en los otros pasajes mismo – es Dios mismo quien habla en primera persona: “Me llamará y le responderé, lo libraré y le glorificaré”.

Y es precisamente sobre este último verbo "glorificaré" – verdadero y proprio vértice expresivo del introito – donde la utilización de la susodicha “fórmula" pascual hace que también la melodía alcance su punto culminante.

La promesa de la Pascua está presente desde el inicio del camino cuaresmal y no es casualidad que resuene – como en el primer introito del Adviento “Ad te levavi” – en octavo modo, el último de los modos gregorianos, señal también éste de una promesa de cumplimiento final.

7.3.2014


Sobre a antífona da comunhão Scapulis suis, lêde também o que escreveu Bruder Jakob:




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