sábado, 28 de dezembro de 2013

Música da Missa da Aurora do Natal / Ad Missam in Aurora

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF) 
  • Ofertório autêntico com versículos (PDF)
  • Próprio simplificado e traduzido em língua Portuguesa (GDrive, MP3)
Canta-se esta Missa também nas Missas Feriais do Tempo Natalício.
 


No intróito desta Missa canta-se o Lux fulgébit, aqui na interpretação do projecto eslovaco Graduale:




Sobre a comunhão Exsúlta fília Sion, reflecte Bruder Jakob (escrito a 1 de Janeiro):
L’antifona di comunione riprende il canto della II Messa di Natale (vedi). Oggi il motivo è forte poiché si celebra la solennità di Maria santissima madre di D-i-o ed è facile rileggere in chiave mariana l’invito a rallegrarsi tramandato dal profeta Zaccaria (9, 9). 
Basta qui ricordare il richiamo melodico che sottolinea la stretta relazione tra la filia Ierusalem e rex. Il Signore per lei è tutto. Tutta la sua vita è per lui. Da notare alcuni fatti che interessano la liturgia odierna e le celebrazioni che nel tempo si sono coagulate intorno al 1 gennaio. 
La dimensione mariale della festa odierna domina l’intera eucologia, compreso il prefazio. Di esplicita impronta mariale è una delle due antifone d’introito (Salve sancta parens) e il riferimento a Maria è presente pure nel Vangelo (Lc, 2, 16-21) con la visita dei pastori e l’imposizione del nome “Gesù” “quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione”. Gli altri testi della Messa ignorano del tutto la Vergine Madre. 
Non si comprende come mai, almeno alla comunione, non sia stato scelto un testo mariano o non sia stata recuperata l’antifona “Viderunt omnes fines terrae” che in passato si cantava sia a Natale sia il 1 gennaio. Il testo attuale del Messale “Iesus Christus heri et hodie, ipse et in saecula” (Eb 13,8) contribuisce ad approfondire il divario tra le “anime” che in modo confuso hanno voce in questa giornata. D’altra parte, nei secoli la liturgia del 1 gennaio ha avuto differenti sottolineature. Esplicita al riguardo è la testimonianza della liturgia ambrosiana. L’offerenda di oggi “Ubi sunt nunc dii eorum” è l’impronta profonda e ineludibile di un messaggio volto con forza e ironia a estirpare le radici pagane e difendere/liberare i battezzati dal fascino dei culti idolatrici. 
La storia del sentimento religioso nell’Europa latina, è affollata da idoli che poco per volta si sostituiscono al D-i-o di Abramo, al Padre del Signore Gesù. Il fenomeno si concretizza in modo sia palese sia velato, e perciò maggiormente subdolo. A primeggiare nel pantheon è Mammona in molteplici forme. Primeggiano l’egoismo e l’uso improprio del denaro. Si afferma il cinismo e s’insinua nelle pieghe dei cuori, penetra come baco roditore nelle intelligenze. Alternando lusinghe e minacce, l’idolo diviene il signore delle coscienze frastornate. Si perde il senso della realtà, i valori reali (misericordia, verità, giustizia …) sono prima irrisi, poi sostituiti da tanti principi di comodo. 
Anche i battezzati si avvicinano al baratro, spesso senza accorgersene. Anche loro possono ritrovarsi nel vortice di una spirale che sembra innalzare la persona alle vette della sua dignità, mentre la sprofonda nell’abisso del nulla. Spesso ciò avviene senza che si compia un’azione malvagia. Sempre avviene con la scomparsa di D-i-o dalla vita quotidiana. Senza l’ingombro di un dio, ci si sente più liberi. In realtà si è sempre più condizionati dagli idoli che fanno a gara nell’ assoggettare la persona. 
È opportuno fare oggi il punto della situazione. Uno dei segni più chiari del rinnovamento è Maria. Con lei ciascuna persona è chiamata a essere tutta di D-i-o. Si entrerà necessariamente per la porta stretta, ma di là dalla soglia si apriranno i pascoli verdeggianti verso i quali i Pastore guida il suo gregge. Con la figlia di Sion tutti potranno esultare e condividere la sua gioia.
Bruder Jakob 
Per approfondire un solo aspetto della festa del 1 gennaio cfr. ARNAUD JOIN-LAMBERT, La Disparition de la fête liturgique de la Circoncision du Seigneur: une question historico-théologique complexe, “EL” 127/3, 2013, 307-327.


A Aurora é aquele momento anterior ao amanhecer, em que já se vê a claridade do sol, mas ainda antes do seu nascimento. O Padre António Vieira dizia que este momento do dia é o mais simbólico da Virgem Maria, pois Ela já redimida carregou o próprio Deus ocultado no seu ventre e O deu ao mundo (cfr. Sermão de Nossa Senhora da Luz). A Lux do Sol que nasce simboliza o Deus que nasceu.

Acho muito curioso a insistência do Próprio desta Missa com a indumentária de Deus: no versículo do intróito, da aleluia, do ofertório: Dóminus decórem indútus est, índuit fortitúdinem, et praecínxit se virtúte. O Senhor está vestido de honra, vestiu-se de fortaleza, e cingiu-se de virtude. Porquê neste momento?

Ocorrer-me-ia dizer o seguinte: que a aurora é também o momento mais frio do dia, pois durante a noite a ausência do sol fez arrefecer o tempo, e depois o sol, incidindo novamente os seus raios sobre a superfície da terra, aquece-a. Ou seja: o Menino Jesus, nascido na noite, e residindo num estábulo de animais, certamente sentiu o frio da aurora, e como Se aqueceu? Certamente como o fazem os recém-nascidos: no contacto pele-com-pele com a Mãe, para Se aquecer, para cheirá-la, para ser por Ela segurado, para mamar do seu peito.

O Menino Jesus no ventre materno estava vestido com a honra da virgindade da Mãe; agora nasceu e vestiu-se com a fortaleza da Mãe que pariu humilhada, e cingiu-Se com os braços da Mãe, pináculo e perfeição de toda a virtude.

Música da Missa do Galo / Ad Missam in Nocte

Esta é a 2ª Missa do Natal do Senhor.

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Ofertório autêntico com versículos (PDF)
  • Traduções deste Próprio pelo Felipe da Inimutaba (GDrive).
  • Próprio Simples para qualquer das Missas de Natal baseado no Graduale Simplex pelo Ricardo Marcelo (indisp.)
O intróito é o Dominus dixit ad me, aqui na interpretação da schola gregoriana eslovaca:




O mesmo intróito, na interpretação da Capella Papal (24/12/2013):




Aleluia Dóminus díxit ad me, comentada pelo Tiago Barófio:
NATALE 1 (Messa della notte) ALLELUIA
Dominus dixit ad me: Tu es Filius meus, hodie genui te
(sal 2, 7)

Il canto della notte di Natale riprende il modello dell’Alleluia Ostende nobis della I domenica d’avvento. Tale melodia, secondo Karl-Heinz Schlager, è stata applicata a ben 39 diversi testi alleluiatici.
Nel brano odierno i due melismi più ampi del verso mettono in evidenza le parole “hodie …te”. “Hodie” è un vocabolo chiave nella liturgia cristiana d’Oriente e d’Occidente. L’azione liturgica non è mai una rappresentazione fantasiosa, è sempre una realtà concreta, presente, tangibile. È storia vissuta. “Te” si riferisce alla persona che D-i-o chiama alla vita e con cui stringe una relazione unica di stretta parentela, quale si costituisce tra genitore e generato. È suo figlio, lo riconosce tale. E in lui riconosce se stesso.
I Padri della Chiesa hanno letto il secondo salmo in chiave cristologica. L’interpretazione a Natale trova il suo compimento temporale e dischiude il velo che nasconde la vita di D-i-o fattosi uomo. Diviene uno di noi affinché ciascuno di noi possa riconoscersi in lui e divenire, a pieno titolo, figlio di D-i-o.
Tutto questo processo – D-i-o si fa uomo, la creatura è assunta nella vita divina – in questi tempi è oggetto di perplessità, irrisione, negazione. Per motivi religiosi quando si è o ci si dichiara atei, ma anche per motivi culturali e sociali che forse sono le cause più diffuse di una dilagante inquietudine sociale. Pochi anni or sono si è parlato molto della società senza padri. Oggi stiamo assistendo, impotenti, a una società senza figli. Figli cui si nega la vita, figli rimasti orfani prima di nascere, figli allontanati e ignorati, figli ridotti a pietre per colpire il coniuge da cui ci si separa…
Nella società occidentale – e purtroppo anche altrove – si alza una marea tempestosa e ormai incontrollabile di “non-figli”. I giovani vivono come topi nelle fogne e tra le rovine putride delle grandi città distrutte dalle rivoluzioni e dalle guerre, dalla Romania al Medio Oriente, dall’Africa alle Americhe. Poi ci sono i giovani derubati della loro giovinezza sostituita da lerce ridicole uniformi militari. Giovani strappati alla loro innocenza e invecchiati precocemente e in modo atroce quando sono costretti a fare i mediatori di morte nella distribuzione capillare di droghe e refurtive. È il mondo delle baby-bande, baby-ladri, baby-omicidi, baby-prostitute, baby … sono tutto fuorché giovani impegnati a costruire un futuro migliore, un avvenire di speranza, luminoso, ricco di promesse.
Poi ci sono i tanti giovani “non-figli” perché s’imbattono in uno Stato che è patrigno con tutte le caratteristiche squallide dei loschi figuri fissati nei racconti di Dickens. E ci sono anche “non-figli” divenuti tali avanti negli anni a causa del comportamento cinico di una Chiesa degenerata in matrigna, avida e cinica, come quella di Cenerentola…
In una società senza figli, non c’è più posto per il Figlio di D-i-o, sia egli Gesù Cristo, sia egli il battezzato che lo Spirito cerca di rianimare, ricuperare alla vita di D-i-o e alla vita degna di una creatura. La crisi del Natale – in alcune città europee è vietato fare un presepio in pubblico – è senz’altro una crisi religiosa, investe la fede ormai sgretolata e maleodorante. Ma è anche una crisi esistenziale che colpisce la persona nella sua dimensione individuale e sociale. Sono due aspetti di un’unica tragica realtà dove causa ed effetto si avvicendano e si scambiano continuamente i ruoli.
La conclusione provvisoria di questa degenerazione è la baldoria di molti cenoni e di quanto vi ruota intorno. Oppure il silenzio agghiacciante di chi si ritrova emarginato, al freddo, abbandonato da tutti, senza poter neppure gustare una fettina di panettone e sorseggiare un dito di vino annacquato. In entrambe le prospettive s’affaccia il clima tetro della disperazione. Chi non ha figli, non ha padri. I “non-figli” rimandano soltanto a “non-padri”. È la tragedia di questo tempo, alla vigilia di un nuovo Natale.
Per tutti questi motivi risuonerà estraneo, ma pure ci interpella e forse riuscirà a scuoterci il cantore quando ci ricorderà che oggi, qui, a te e anche a me D-i-o rivolge una parola e annuncia una promessa: “Tu sei mio figlio”.

Comunhão In splendoribus sanctorum, na interpretação da Capella Papal (24/12/2013):



Comentário a esta Comunhão, pelo gregorianista Tiago Barófio (PDF).

Não deixes de escutar a 1ª aula de Giacomo Baroffio no Curso Introdutório de Gregoriano, sobre esta comunhão.

terça-feira, 3 de setembro de 2013

Versiculário Gregoriano

Resumo dos tons salmódicos usados para declamar os versículos nas antífonas do intróito e da comunhão da Missa (cfr. De ritibus in cantu Missae servandis). Espero que seja útil. Qualquer dúvida que tenhais, colocai-a.

Descarregar PDF. Ou ver no Scribd:


Ao Luís Lopes Cardoso, maestro da capella, que reviu esta cábula;
ao Anton Stingl, editor do Graduale restitutum, pela revisão, correcção e sugestões feitas;
e ao Ricardo Marcelo, pelo manifesto uso que tem dado ao documento:
muito obrigado!


sexta-feira, 30 de agosto de 2013

Magistério da Igreja sobre Música Litúrgica

No último par de anos temos tentado publicar e organizar alguns documentos pouco acessíveis na internet (ou apenas em línguas que não a nossa) sobre o assunto em epígrafe.

Acontece que encontrei recentemente no portal da Escola Diocesana de Música Sacra da Diocese de Coimbra a seguinte secção de "Documentos" na qual se completa com maior perfeição e arranjo a tarefa que idealizámos cumprir:
Nesta secção pretende-se disponibilizar documentos do magistério da Igreja relacionados com a Música Sacra. Pretende-se assim não só apoiar os alunos da EDMS e todos aqueles que se dedicam a este ministério, bem como divulgar a posição oficial da Igreja sobre a música sacra em geral, e em particular sobre a sua interacção com a liturgia.

Os documentos são naturalmente divididos em 4 subsecções dedicadas, respectivamente:

- aos documentos directamente relacionados com a EDMS emitidos pelo Bispo Diocesano de Coimbra (EDMS);

- aos documentos emitidos pelos Sumos Pontífices e pelo Concílio Vaticano II (Pontifícios / Conciliares);

- aos documentos produzidos pelos diversos dicastérios da Cúria Romana que apoiam a missão dos Papas (Dicastérios da Cúria Romana);

- aos documentos da responsabilidade de outras entidades, como a Conferência Episcopal Portuguesa ou diversos bispos diocesanos (Outros);
Portanto, é com muita alegria que encaminhamos todos os nossos leitores para a referida página. Passaremos a dedicar mais templo ao que considerardes ser mais útil.

quinta-feira, 27 de junho de 2013

Aclamações Depois da Consagração, em Português

A música é do Padre Estêvão Luís Jardim, sacerdote da Companhia de Jesus que esteve 50 anos nas Missões em Moçambique e Angola, e lá ensinou os locais a saudarem o Corpo de Deus com estas melodias. Ao que parece, só há música publicada para uma das três aclamações que o Missal Romano de Paulo VI prevê para este momento, pelo que o Padre compôs para as outras duas:


JPEG. PDF.

Acclamationes post consecrationem

Anno B: Mistério admirável da nossa fé.
R/ Quando comemos deste pão,
e bebemos deste cálice,
anunciamos, Senhor, a vossa morte,
esperando a vossa vinda gloriosa.
AnnoC: Mistério da fé para a salvação do mundo.
R/ Glória a Vós, que morrestes na Cruz,
e agora viveis para sempre.
Salvador do mundo, salvai-nos.
Vinde, Senhor, Jesus.

segunda-feira, 22 de abril de 2013

Música para Órgão na Missa

Nota prévia: para a melhor execução da música litúrgica, recomenda-se a frequência dos cursos com Monsenhor Alberto Turco.

Todos os documentos do Magistério da Igreja (que eu conheço) são unânimes ao afirmar que «o canto gregoriano sempre foi considerado como o modelo supremo da música sacra, podendo com razão estabelecer-se a seguinte lei geral: uma composição religiosa será tanto mais sacra e litúrgica quanto mais se aproxima no andamento, inspiração e sabor da melodia gregoriana, e será tanto menos digna do templo quanto mais se afastar daquele modelo supremo» (S. Pio X, 22-11-1903).

Ora, tocar num órgão de tubos as velhas melodias gregorianas compostas para serem cantadas a uma só voz, em uníssono coral, pode parecer um empobrecimento das potencialidades deste instrumento, o qual, «desde sempre e com boa razão, (...) é classificado como o rei dos instrumentos musicais, porque retoma todos os sons da criação e (...) dá ressonância à plenitude dos sentimentos humanos, da alegria à tristeza, do louvor à lamentação. Além disso, como toda a música de qualidade, ao transcender a esfera simplesmente humana, remete para o divino. A grande variedade dos timbres do órgão, do piano até ao fortíssimo arrebatador, faz dele um instrumento superior a todos os outros. Ele é capaz de dar ressonância a todos os aspectos da existência humana. De algum modo, as múltiplas possibilidades do órgão recordam-nos a imensidade e a magnificência de Deus» (Bento XVI, 13-9-2006).

Com efeito, encontram-se na net várias partituras para acompanhar o canto gregoriano. No entanto, muitas destas harmonizações retiram importância ao desenho melódico original, dão-lhe um carácter tonal e não modal, e deixam o organista na ignorância quanto ao ritmo correcto, o qual não pode ser expresso sem recorrer aos neumas originais de S. Gall e Laon.

Por isso, é fundamental que o organista estude primeiro o canto gregoriano per se, que se imbua do espírito mais perfeito da música sacra e depois o transporte para o órgão. Quando estiver à vontade no tangimento da melodia gregoriana, com o ritmo e registo mais apropriados, poderá querer, por exemplo, acrescentar-lhe um pedal que acompanhe a melodia, e a destaque.

De facto, foi de modo semelhante que surgiram os primeiros géneros de música polifónica na Idade Média, a chamada polifonia gótica: uma melodia muito elaborada (melismática) inspirada no canto gregoriano clássico era cantada pela voz principal, enquanto as outras lhe criavam um ambiente harmónico coerente. Com o tempo, as outras vozes foram ganhando também destaque, umas vezes imitando a melodia gregoriana original, outras vezes nem tanto. Por altura do Renascimento (séculos XV-XVII), muitas das composições litúrgicas ainda se inspiravam claramente na melodia gregoriana original; outras, mais livres - os motetes -, embora não seguissem o desenho melódico gregoriano, nem por isso abandonavam o ambiente modal e a suavidade rítmica que garantem aquele sabor a solenidade e respeito indispensável duma celebração litúrgica.

Na verdade, a polifonia do Renascimento é considerada o género musical mais nobre e digno de integrar a Liturgia de Rito Romano - claro está que a seguir ao canto gregoriano -, como reafirmou em Novembro de 2012 o Papa Bento XVI:

«Comprometei-vos por melhorar a qualidade do canto litúrgico, sem ter receio de recuperar e valorizar a grande tradição musical da Igreja, que no gregoriano e na polifonia tem duas das expressões mais nobres (cf. Concílio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 116).»

Significa isto que muito do repertório composto no período barroco e seguintes, na verdade não será o mais conveniente de ser interpretado durante a Liturgia - inclusive Bach, e Mozart! -, a pesar de ser música sacra de suprema beleza, que sem dúvida a tanta gente toca e aproxima de Deus.

Alguns Papas (p.ex. S. Pio X em 1903, Pio XI em 1928) apontam mesmo como o mais digno de ser interpretado durante a Liturgia o compositor italiano Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-94), cujas belas obras ainda hoje se ouvem durante a Liturgia Papal. Mas há muitos outros autores a conhecer: Johannes Ockeghem, Orlando di Lasso, Josquin des Prés, Thomas Thallis, William Byrd, Francisco Guerrero, Tomás Luis de Victoria, entre tantos, e tantos outros.

E lusófonos? Também os temos: Pedro de Escobar, Manoel Cardoso, Filipe de Magalhães, Francisco Martins, João Lourenço Rebello, Diogo Dias Melgaz, D. João IV, Frei Roque da Conceição... Para obter as suas partituras, há alguns recursos úteis, tais como o sítio dos Órgãos de Portugal, a CPDL, a colecção Portugaliae Musica, ou ainda, para os puristas que gostam da notação mensural branca, a Portuguese Early Music Database.

Este repertório, composto originalmente para côro (por vezes com outros instrumentos), não está, de modo algum, ao alcance da esmagadora maioria dos nossos córos litúrgicos. Muitas paróquias não têm cantores em número e qualidade suficientes para interpretarem o canto gregoriano ou a polifonia do Renascimento com a dignidade que estes exigem, sobretudo se pensarmos que o texto litúrgico do próprio varia diariamente, o que obriga a uma mudança contínua de repertório. Neste aspecto, um organista interessado e persistente poderá mais facilmente estudar uma ou outra peça para tocar durante a Liturgia, e desempenhar um papel insubstituível para a glorificação de Deus e santificação dos fiéis, para que mais e mais deles se sintam em casa quando ouvem a Sua música.

Sim: tocar no órgão de tubos as composições polifónicas para múltiplas vozes que a Igreja nos legou através dos séculos. Deste modo, não correremos o risco do improviso genérico fora da tradição. Pode parecer estranho tocar a partir de um sistema de 4 pentagramas ou mais, mas no passado era o que os tangedores do órgão faziam, como se vê por exemplo pelas Flores de Música do Padre Manuel Rodrigues Coelho (1620):




Aliás, os organistas da época tocavam peças de polifonia escrita em livro de côro, com as vozes separadas:




E já que o repertório polifónico oferece um tão vasto leque de peças adequadas à Liturgia, poderemos escolher uma que se adecúe à circunstância na qual vamos tocar. O que faz colocar a questão: em que momento da Missa tocar? Para responder a esta pergunta, é necessário ter em atenção que:
  1. esses momentos são os que o celebrante considerar apropriados;
  2. o organista não deve atrasar a cerimónia nem deixar o celebrante à espera;
  3. há momentos da Missa em que é conveniente manter o silêncio (p.ex. depois da homilia);
  4. há tempos litúrgicos em que é conveniente haver especial moderação no uso de instrumentos musicais (Advento e Quaresma, cfr. IGMR 313);
  5. há orações da Missa que não devem ser nunca suprimidas ou abafadas pela música; nestes casos, o órgão manter-se-á em silêncio ou, quando muito, sustentando o canto, como fôr julgado mais conveniente;
  6. o povo deve interiorizar que o som do órgão serve para facilitar a oração e não para permitir o desrespeito pelo espaço sagrado (conversa com as pessoas do lado, deslocação ruidosa pela igreja, etc.).
Dito isto, sobram poucos momentos em que o órgão possa soar sozinho:
  • aqueles para os quais os livros litúrgicos não prescrevem que se diga qualquer texto (antes de começar a Missa, depois de cantada a antífona da comunhão, depois de concluída a Missa), devendo ponderar-se o benefício do órgão em relação ao silêncio (p.ex. na acção de graças);
  • aqueles em que o texto litúrgico prescrito pode ser omitido ou apenas lido secretamente pelo celebrante (antífona do intróito, antífona do ofertório, antífona da comunhão);
  • aqueles que são sobejamente conhecidos de todos e podem ser substituídos pelo órgão de tubos conforme o uso alternatim (p.ex. Kyrie), em que órgão e côro intervêm alternadamente como se dialogando.
Assim, por exemplo:
  • Se vou tocar durante o rito penitencial da aspersão do povo com água benta, fora do tempo Pascal, eu sei que o texto indicado pelo Graduale Romanum (pág.707) para esse momento é o Asperges me, Domine, hyssopo, et mundabor: lavabis me, et super nivem dealbabor (Salmo 50,9), pelo que posso escolher a peça homónima de Manoel Mendes:
  • Se me pedem que toque durante ou depois da comunhão na Missa da Vigília do Nascimento do Senhor, vejo que o Graduale Romanum (p.40) indica para este momento o texto Revelabitur gloria Domini: et videbit omnis caro salutare Dei nostri (cf. Isaías 40,5), pelo que poderei tocar a peça de Estêvão Lopes Morago:





E assim para qualquer outra ocasião. Deste modo, o som do órgão aproxima-se da perfeição da voz humana e «converte-se num sinal eminente do cântico novo que devemos cantar a Deus. De facto, cantamos verdadeiramente um cântico novo quando vivemos dignamente, quando aderimos à vontade de Deus com alegria e entusiasmo, quando cumprimos o mandamento novo, amando-nos uns aos outros» (Ritual de Bênção do Órgão).

Órgão da Catedral de Mariana,
em Minas Gerais, no Brasil.

Por favor comentai dando a vossa opinião ou identificando elos corrompidos.
Podeis escrever para:

capelagregorianaincarnationis@gmail.com

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