segunda-feira, 13 de outubro de 2014

Cânticos próprios da 1ª Semana do Tempo Comum / Hebdomada Prima

Estes cânticos servem para as Missas feriais, uma vez que no Domingo habitualmente celebra-se o Baptismo do Senhor.

Partituras:
  • Próprio autêntico (PDF)
  • Ofertório autêntico com versículos (PDF)

Intróito In excelso throno, aqui comentado por Tiago Barófio:

L’inizio dell’anno sociale coincide all’incirca con l’inizio del tempo liturgico ordinario. Oggi la visione apocalittica riverbera un’eco delle celebrazioni natalizie ed epifaniche. Una folla di angeli – sottolineata dal culmine melodico dell’introito – canta unanime l’Uomo, il cui dominio è eterno. L’intreccio di citazioni profetiche (Daniele e Isaia) non dimentica la creatura. Attonita essa s’affaccia sulla scena e scopre il cammino aperto davanti a sé: è tracciato dai versi iniziali del salmo 99 cantati nell’alleluia e nell’offertorio.
Tutta la terra è chiamata a manifestare la propria gioia in un impegno di servizio vissuto con leggerezza, con la letizia zampillante dalla libertà e dalla riconoscenza per aver scoperto la via della vita (salmo 15, 11 antifona di comunione).
Sono questi – il canto di lode a D-i-o e la vocazione-missione realizzata nella gioia – i temi centrali che i canti del Proprium Missae ribadiscono più volte in questa settimana. Si tratta di gettare le fondamenta di un arco che s’innalza verso il cielo e troverà il suo culmine nel Triduo pasquale per poi scendere dolcemente nei mesi estivi e autunnali verso la conclusione dell’anno liturgico. Arcata ampia che si costruisce attraverso la successione di tanti brevi tratti in salita e discesa, momenti di gioia e spazi divorati dall’incertezza, dalla paura, dal fallimento.
Adimplebis me laetitia cum vultu tuo canta di nuovo il salmo 15 alla comunione: ci scuote e allontana l’ombra di gelide tristezze, mette in primo piano il sorriso di Gesù verso i pastori e i Magi, lo sguardo umile del Battezzato nelle acque del Giordano, gli occhi solidali e illuminanti che accompagnano il gesto inaudito che fa di un poco d’acqua botti di generoso vino inebriante. I magnalia compiuti da D-i-o nella storia d’Israel e dei poveri (salmo 71 del responsorio graduale) sono l’anticipo dei gesti – spesso nascosti e ovvi, talora sconvolgenti e inauditi – che lo stesso D-i-o compie anche oggi. Ma per vederli occorre lo sguardo della fede e la semplicità dei piccini. Occorre la radicazione in un'allenza con D-i-o, in forza della quale si squarciano le nubi e nella luce di mille arcobaleni si ode, si vede, si tocca con mano, si conosce...
Notas mihi fecisti vias tuas è sempre il salmo 15: ci invita a rientrare in noi stessi per poi volgere l’attenzione ai tanti segni della Presenza che sempre ci accompagna, discreta e vigile. Tu sei il D-i-o che fa meraviglie, risuona l'eco del salmo 76, 15. Nome che ci precede e che ci segue ovunque. Il D-i-o fatto Uomo ci tiene per mano affinché negli scivoloni non abbiamo a rimanere per terra (salmo 36, 24).
È indicativo che vedendoci muovere i primi passi nel tempo ordinario, la Chiesa metta nel cuore della famiglia liturgica questa preghiera: Ispira nella tua paterna bontà, o Signore, i pensieri e i propositi del tuo popolo in preghiera, perché veda ciò che deve fare e abbia la forza (in latino convalescant) di compiere ciò che ha veduto.
Vedere e ricordare le opere di D-i-o per scoprire gli atteggiamenti veri da assumere, noi suoi figli, e le azioni da compiere. In un gesto creativo di totale gratuità. Durante un anno di “convalescenza”, nel ricuperare ogni giorno, anche in quello più “ordinario”, la dignità creaturale e battesimale. In excelso throno...

Alleluia Iubiláte Deo omnis terra comentada por Tiago Barófio:
Iubilate Deo omnis terra, servite Domino in laetitia (sal 99, 1) (mi autentico - III modo)

La melodia di questo Alleluia è originale e presenta due archi che dal mi (re) raggiungono il do acuto con un movimento a intreccio si-do-la si-sol sol-mi invece della discesa lineare do si la sol mi. Una variante si ritrova alla fine si-do-si la-si-la sol-la-sol-mi (“laetitia”). Il culmine melodico sottolinea l’interlocutore cui si rivolgono il salmista ieri e oggi il cantore: “omnis terra”.
All’inizio del tempo ordinario a metà gennaio, proprio questo anno l’attenzione è galvanizzata da eventi terrificanti e immagini laceranti. Sembra che il Male stia preparando una offensiva senza precedenti con picchi di crudeltà cinica da Parigi all’Africa centrale e oltre. Si fa un gran parlare di diversità tra culture e religioni, come se l’ambiente sociale umano fosse ridotto a uno zoo con diverse specie di sanguinari animali selvaggi. Ciascuna attenta soltanto alle proprie necessità, per soddisfare le quali si impone l’annientamento degli avversari. 
Tutto avviene intorno al Natale, il giorno in cui dovremmo trovare nel nostro cuore un barlume di luce che ravviva la vita, permette di scoprire sul volto del prossimo il sorriso di un fratello e di una sorella. Sì, tutti fratelli perché figli di un unico Padre, lo si chiami pure con molteplici nomi. 
È facile accusare gli altri. Ci si dimentica che probabilmente, al loro posto, avremmo fatto le stesse iniquità, ci saremmo forse comportati peggio. Ci dimentichiamo che eventi straordinari sono l’esito di atteggiamenti irrilevanti. Chiudiamo un occhio o entrambi nel concederci piccoli gesti illegali (“intanto non danneggiamo nessuno”). Tolleriamo minime infrazioni compiute in nome di una illusoria furbizia, soprattutto per non sfigurare di fronte ai maestri del nulla. Alla fine abbiamo l’ardire spudorato di ergerci a giudici implacabili nei confronti di quanti non abbiamo aiutato, forse dopo averli sfruttati. È difficile, ma non impossibile, tirarsi fuori dalla corrente vorticosa della corruzione, della violenza verbale e fisica, dell’inganno e dell’oppressione del prossimo. È difficile, soprattutto quando si è eretto a nostra difesa un alto muro che ci separa e ci nasconde da D-i-o e dal Vangelo. Senza bussola si rischia di perdere l’orientamento e di fare le scelte sbagliate di un giorno, di una vita.
Ciò nonostante il cantore non demorde e si sforza di far giungere a tutti noi un messaggio, le parole iniziali del salmo 99. Se potessimo soltanto trovare la forza di dargli fiducia, almeno una volta.
“Servite Domino in laetitia”. La prima cosa che ci viene chiesta è di metterci a servizio del Signore. Cosa che appare difficile, anzi assurda. Noi servi che dobbiamo dipendere da qualcuno rodendoci il fegato per il resto dell’esistenza? Purtroppo sbagliamo proprio nella partenza perché applichiamo a D-i-o la dinamica della convivenza umana, spesso ambigua, oppressiva. Occorre, al contrario, stabilire una relazione giusta con D-i-o e cercare poi di applicare questa nuova dinamica alle relazioni umane. Servire D-i-o non getta in una condizione di schiavitù, bensì dona alla persona la libertà propria dei figli. Osservare la Legge di D-i-o impone certamente un cambiamento di rotta, ma aiuta a ricuperare il meglio di noi stessi e degli altri. La disciplina del Vangelo non limita le potenzialità personali, anzi dilata cuore e mente, spalanca le porte verso la pace e la letizia.
Questa è la premessa che rende possibile realizzare l’invito “Iubilate Deo omnis terra”. Tutta la terra, nessuno escluso.

Comunhão Notas mihi fecisti vias vitae, aqui comentada por Bruder Jakob:
Sotto il profilo modale è uno dei canti più interessanti di tutto il repertorio gregoriano. Sono state infatti individuate nelle fonti medievali quattro valutazioni che assegnano l’antifona rispettivamente al re autentico (recensione con finale do ripresa nel Graduale Novum), al mi plagale, al fa autentico e al sol autentico (come nel Graduale Romanum del 1908 e nelle successive ristampe, compreso il Graduale Triplex).
La melodia in VII modo alla fine delle singole sezioni cadenza sul si e sulla tonica sol; entrambe queste note sono raggiunte alla fine di un arco melodico; tranne il segmento iniziale che scende dal mi al si. La presenza eccezionale del culmine melodico all’inizio del canto (mi) e la ripetizione “ossessiva” per quattro volte sul motivo mi-re fanno capire l’importanza dell’inciso “Notas mihi fecisti”, la cui forza va sostenuta con l’esecuzione assai articolata di tutte le note, anche per evitare una sequenza di suoni che altrimenti risulterebbero pesanti e senza senso.
Ci troviamo all’inizio dell’anno civile, nella prima settimana del tempo ordinario dell’anno liturgico. L’antifona sembra quasi la risposta all’implorazione accorata rivolta a D-i-o nella prima domenica d’avvento con le parole del salmo (24, 4). “Vias tuas, Domine, demonstra mihi; et semitas tuas edoce me” si è cantato con la salmodia dell’introito e con il verso del responsorio graduale.
Nell’evento natalizio si è contemplato il volto di D-i-o nel Logos fatto carne, divenuto un Bimbo che sorride e infonde letizia. Il Bimbo con lo sguardo e le manine trasmette dei segnali inequivocabili che tracciano il suo e nostro itinerario verso la Risurrezione e la Pentecoste, passando dal Tabor.
Si apre davanti a ciascuno un groviglio di vie e di indicazioni, talora contraddittorie, alcune fuorvianti; conducono in precipizi o si bloccano in vicoli ciechi. È difficile la scelta, tanto più che la curiosità, innata e spesso presuntuosa, sollecita a fare tentativi nell’illusoria certezza che “se va male, si ritorna indietro” (il che non è affatto vero. Ogni possibile ritorno non riconduce al punto di partenza, ma ad altri incroci).
Groviglio di vie, molteplici opportunità, richiami taciti e assordanti. Alcuni si scoraggiano. Si lasciano trascinare passivamente dalla corrente più forte, quella che sembra la più sicura, forse per infrangersi dopo poco in maniera fragorosa e disastrosa.
“Notas mihi fecisti vias vitae” intona la voce del cantore. Incerto forse sulle proprie esperienze, egli pone tutta la fiducia nell’esperienza del salmista, nell’esperienza della Chiesa peregrinante, nei gesti sacerdotali, profetici e regali di Cristo. “La pietra scartata dai costruttori, è divenuta testata d’angolo”. Il Bimbo fragile del presepio è la roccia sicura su cui si può costruire una dimora salda capace di resistere a ogni bufera. Il Maestro itinerante, presente in tante comunità accoglienti e altre diffidenti e ostili, non solo ha pronunciato parole di verità, Egli è “la via, la verità, la vita”.
Come Maria a Betania, così il cantore ogni giorno si mette ai piedi di Gesù. Attraverso le pagine evangeliche il Verbo si fa presente, apre il cuore, condivide la sua missione, infonde nuova linfa alla vita. L’esperienza grazie al canto risuona in altri cuori, apre orizzonti di speranza. Si dischiude la via di un nuovo anno. Nel segno di Cristo salvatore.

domingo, 28 de setembro de 2014

'Et incarnatus est' polifónico

O Prior pediu-nos que preparássemos um Et incarnatus est polifónico para cantarmos durante a profissão de fé (Credo) que será cantada em canto gregoriano na Missa de Natal.

O Et incarnatus est de Spíritu Sancto ex María Vírgine et homo factus est é um momento de especial solenidade na profissão de fé, em que a Liturgia nos pede uma vénia, ou, no caso da Missa de Natal, que nos ajoelhemos com um joelho, ou com os dois, se o Credo fôr cantado.

Das inúmeras versões polifónicas de grande qualidade que existem para este cântico, escolhi a da Missa de Sancto Joseph de Gaspar Fernandes, para três vozes, por razões de comodidade coral: o superius para as vozes do côro infantil e feminino; o tenor para mim, que vou dirigir; e o bassus para o celebrante, que
sabe ler música.

Descarregar PDF, MIDI, Musescore.
Nota: na partitura original as vozes são 1º alto, 2º alto, e tenor;
nos compassos 13, 14, e 16, troquei as notas mais graves do soprano com as do tenor,
de modo a reduzir o âmbito do primeiro e evitar a descida aos sol e si graves.


Esta Missa encontra-se no volume XLIV da Colecção Portugaliae Musica da Imprensa Nacional-Casa da Moeda, no qual constam ainda várias peças polifónicas para a Missa e Liturgia das Horas, em Latim:



Gaspar Fernandes nasceu em Évora, em Portugal, entre 1565 e 1570, e durante a juventude foi instruído na arte musical na vibrante Sé catedral daquela cidade, tendo possivelmente sido discípulo de Manuel Mendes e colega de Filipe de Magalhães, dois dos melhores compositores portugueses de sempre. É possível que tenha sido organista naquela igreja.

Mais tarde, por volta de 1599, Gaspar Fernandes emigrou para o Novo Mundo, tendo ocupado ao longo da sua vida os cargos de cantor litúrgico, professor e vigilante dos meninos do côro, mestre de capela, e organista nas Catedrais da Guatemala e de Puebla, no actual México. Faleceu em 1629.

Durante a sua vida, para além das funções já aludidas, Gaspar Fernandes compôs centenas de vilancicos sacros, que são pequenas peças corais em língua vernácula (castelhano, português, e nos vários dialectos ameríndios e crioulos do Novo Mundo). O compositor reuniu ainda e copiou inúmeras peças polifónicas litúrgicas de autores europeus na posse das Catedrais do Novo Mundo nas quais trabalhou: coligiu-as em códices, organizados para o uso litúrgico, e para as peças que faltavam, preencheu ele mesmo o espaço vazio compondo as suas próprias versões polifónicas, originais. São estas últimas que figuram na edição da INCM aqui publicitada.

Os entendidos dizem que as composições de Gaspar Fernandes não são da máxima genialidade, face ao que à época se produzia na Europa. Mas suas vida e obra nos ensinam que o ministério de músico litúrgico na Igreja deve ser exercido com humildade: Gaspar Fernandes aceitou sair de Portugal, onde ficaram outros mais capazes do que ele; e, já no Novo Mundo, preferiu copiar, ensaiar e cantar composições alheias em vez das suas próprias.

Também nos ensina que o músico católico deve ser missionário junto dos mais pobres: Gaspar Fernandes dedicou-se ao ensino das crianças ameríndias, e compôs para elas músicas vernáculas de espiritualidade popular. E as suas composições litúrgicas mostram-nos o senso práctico de quem se preocupa simultaneamente com a dignidade exigida pelo culto divino e os limitados recursos disponíveis.

Ensina-nos finalmente que em música litúrgica não se fazem omeletes sem ovos: Gaspar Fernandes foi quem pôde ser porque recebeu a sua educação dos melhores professores do seu tempo, numa das igrejas mais opulentas e numa das cidades mais poderosas da Potência que então era Portugal. E toda a vida foi pago pelos seus serviços.


Por tudo isto, muito nos honra termos na nossa História, na nossa Igreja, e no nosso reportório alguém "semelhante a um pai de família, que soube tirar do seu tesouro coisas novas e coisas velhas."

domingo, 14 de setembro de 2014

Códigos GABC de alguns cânticos gregorianos em Português

Temos preparado alguns cânticos gregorianos que queremos deixar à vossa disposição: cânticos da Missa, prefácios, Liturgia das Horas, etc. Estes cânticos estão codificados na linguagem GABC. Estão disponíveis nesta folha de cálculo do Google:


Esta folha de cálculo será actualizada com as novas contribuições dos contribuidores. No futuro, poderemos - se Deus quiser - dar algum sentido de unidade a estes cânticos e publicar talvez o 1º livro litúrgico de canto gregoriano em língua portuguesa.


https://docs.google.com/spreadsheet/ccc?key=0Av49DNLJY_kvdGxrZlRWNFQxQ1h1aUZiYUpFTkdCRUE&usp=sharing


Ser-os-á igualmente útil a folha de cálculo com os códigos dos cânticos do Graduale Simplex em Latim.

Cânticos próprios de Santa Cecília, Missa em 22 de Novembro de 2014

Se Deus quiser, comemoraremos o aniversário da constituição da nossa Escola de Música de Ferragudo cantando na Santa Missa no próximo dia 22 de Novembro de 2014, dia da Festa da Padroeira da nossa schola.

Eis as partituras, cujo PDF podereis descarregar:
  • Intróito Loquébar (MP3)
  • Gradual Áudi fília (MP3)
  • Aleluia Quínque prudéntes vírgines (MP3)
  • Ofertório Offeréntur régi vírgines próximae com o versículo Eructuáuit (MP3)
  • Comunhão Confundántur supérbi (MP3)
  • Final Cantántibus órganis (antífona de Laudes, MP3)
Todos os cânticos próprios estão editados em notação quadrada-neográfica, isto é com as informações melódicas, rítmicas, e expressivas, dadas pelos manuscritos gregorianos mais antigos, nomeadamente de São Galo. Inclui-se ainda o Confiteor Deo omnipotenti ... et tibi pater (MP3).


As peças do ordinário serão do Kyriale Romanum: Missa VIII De ángelis, com o Credo III.

Agradecimentos especiais:
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Elo para a gravação dalguns cânticos durante a cerimónia celebrada pelo Padre Miguel Ângelo, 22-11-2015.


Santa Cecília

terça-feira, 9 de setembro de 2014

Laudes de S. João Crisóstomo, 13 de Setembro

Descarregai o PDF com os cânticos gregorianos em Português:
  • Hino "Bôca de Ouro"
  • 1ª Antífona, Vós sois a luz do mundo (Mateus 5,14), com o Salmo 62(63),2-9
  • Leitura breve (Sabedoria 7,13-14)
  • Responsório breve "Que os povos da terra"
  • Preces, com o refrão "Apascentai, Senhor, o vosso rebanho!"

https://db.tt/BG2OJ3xI

domingo, 20 de julho de 2014

Cânone Romano em Canto Gregoriano em Português!

Oração Eucarística I da Forma Ordinária do Rito Romano, segundo o tom mais solene: PDF.


https://www.dropbox.com/sh/ly9cndcin71pnfm/AAA8yyK1-NUqs45w-G_b1lPwa/Canon%20solene%20em%20Portugu%C3%AAs.pdf

Conhecei tão-bem a interessantíssima edição do Secretariado Nacional de Liturgia, para o Canto do Celebrante, que por uns míseros 20 € oferece as melodias para tôdas as orações do celebrante durante a Eucaristia.


sexta-feira, 11 de julho de 2014

Salmo Responsorial Gregoriano em Português!

Nota prévia: para a melhor execução destes cânticos, recomenda-se a frequência dos cursos com Monsenhor Alberto Turco.

Para cada Missa, tendes duas opções à escolha:
  1. Optais pelo Responsório Gradual, indicado pelo livro Graduale Romanum. 
  2. Optais pelo Salmo Responsorial do Leccionário Romano.

Tomemos o exemplo da Missa ferial da 6ª Feira da XXVª Semana do Tempo Comum, ano par.

1. Responsório Gradual do Graduale Romanum

Esta é a opção mais tradicional, e solene. Para o dia escolhido, o Responsório Gradual indicado pelo livro Graduale Romanum, na página 340, é o Dirigátur orátio mea:



Ouçamo-lo:



Lindíssimo! Dada a enorme diferença entre o que acabámos de ouvir e o que estamos habituados a ouvir na Missa como "Salmo Responsorial", tentarei explicar as vantagens de escolhermos o Responsório Gradual clássico para as nossas celebrações, em vez do moderno Salmo Responsorial como apresentado no Leccionário.

Em 1º lugar, o nome: Responsório Gradual (Responsorium Graduale). Ele é responsorial porque vem responder à Leitura que o antecede (e não pelas respostas que o povo vai dando a cada versículo).

Acontece que, na Tradição, as Leituras são proclamadas com grande sobriedade, com o texto entoado de modo muito simples, monocordicamente, e destacando-se somente o fim dos períodos (como nos exemplos que dei para o Imaculado Coração). Isto destina-se a facilitar a percepção do texto pelo pôvo no espaço sagrado. Segue-se então um momento de meditação sobre a Leitura, que é feita invertendo esta estética: pouco texto, com muita ornamentação. Esta forma musical pretende dar espaço à ruminatio da Palavra de Deus, e exteriorizar os sentimentos da alma que tem em si a Palavra de Deus, não com verborreia ôca, mas com música celestial, porque aquilo que sente não há como explicá-lo. Como Santo Agostinho dizia:

Não procures palavras, como se pudesses explicar a Deus aquilo que o agrada: canta com gritos de alegria.

Ou, ainda melhor, como dizia Jesus:

Quando orardes, não digais muitas palavras, como os pagãos, porque pensam que serão atendidos por falarem muito. Não sejais como eles, porque o vosso Pai bem sabe do que precisais, antes de vós Lho pedirdes.

E é Graduale: porque antigamente era cantado um degrau (gradus) abaixo daquele donde era proclamada a Leitura (ambão) como que expressando a tentativa de aceder à Palavra de Deus, através da oração e do exercício das virtudes cristãs, porque a Palavra de Deus não são as letras e sinais gráficos que possam escrever-se num livro ou de lá serem lidas mecanicamente, mas é sim a raça que é recebida e a conversão operada que leva até Deus: o Gradual é o degrau pelo qual se sobe à Palavra, Palavra de Deus que é O próprio Deus, Deus que é amor.

Solução semelhante acontece na Liturgia das Horas, em que uma Leitura é seguida por um Responso. Este responso oferece a chave cristológica para a Leitura, e selecciona algum ponto especial digno de meditação. Todavia, como a Missa é mais importante para a vida da Igreja do que a Liturgia das Horas, o Responsório recebe na Missa maior solenidade do que na Liturgia das Horas.

Musicalmente, esta alegria que não se consegue explicar é traduzida pelos melismas, aquelas longas sequências de notas atribuídas a uma mesma sílaba. Obviamente difíceis de cantar, e impossíveis de repetir pela maioria das assembleias, requerem algum ensaio e destreza no canto em público, e como tal destinam-se ao cantor, que é alguém cujo ministério específico é cantar para a glória de Deus, O qual é servido - assim esperamos - com música de primeiríssima qualidade; e para a edificação dos fiéis na assembleia, aos quais é dado escutar a Palavra de Deus. Esta é a Tradição da Igreja.

Falta ainda dizer que:
  • é recomendável que a assembleia seja guiada para esta dinâmica de escuta e meditação, em vez de escuta e repetição.
  • parece muito difícil, mas com tempo de ensaio, é fácil um ou dois cantores aprenderem a cantar o Gradual. O mesmo Gradual canta-se muitas vezes todos os dias da mesma semana, bem como noutras semanas, seja com o mesmo texto, seja com texto diverso mas com melodia semelhante (economia de reportório).
  • uma vez que o Responsório Gradual é uma forma musical de grande solenidade, é conveniente (mas não obrigatório) que outras secções da Liturgia da Missa, musicalmente mais simples, sejam também cantadas (como tentei explicar neste artigo), tais como: saudações, aclamações e diálogos entre Celebrante e Assembleia; orações do Celebrante, principalmente colecta e prefácio da Oração Eucarística; Pater Noster, Sanctus, e outros cânticos do Ordinário (Kyrie, Gloria e Credo quando se cantam, e Agnus Dei); Leituras e Oração dos Fiéis.
  • nas missas feriais, em que se lê uma só Lição antes do Evangelho, o canto do Responsório dispensa o canto do Alleluia, e vice-versa. Podemos dispensar um, mas também podemos cantar os dois.
Se quisermos cantar o Gradual em Português, basta escrever o texto vernáculo debaixo das sílabas em Latim:



Outros exemplos:
  • Gradual Cristo fez-Se obediente até à morte, morte ademais de cruz.


  • Gradual Os olhos de todos em Ti esperam, Senhor.






2. Salmo Responsorial do Leccionário

Para as Igrejas mais humildes, que não consigam integrar o Gradual clássico na sua vida Litúrgica, seja pela razão que fôr, e que tão-pouco encontrem nas edições de "Salmos Responsoriais" correntemente em voga o espírito gregoriano mais autêntico, tentarei de seguida oferecer uma alternativa, fiel ao texto litúrgico, fiel à estética gregoriana, e simples de cantar e repetir.

Este Salmo Responsorial teria os versículos entoados monocordicamente (isto é: sempre na mesma nota, excepto as pequenas inflexões no início e no fim, respectivamente chamadas de entoações e cadências), e um refrão também muito simples, um pouco mais melódico do que os versículos. O resultado seria muito semelhante à salmodia da Liturgia das Horas, o que por um lado permitiria a participação vocal da assembleia na Liturgia, mas por outro teria o inconveniente, como já foi dito, de não ser Tradição da Igreja exigir do pôvo uma aclamação neste momento, nem ser tradicional a Liturgia das Horas e a Missa receberem um tratamento musical idêntico, como se tivessem idêntica importância.

Pois bem, tomemos o nosso exemplo da Missa da 6ª Feira da 25ª Semana do Tempo Comum, ano par. O refrão do respectivo salmo responsorial é:
Bendito seja o Senhor, meu rochedo!
O qual tem 12 sílabas. Vamos ao último melisma do refrão do Gradual deste dia, e seleccionamos as últimas 12 notas:


Que seriam mi agudo - ré agudo - dó - dó - si - sol - si - lá - si - lá - lá - sol. Aplicando estas 12 notas às 12 sílabas do refrão, ficamos com o seguinte:


Que já dá para sentir algo do Gradual original :)
Quem diz "tomar últimas notas do último melisma", diz também tomar as doutro segmento do gradual, se tal resultar mais confortável vocalmente, e desde que a última corda a ser cantada seja sempre a mesma da última nota da peça (para não variar o modo).

Faltam, portanto, os versículos. Como o nosso refrão é do 7º modo, os versículos também serão do 7º modo. Entoaremos os versículos com as fórmulas salmódicas que se usam nas Antífonas de Entrada e Comunhão da Missa, os chamados "tons do Gloria Patri", esquematizados aqui.

A ideia é dividir cada versículo em 2 metades, os chamados "hemistíquios".
Sôbre as primeiras sílabas do 1º hemistíquio canta-se a entoação inicial (texto em itálico), e nas últimas sílabas do 1º hemistíquio colocamos a cadência intermédia (negrito e itálico).
O 2º hemistíquio começa com a entoação intermédia (itálico); se esta parte fôr muito grande, tem uma flexa a meio caminho (negrito); e termina com a cadência final (negrito).

Exemplo do 1º versículo deste salmo responsorial, que não tem flexa:



Com muitas repetições, sai assim (MP3):






Já experimentei este método com vários Salmos, e resulta sempre bem, desde que se cantem transpostos para um registo confortável :)
Eis alguns exemplos:
  • Missa do Dia de Natal
    •  Todos os confins da terra viram a salvação do nosso Deus. (PDF)
  • Corpo de Deus:
    • Ano B: Tomarei o cálice da salvação (PDF, MP3)
  • Sagrado Coração de Jesus
    • Ano B: Ireis com alegria às fontes da salvação. (PDF)
  • Salmos responsoriais da 25ª Semana do T.c., ano par (PDF, Salmo 89/90 em MP3, Salmo 143 em MP3): 
    • O justo habitará no monte santo do Senhor.
    • Guiai-me, Senhor no caminho dos vossos preceitos.
    • Vossa palavra é uma luz para os meus passos.
    • Ó Senhor, Vós fostes sempre um refúgio para nós.
    • Bendito seja o Senhor, meu rochedo.

Descarregai uma folha pautada, e experimentai-o vós.
Enviai-nos as vossas composições para capelagregorianaincarnationis@gmail.com
Para mais cânticos gregorianos em Português, vêde a etiqueta "Gregorianáculo".

São Bento, rogai por nós.

sábado, 21 de junho de 2014

quarta-feira, 11 de junho de 2014

Comentário a "O Pentecostes da música: Para além dos catálogos", de Alfredo Teixeira

Exm.º Sr. Alfredo Teixeira (p.f. perdoe-me se desconheço o seu título académico),

Muito obrigado pela reflexão que fez sobre a música sacra no artigo "O Pentecostes da música: Para além dos catálogos" no sítio do SNPC. Gostaria, se me permite, de partilhar algumas reflexões sobre a mesma matéria da "música sacra", que certamente não alcançam a profundidade das suas palavras, mas antes tentam desabafar o que tenho sentido, enquanto amador que sou desta arte, e principiante no ministério de director coral litúrgico católico. No referido artigo, e perdoe-me se o interpreto mal, pareceu-me relativizar a distinção entre música sacra e música litúrgica. É certo que quanto mais cultura adquirimos (e mais do que eu a terá, pois citou inúmeros autores e movimentos que, confesso, desconheço completamente), mais tendemos nós, dizia, a relativizar os argumentos extremados que se esgrimem no campo sobre o qual nos debruçamos, e talvez por essa razão o meu sentir sobre este assunto seja de que realmente faz sentido fazer uma clara distinção entre a música sacra e a que o não é, e no seio da Igreja principalmente distinguir o que é música sacra em sentido lato do que é música litúrgica em sentido estrito. Permita-me, então, agrupar alguns pensamentos em palavras-chave que caracterizariam a música litúrgica católica e a distinguiriam das demais formas musicais.

MAGISTÉRIO
O Magistério da Igreja distingue clara e repetidamente o que seja a música sacra e a música litúrgica. O Papa Pio XII na sua encíclica Musicae Sacrae Disciplina (1955) é especialmente claro nesta matéria. Por música sacra poderíamos entender toda a música que de algum modo facilita ao homem uma dimensão religiosa ou transcendente, e portanto nela incluiríamos não só a musica litúrgica (católica romana, doutros ritos católicos e não católicos, e até doutras religiões) mas também a música dita "popular" religiosa, cristã ou não, e, já agora, incluiria eu também qualquer outra forma musical desde que lícita ao homem e não pecaminosa, porque afinal não será verdade que "tudo aproveita ao justo"? Já na música litúrgica incluiríamos somente aquele reportório que seria digno de integrar a Liturgia por possuir aquelas propriedades que adiante tentarei expôr. Ainda acerca da dimensão magisterial que na visão duma alma facilmente escandalizável talvez pudesse permear mais intensamente a vivência musical na nossa Igreja (dentro ou fora da Liturgia), gostaria de referir também que o Magistério é unânime em preferir o canto gregoriano bem como a polifonia da Renascença como as formas mais perfeitas de música litúrgica (no rito romano), e também, por extensão, da música sacra, uma vez que a Liturgia é a forma mais perfeita de união com Deus. A este respeito, deixe-me referir alguns factos prácticos que tenho observado e me têm gerado alguma perplexidade. Quantos padres, seminaristas, directores corais ou salmistas principais em Portugal conhecem a existência de um livro oficial emitido pela Santa Sé com os textos e melodias para cada parte da Missa no rito romano, livro esse que dá pelo nome de Graduale Romanum, e que teve a sua última edição em 1974, edição essa que, para todos os efeitos litúrgicos, é típica e está ainda hoje em vigor? Quantas destas pessoas com responsabilidade sabem que em 1974 o Papa Paulo VI mandou publicar um livretezito com os cânticos gregorianos mínimos que todas as paróquias de rito romano deveriam preservar na sua vida litúrgica? E quantos em Portugal conhecem pelo menos o nome de um compositor Português de polifonia da Renascença? E o seu reportório, que é nosso património cultural e espiritual, que reflecte a importância que foi sendo dada no passado às várias festas e momentos litúrgicos nas nossas dioceses, e diga-se a bem da verdade é mais amado por algumas comunidades estrangeiras, que o usam efectivamente na sua práctica litúrgica, do que por nós, que mais naturalmente poderíamos considerá-lo como nosso? Nestes aspectos, nem que fosse só por obediência ao Magistério, faria sentido recuperar a distinção entre música sacra latu sensu e música litúrgica strictu sensu nas nossas comunidades e trazer à vida este valiosíssimo reportório litúrgico, hoje ostracizado das nossas Igrejas, e não serem só os músicos profanos, muitos deles pagãos, a fazerem-no, no contexto de espectáculos de entretenimento.

VERBO
A verdadeira música litúrgica possui outra propriedade, como seja a enorme ligação ao texto sagrado, à Palavra de Deus revelada. É impressionante o respeito que principalmente as peças gregorianas dos próprios de cada Missa têm pela Palavra de Deus. O texto é quase sempre bíblico, e as poucas excepções (p.ex. sequências, hinos, etc.) são rigorosamente seleccionadas, pela sua antiguidade, densidade doutrinal, e perfeição poética. Para além disso, nos textos litúrgicos as palavras praticamente nunca se repetem (ao contrário por exemplo do que acontece na polifonia posterior), o que denota novamente a escrupulosa obediência ao texto. Ademais, o compositor gregoriano toma o cuidado de expressar na sua notação a articulação das consoantes, de modo a permitir a maior inteligibilidade do texto por parte de quem o ouve, mas mais importante do que isso, ele por vezes selecciona e junta ou acrescenta palavras ao texto, num processo chamado de centonização, que permite retirar do texto sagrado dimensões espirituais a uma primeira leitura inexistentes. O próprio tratamento musical de cada texto, palavra e sílaba, é fruto de uma longa e respeitosa "ruminatio" da Palavra de Deus, interpretação essa considerada ortodoxa ao longo dos séculos pela Igreja que perpetuou esses cânticos nos seus códices litúrgicos, sempre nos mesmos momentos litúrgicos. Neste aspecto, lembro-me da máxima "lex orandis lex credendis", i.e. a música litúrgica é fonte de doutrina, e pergunto: quantos teólogos bíblicos e exegetas examinam o canto gregoriano e a interpretação que ele dá da Palavra de Deus para fundamentarem as suas reflexões?

OFERTÓRIO
Na minha opinião, a música litúrgica não deve ser vista como um simples "catálogo" de variadíssimas expressões musicais devocionais dos vários povos nos seus contextos histórico e cultural, e intransmissíveis fora deles: ela é, na minha opinião, primeiramente, ofertorial, i.e. uma oferta a Deus, sob a forma de música, e neste sentido é necessariamente deocêntrica e transcendente, o que se traduz na práctica por não ser absolutamente relevante qual a língua utilizada para cantar, porque Deus entende qualquer uma. Não que a dimensão catequética da música litúrgica não seja importante para o povo fiel, mas o que é mais importante é o 1º Mandamento do Decálogo, é que o sacrifício seja agradável a Deus, e primeiramente quanto à alma de quem canta, e depois, claro, quanto ao texto, o que nos faz regressar à primazia dada à Palavra de Deus, que é inspirada pelo Espírito Santo e é aquela pela qual nós com maior segurança dirigimos a nossa oração ao Pai.

INSPIRAÇÃO
Em relação à forma musical, e sem alongarmos com muitos tecnicismos que tão-pouco domino, gostaria de dizer que há relatos de melodias inspiradas a Santos em arrebates místicos, e há ainda vários especialistas na matéria que defendem para algumas melodias gregorianas uma origem na música da sinagoga judaica. Sendo isto verdade, dificilmente sustentaremos que em Liturgia tanto vale uma música como outra, ou que a música sacra teria uma origem profana.

CONVERSÃO
O canto gregoriano exige da parte do cantor grande obediência, porque os cânticos para cada momento litúrgico já estão todos escrupulosamente escolhidos, e porque a própria notação informa sobre o modo de cantar. Exige notas rápidas quando nós teríamos preguiça, e notas lentas onde poderíamos ser mais precipitados. No fundo, que se transmitam os sentimentos correctos de acordo com o momento litúrgico, o que sem dúvida é uma forma de conversão, de contrariação dos espíritos. Exige obediência, por exemplo nas antífonas processionais, na duração do canto, para que se cantem mais ou menos versículos enquanto dura o cortejo de entrada ou da comunhão. E para não falar da obediência que exige no aspecto coral, com o respeito pela direcção do maestro e pela sintonia e sincronia de todas as vozes, e pelo tom cantado pelo celebrante, o que é evidentemente simbólico e alegórico da Igreja. E não é só caminho de conversão para os cantores, mas também, e principalmente, para os ouvintes na assembleia. Bento XVI num discurso aos cantores litúrgicos em 2012 analisou dois casos célebres de indivíduos para cuja conversão a música litúrgica foi essencial: Santo Agostinho de Hipona e Paulo Claudel. Na minha mísera experiência, atesto que as formas clássicas da música litúrgica, o canto gregoriano e a polifonia da Renascença, tocam fortemente a alma dos que a escutam, do mais analfabeto ao mais douto, do mais jovem ao mais idoso, e nem precisa de ser uma interpretação de qualidade profissional. E recordo também que seria importante fonte de vocações.

MINISTÉRIO
Infelizmente, em muitas comunidades, não temos consciência de que o ministério musical na Liturgia seja um ministério especializado, não havendo por exemplo cerimónias litúrgicas próprias para o investimento de tais pessoas, como as há para acólitos, leitores, e até para o órgão de tubos! Há uma cerimónia para inaugurar o órgão de tubos, mas não para orar pelo organista, ou pelos cantores. Na minha opinião isso seria do maior interesse uma vez que se trata de um ministério com suas particularidades e que exige grande dedicação e aprendizagem ao longo do tempo, e que ademais é tradicional, se não vejamos o epitáfio do cantor Andreas de Mértola. Existe também uma interpretação demasiado superficial do que seja a "participação activa", dando-se mais importância à participação com a voz do que com o coração. Julgo que antes de querermos cantar deveríamos primeiramente aprender a ouvir, porque "a fé vem pelo ouvido".

CATEDRAL
Por ser a música da Liturgia unha com carne com os mistérios que nela se celebram, é normal que seja difícil de viver e cause até repugnância ou estranheza, assim como causa a Cruz de Cristo no "homem velho". Seria portanto essencial que qualquer reforma musical começasse pela sé episcopal, onde por maioria de razão há capacidade logística para maior solenização da Liturgia e onde está presente aquela Autoridade que pode guiar com segurança as suas ovelhas para o pasto mais saboroso.

Sem mais de momento, renovo o agradecimento pela iniciativa de abordar publicamente o tema da música sacra, peço desculpa por alguma imprecisão, e apresento os melhores cumprimentos,

Francisco Vilaça Lopes

segunda-feira, 9 de junho de 2014

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