domingo, 30 de outubro de 2011
Solenidade de Todos os Santos / Solemnitas Omnium Sanctorum
Missa cantada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, em Lisboa, entre os Armazéns do Chiado e o Largo do Carmo, às 18 horas do dia 1 de Novembro.
Orações próprias da Missa de Todos os Santos, dia 1 de Novembro (no scribd e em .DOC)
sexta-feira, 28 de outubro de 2011
31º Domingo do Tempo Comum / Dominica XXXI per annum
Próprio completo (PDF)
Ofertório com versículos (PDF)
Missa cantada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, na Calçada do Sacramento em Lisboa, ao 12h15.
Tradução das orações próprias da Missa do 31º Domingo do T.C. (.DOC)
Intróito Ne derelinquas me Domine, Sanctus XII e Agnus Dei XII "Pater cuncta" (5:39), cantados pelos Cantores Gregorianos de Cremona:
No ano C, canta-se Miseréris omnium, Dómine.
Ofertório Benedic anima mea, aqui na voz do francês:
Eis a comunhão Notas mihi fecisti, cantada por Tiago Barófio:
Ainda sôbre esta comunhão escreveu o mesmo Tiago Barófio:
Il Missale Romanum propone due antifone. La seconda è tratta da Gv 6, 58: “Sicut misit me vivens Pater, et ego vivo propter Patrem …”. La prima è assunta anche nel Graduale Romanum: “Notas mihi fecisti vias vitae, adimplebis me laetitia cum vultu tuo, (Domine)” (Sal 15, 11). Questa antifona nella tradizione era cantata il secondo martedì e il terzo mercoledì di quaresima. L’Ordo Cantus Missae l’assegna ora a dieci occorrenze, dal terzo mercoledì di quaresima alla messa dei defunti.
La melodia nelle fonti medievali si presenta in quattro recensioni modali (re autentico, mi plagale, fa aut. e sol aut.). Mentre il Graduale Romanum tramanda una recensione all’acuto (VII modo), il Graduale Novum segue una delle recensioni al grave con inizio la e finale do (I modo). Due nuclei melodici sono ripetuti nella breve melodia: “mi re” all’inizio, (sol) la si do (re) successivamente. La presenza di quattro “mi re” sulle sei sillabe iniziali, per evitare di cadere nel banale, esige che nell’esecuzione si rispetti la dinamica suggerita dalle notazioni neumatiche. Esse indicano una estrema variabilità di suono. Una fluidità dinamica che richiama, in un contesto musicale del tutto diverso, la ricchezza espressiva di un Arturo Benedetti Michelangeli.
All’inizio dell’itinerario liturgico, nella prima domenica d’avvento, l’introito e il verso del responsorio graduale con le parole del salmo 24, 4 hanno ravvivato nel nostro cuore il desiderio di D-i-o, la volontà di comprendere i suoi disegni, l’impegno di seguire la traccia che la sua misericordia imprime all’esistenza: “Vias tuas, Domine, demonstra mihi, et semitas tuas edoce me”.
Mentre ci avviciniamo alla scadenza dell’anno liturgico, il cantore ci invita a fare il consuntivo di questo lungo periodo. Nonostante tutto – dalla tiepidezza al peccato, dalla paura che rende impacciati e vigliacchi alla presunzione di cavarcela da soli – possiamo trovare qualche elemento che ci rassicura. Abbiamo percorso anche un tratto delle viae vitae. Forse senza entusiasmo, senza renderci sempre conto di che cosa era in gioco. Ma a un certo momento il nostro sguardo ha incrociato un volto, è stato sorpreso da un incontro. Un volto radioso o un viso deturpato, poco importa. Nella nostra memoria si è impresso ora il sorriso del Bimbo di Betlemme, ora il volto sanguinante che ha lasciato l’impronta sul velo della Veronica: è Cristo che s’avvicina, ci interpella, ci redarguisce, ci consola, ci dona speranza, allarga il nostro cuore in una nuova esperienza di pace. Come s’esprime il cantore: ”Adimplebis me laetitia cum vultu tuo - pienezza di gioia davanti al tuo sguardo”. L’esperienza di san Benedetto, quando vive apparentemente solo, perché la sua è una solitudine plurale: costantemente sotto lo sguardo di D-i-o.Versículos para a Antífona de comunhão:
Partituras pelas quais cantei a 4-11-2017:
in. http://pemdatabase.eu/image/11200
gr. http://pemdatabase.eu/image/11416
al. http://pemdatabase.eu/image/11354 (melodia diversa da edição vaticana)
of. http://pemdatabase.eu/image/34855
co. http://pemdatabase.eu/image/11215 (variante transposta para o 1º modo)
Gravação e fontes de 3-11-2018:
ĩt. Ne derelinquas http://pemdatabase.eu/musical-item/12540
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
of. Factus est http://pemdatabase.eu/musical-item/44896
sã. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
cõ. Notas mihi fecisti http://pemdatabase.eu/musical-item/12592 c/ versos https://goo.gl/FPwFSK
hỹ. Pãge lĩgua gloriosi
ãt. Salve Regĩa http://divinicultussanctitatem.blogspot.pt/2011/09/santa-missa-cantada-ao-domingo.html
quarta-feira, 19 de outubro de 2011
Música própria do 30º Domingo do Tempo Comum / XXX Hebdomada per annum
Tradução Portuguesa das orações da Missa (no scribd; descarregar .DOC)
Partituras e traduções para se cantar com o Padre Armindo an Igreja do Sacramento em Lisboa (autoria do Miguel Pereira).
Intróito Laetetur cor quaerentium Domini, pelos Cantori Gregoriani de Fulvio Rampi
Credo I (6:40):
Comentário de Tiago Barófio:
La formula iniziale del canto non lascia dubbi sull’impianto della melodia. L’attacco dal grave “LA do re” presenta una peculiarità specifica del II modo (re plagale). Per altre due volte il canto scende al LA quando cadenza a metà della II e della III frase. Dalle profondità abissali del cuore si alza lo sguardo che solleva la persona sino a incontrare il volto di D-i-o: il la acuto accomuna quaerentium e eius (D-i-o).
Nei versi 3 e 4 del salmo 104, il testo dell’introito, ben tre volte emerge l’interlocutore di D-i-o. Non è l’uomo, considerato come realtà astratta o anonima, bensì la persona che fa della sua vita la ricerca di D-i-o. Il testo è martellante, non dà tregua. Prima si prende atto che ci sono quaerentes Dominum. La ricerca risponde a un imperativo: quaerite Dominum. Si sottolinea, infine, che non si tratta di uno sforzo momentaneo né di un impegno intermittente: quaerite faciem eius semper.
Non si può non ricordare la parola di san Benedetto quando, nella Regula al capitolo LVIII, come prima verifica del candidato alla vita monastica pone l’atteggiamento della ricerca. Il responsabile della formazione verifichi “si revera Deum quaerit”. Si tratta di un aspetto fondante l’esistenza cristiana nella sequela di Cristo, che non è per nulla limitato alla sola vocazione di speciale consacrazione.
Tre aspetti emergono dall’affermazione del patriarca del monachesimo occidentale:
1] “Deum”: il battezzato, dovunque egli sia, si trova sempre alla presenza di D-i-o. Presenza polimorfa nell’Eucaristia e nella Parola, nel roveto ardente e nella brezza di biblica memoria, nel silenzio e nella comunione con il prossimo. Presenza che spesso, sul piano dei sensi, è percepita come assenza. Una prova centrale della fede, quando l’uomo è spogliato di ogni puntello emotivo, intellettuale, umano. Tutto sembra un miraggio, un colossale e perfido inganno ... Anche Davide ritorna più volte su questa esperienza, ad esempio, quando canta con il salmo 87, 15 “Perché, Signore, mi respingi, perché mi nascondi il tuo volto?”.
2] “quaerit”: la Presenza è ovvia, ma non è un fatto scontato. D-i-o stesso si fa cercare – a volte sembra giochi a nascondino – dopo essersi messo per primo a inseguire l’uomo, sin dal Paradiso, quando Adamo cercava di sfuggirgli. Nonostante tutte le nostre debolezze e lo smarrimento, si può trovare D-i-o dopo soli pochi momenti o forse al termine di una vita. Ma il trovarlo non è mai un possederlo, tanto meno in modo definitivo. L’itinerario della fede non è soltanto una fuga immobile, è un’ascesa di vetta in vetta ed insieme un immergersi da un abisso in un abisso sempre più profondo.
3] “revera”: questo termine fissa la condizione necessaria affinché si possa iniziare e portare a termine la ricerca. Si tratta della verità quale adesione sincera al progetto di D-i-o che impone coerenza e coinvolgimento costante di tutta la persona. Una ricerca che può registrare ombre, delusioni, ostacoli e quant’altro di negativo con gravi conseguenze come il venir meno, l’interrompere il cammino, il lasciarsi travolgere dalla sfiducia abbandonandosi alle correnti impetuose del momento. “revera”: quando si allarga l’orizzonte scuotendoci dal torpore, quando si supera la curiosità superficiale e si percorrono vie nuove. Con la passione che supera i vortici della deriva.
Una mappa per ritrovare le tracce perdute di vista sono offerte ancora da san Benedetto, al capitolo IV dove elenca gli “instrumenta bonorum operum”.
27-10-2013
Aleluia Lauda Ierusalem cantado pelo eslovaco:
Ofertório Domine vivifica me, pelo Pedro Desmazeiros:
Comunhão Laetabimur in salutari tuo pelo conjunto Euouae de Steven Olbash:
Missa celebrada pelo Padre Armindo Borges, na Igreja do Santíssimo Sacramento, em Lisboa, no Domingo, dia 23 de Outubro de 2011, às 18h.
*
Fontes e gravação de 27-10-2018:
ĩt. Letetur cor querentium http://pemdatabase.eu/musical-item/219
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
al. Jurauit Dóminus http://pemdatabase.eu/musical-item/14904
of. Domine vivifica me http://pemdatabase.eu/musical-item/44895
sã. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
cõ. Letabimur in salutari http://pemdatabase.eu/musical-item/18724
hỹ. Pãge lĩgua gloriosi
ãt. Salve Regĩa http://divinicultussanctitatem.blogspot.pt/2011/09/santa-missa-cantada-ao-domingo.html
segunda-feira, 10 de outubro de 2011
Música própria do 29º Domingo do Tempo Comum / Hebdómada Vigésima Nona Tempus per annum
Comentário do Tiago Barófio:
È ormai la quinta domenica di seguito che l’introito presenta una melodia in mi. Ego clamavi è in III modo. Su Ego/Io il tractulus iniziale indica la partenza da un mi che non si deve sfuggire. La melodia invita a raggiungere l’equilibrio tra questa nota ben consolidata e la successiva tristopha sul fa. Anche all’inizio della seconda parola la melodia si distende su re-re sol per slanciarsi subito verso il do (un si probabilmente in origine). Queste due note, si e do, si contendono con il sol alcuni brevi passaggi di recitativo che sostengono la preghiera del salmo 16, versi 6 e 8.
Interlocutore di Ego è quel D-i-o che Davide riconosce come suo Signore, in una condizione del tutto diversa dalla propria. L’intimità con l’Eterno non può degenerare in una specie di superficiale cameratismo. Con il salmista anche il cantore esprime la sua sottomissione nel cantare la parola Domine con una particolare attenzione, senza mortificare nessuna delle tre entità melodiche che comunicano il sereno tremore nel pronunciare un vocabolo ricco di risonanze (tanto che i signori e signorotti della società civile e della stessa Chiesa non erano chiamati dominus, bensì domnus, come ricorda la liturgia con la formula di benedizione del lettore “Iube, domne, benedicere”).
Ego si pone di fronte a Deus/Dominus in un atteggiamento di riconoscenza e di fiducia. È interessante confrontare varie traduzioni. Il messale odierno: “Io t’invoco, mio Dio, dammi risposta”; Esapla dei Salmi: testo ebraico “A te ho gridato perché mi esaudisci”, testo greco “Io ho gridato perché tu mi hai esaudito”; Eugenio Zolli: “Io ti invoco, esaudiscimi, deh, o Dio”; Menachem Emanuele Artom: “Io Ti ho invocato, certamente mi esaudirai, o Dio”; Samson Raphael Hirsch “Ich rief dich, daß du mir antworten mögest, Gott” ... Secondo il rabbino Hirsch “non ti ho invocato per allontanare la sofferenza, bensì ti ho invocato perché Tu mi rispondessi, come il bimbo che nella notte chiama la mamma per assicurarsi che la mamma è ancora vicina a lui...”.
La comunione di vita tra figlio e madre fa comprendere meglio la plasticità del linguaggio biblico che vede D-i-o piegarsi nel tendere l’orecchio: il solo sapere che si è ascoltati rassicura l’orante ormai certo di essere esaudito. D-i-o non ascolta senza realizzare il grido o il silenzio di chi volge lo sguardo e balbetta impacciato quello che urge nel profondo del cuore.
D-i-o madre è avvicinato nella pace di chi si sente da lui protetto come la pupilla dell’occhio. Con un’immagine assai ardita D-i-o è visto come una chioccia che allarga le ali per stendere la sua protezione sui pulcini, inesperti della vita che creano tanta confusione.
A partire da queste esperienze comuni che costellano la vita quotidiana, il cantore si avventura nella preghiera di domanda. La richiesta non è una pretesa irriverente nello sforzo di crearsi una condizione di vita esente da difficoltà. La domanda è semplicemente la conseguenza di un atto di fede e di abbandono alla divina Provvidenza. Se D-i-o non ha l’orecchio attento ai bisogni dei suoi figli, se i suoi occhi sono distratti altrove, se le sue ali sono chiuse nella sola compiacenza di se stesso, sarà un dio tra tanti idolucoli, ma certo non è il D-i-o che nella storia si è rivelato nostro Padre e nostra Madre.
E noi, che di D-i-o siamo i figli e portiamo impressi alcuni tratti del suo Volto misericordioso, con la nostra presenza nel mondo siamo testimoni della sua attenzione per i poveri e gli sfiduciati?
2013-10-20
Escutai ainda a gravação dos Cantori Gregoriani de Fulvio Rampi:
Intróito Ego clamaui e
Gloria IX "Cum Iubilo!" (10:15):
Salmo Responsorial Gradual Salvum fac populum (gravação nossa):
Gravação do cântico do ofertório Meditabor (gravação nossa; também se canta no 2º Domingo da Quaresma):
Cântico da Comunhão Domine Dominus noster (gravação nossa):
Sobre esta comunhão, explica-nos Bruder Jakob:
Nel formulario di questa domenica affiora ancora il tema dell’incarnazione del Verbo. Il Missale come antifona alla comunione presenta un verso della pericope evangelica (il prologo Gv 1, 1-18): “Omnibus qui receperunt eum, dedit eis potestatem filios Dei fieri” (Gv, 1, 12). Nel Graduale il canto riprende un verso del salmo 8 che apre e chiude l’inno davidico (Sal 8, 2 = 10). Quest’antifona di comunione nella tradizione era assegnata al II lunedì di quaresima; in seguito e saltuariamente si cantava anche il sabato delle Quattro Tempora di Pentecoste.
Assai forte è l’attrazione della tonica in questa melodia in II modo plagale che termina sul re sei delle otto parole di rilievo (Domine/terra, noster/tuum, nomen, universa). Il la grave, caratteristica peculiare del modo, appare solo all’inizio nella parte finale (in universa). Il nucleo forte della formula dossologica occupa la posizione centrale e costituisce pure il culmine melodico (si bemolle) con un prolungato ricamo sul la (quam admirabile est).
Gesù - Emmanuele: sono questi i primi nomi con cui si riconosce il Verbo abbreviato nella carne mortale. Il primo nome sottolinea la dimensione soteriologica del Logos divino. La sua missione si riassume in un vocabolo: salvezza, con tutte le sfumature che man mano si riescono a decifrare e riconoscere nell’opera di D-i-o e nella storia dell’uomo. Siamo di fronte alla redenzione, al ricupero del peccatore, alla restituzione della dignità creaturale che trova proprio ora la sua massima espressione e bellezza. L’uomo è riconosciuto figlio nel Figlio. Fondamento, questo, del convivere sociale dove tutti sono coeredi del Regno, tutti sono chiamati a cooperare nella forza dello Spirito santo...
Il secondo nome “D-i-o con noi” ribadisce la relazione unica instaurata dal Verbo con ogni persona che l’accoglie nella fede. D-i-o nel Logos si abbrevia ulteriormente nella Parola, si rende disponibile, sana fratture e colma distanze. Non solo Lui è uno di noi, ma noi siamo Lui. Chiamati non solo a completare le sofferenze del Crocifisso, ma inviati a rendere tangibile nel mondo la sua santità, la sua verità, la sua vita. Essere “via” nell’aiuto reciproco di mediare i tesori che D-i-o a ciascuno affida in un gesto totalmente gratuito.
Il salmo 8 invita il cantore e l’intera comunità a riscoprire l’indicibile nel quotidiano, a prendere coscienza che in ogni singolo istante ciò che è dato per scontato, in realtà è un fatto unico, irrepetibile. Un’occasione da valorizzare, una situazione che non si ripeterà mai più. Responsabilità bruciante. La persona si trova al centro del cosmo, circondata da gloria e onore, posta quale signore del creato. Universo da ricreare ogni giorno, da purificare e rendere fecondo, da abbellire e farne una dimora accogliente per tutti, nessuno escluso, grande e piccino, indigeno e forestiero, nel nome di D-i-o. Tutta la terra è invitata a risuonare e a trasmettere il Nome, farlo rimbalzare da notte a notte e da giorno a giorno. Con le labbra di piccini e di lattanti (sal 8, 3), purificate dai carboni che hanno reso profeta verace Isaia (Is 6, 6). “… Tutto hai posto sotto i suoi piedi, … gli uccelli del cielo e i pesci del mare …” (cfr. sal 8, 6-9). Qual è l’orizzonte della nostra esistenza? Ce ne rendiamo conto? Che cosa esprimiamo realmente con l’antifona di comunione?
Partituras que usámos para a Dominica XXIX per annum, em 2011, na Igreja de Nossa Senhora da Encarnação, no Chiado, em Lisboa:
Folha com o próprio e traduções para se cantar com o Padre Armindo na Igreja do Sacramento (autoria: Miguel Pereira).
Gravação do dia 21-10-2017:
Fontes:
in. http://pemdatabase.eu/image/34881
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
gr. http://pemdatabase.eu/image/34869
al. http://pemdatabase.eu/image/2428
of. http://pemdatabase.eu/image/34854
sa. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
co. http://pemdatabase.eu/image/34864
an. http://pemdatabase.eu/image/15936
Versículos da comunhão Domine Dominus, compostos e editados pelo Felipe Gomes:
Fontes e gravação de 20-10-2018:
ĩt. Ego clamaui http://pemdatabase.eu/musical-item/18608
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
gr. Salvum me fac http://pemdatabase.eu/musical-item/18499
al. Confitebor tibi http://pemdatabase.eu/musical-item/14537
of. Domine convertere http://pemdatabase.eu/musical-item/44882
sã. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
cõ. Domine Dominus noster http://pemdatabase.eu/musical-item/18489
hỹ. Pãge lĩgua gloriosi
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terça-feira, 4 de outubro de 2011
Música própria do 28º Domingo do Tempo Comum / Hebdomada XXVIII per annum
Traduções para a Missa cantada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, no Chiado, em Lisboa, ao 12h15.
O intróito Si iniquitates cantado pelo eslovaco:
Comentário de Tiago Barófio:
La formula iniziale – con la caratteristica voluta (mi-re-sol) e l’ascesa al si-do-si – introduce il cantore nel clima del III modo (mi autentico). La rima melodica con cadenza rovesciata (si-do invece di do-si) su Domine e sustinebit segnala nel primo caso la sospensione della frase prima di riprenderla con il secondo Domine; nel secondo caso si esprime un’interrogazione con un’adeguata forma musicale. Quattro volte il flusso melodico insiste sulla IV discendente do-sol. Questo passaggio favorisce un certo movimento del canto tra i brevi recitativi ribattuti su do (in realtà si), re e sol. Il passaggio sulla tuba re e l’apice ornamentale do-mi-re-mi sottolineano il tema centrale dell’introito “Domine quis sustinebit ?”.
L’antifona riprende i versi 3-4 del salmo 129, i cui due versi iniziali sono ricuperati nella successiva salmodia. È il noto De profundis.
Nell’immaginario collettivo, a torto questo salmo è collegato quasi esclusivamente al contesto esequiale. L’introito odierno esige una lettura più ampia e una riappropriazione sincera nella vita quotidiana. La stessa liturgia della Parola nel martedì precedente e nel successivo giovedì propone l’intero inno biblico quale salmo responsoriale delle rispettive celebrazioni eucaristiche. Negli anni dispari, nel martedì della XXVII settimana ordinaria il De profundis fa da contrappunto alla lettura del profeta Giona (3, 1-10); nel giovedì della XXVIII il salmo elabora la risonanza interiore provocata dalle parole dell’apostolo Paolo nella lettera ai Romani (3, 21-30). Lettera che, come ricordava Karl Barth, era stata indirizzata ai cittadini dell’Urbe affinché potesse essere recapitata a noi, personalmente a ciascuno di noi, oggi.
Come il figlio prodigo, il cantore è chiamato a rientrare in se stesso, a scendere nelle profondità del proprio essere, a raggiungere il fondo dell’abisso dove sono radicate le fondamenta del proprio edificio spirituale. È il luogo dove s’innalza il tempio progettato dallo Spirito santo, tempio talora incustodito e in rovina, tempio che, sedotti dalla suggestione accattivante del Nemico, riusciamo a trasformare perfino in luogo di culto idolatrico. Per tanti motivi, dalla vergogna alla paura, siamo tentati di lasciare le cose come stanno, rifiutiamo di scendere nel regno delle tenebre che la sola luce della fede è in grado di dissipare. Eppure, Davide parla chiaro: “De profundis”. L’invocazione orante o sale dall’abisso oppure rischia di rinsecchire e morire sul nascere.
Scendere nei crepacci del cuore non per commiserarsi e lamentarsi per le proprie colpe, bensì per restaurare il tempio: è questa la collaborazione primaria che D-i-o propone all’uomo. Condizione per rientrare in comunione con Lui, comunicare la sua Parola, essere strumenti di giustizia, innalzare nel canto il cuore di tutti e con la preghiera cantata dare voce a chi non trova ancora il cammino della conversione.
Domine quis sustinebit? Noi di certo non abbiamo la forza di reggere il peso delle nostre e altrui colpe. Il Figlio unigenito ha preso su di sé il peccato del mondo, la sua morte in croce ha sconfitto la morte. Lo sguardo di D-i-o scruta le colpe non per infierire sui disgraziati, ma perché impariamo a considerare le nostre colpe con occhi nuovi, con misericordia.
2013-10-13
Outra interpretação do mesmo intróito Si iniquitates observaveris Domine, cantado pelos Cantori de Fulvio Rampi (1:40), o Kyrie IX "Cum Iubilo" (6:58), e a antífona Asperges me Domine para a aspersão do povo com água benta em substituição do Kyrie (9:07):
1ª Leitura: Isaías 25,6-10a Ofertório Recordare mei:
- Partitura com antífona e versículos (PDF).
- Interpretação do Pedro francês:
Lêde o comentário de Tiago Barófio à comunhão Aufer a me (PDF)
Interpretação do Pedro francês:
Gravação de 14/10/2017:
Versículos para Comunhão Dico vobis gaudium est, pelo Felipe Gomes de Souza Araújo:
Gravação e partituras de 13-10-2018
ĩt. Si iniquitates observaveris http://pemdatabase.eu/musical-item/14601
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
gr. Ecce quam bonum http://pemdatabase.eu/musical-item/14603
al. Quoniam confirmata http://pemdatabase.eu/musical-item/14590
of. Recordare http://pemdatabase.eu/musical-item/14653
sã. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
cõ. Aufer a me http://pemdatabase.eu/musical-item/44881
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quinta-feira, 29 de setembro de 2011
Cânticos próprios do 27º Domingo do Tempo Comum / XXVII Dominica per annum
Textos traduzidos em português cantados na Missa celebrada pelo Padre Armindo Borges na Igreja do Santíssimo Sacramento, 2/10/2011 às 18h.
Partitura do Próprio gregoriano autêntico (PDF)
Intróito In voluntate tua, aqui cantado pelo eslovaco:
Sôbre êste intróito escreveu Tiago Barófio:
Uma outra interpretação, dos Cantori Gregoriani, do mesmo intróito In voluntate tua Domine (seguido, aos 8 minutos e 14 segundos, do tracto da Vigília Pascal no 8º modo: Vinea facta est , cujo texto se lê hoje na 1ª Leitura)
Is 5,1-7 (1ª Leitura no ano A)
Ofertório Vir erat:
- Partitura com refrão e versículos (PDF)
- Interpretação do francês Pedro Desmazeiros:
A comunhão para êste Domingo é In salutári tuo anima mea, aqui comentada por Bruder Jakob:
Il Missale Romanum propone due antifone “Bonus est Dominus sperantibus in eum, animae quaerenti illum” (Lam 3, 25) e “Unus panis et unum corpus multi sumus, omnes qui de uno pane et de juno calice participamus” (cfr. 1 Cor 10, 17). Il Graduale Romanum continua la catechesi sulla traccia del salmo 118. È proposto un estratto dei versi 81, 84b e 86b: “
in salutari tuo anima mea, et in verbum tuum speravi ... Quando facies de persequentibus me iudicium? … iniqui persecuti sunt me, adiuva me (Domine Deus meus)”. Nella traduzione della CE: “(Mi consumo) nell'attesa della tua salvezza, spero nella tua parola ... Quando terrai il giudizio contro i miei persecutori? … A torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto, (Signore Dio mio)!”. Questa antifona nella tradizione era cantata in varie circostanze, anche nella domenica XXI dopo Pentecoste che corrisponde all’attuale domenica XXVII del tempo ordinario.
La melodia in re autentico (I modo) attraversa con sobrietà ampi spazi di recitazione. Dopo un altipiano sonoro impostato sul sol e una alternanza tra le due dominanti sol (secondaria) e la (principale), ci si assesta sul la. L’estesa ripercussione su questa nota richiama la salmodia fiorita che accompagna le antifone della Messa, come pure l’innalzamento al do acuto sulla sillaba accentata “persecuti”. Una formula ad “U” (la acuto - re grave - la acuto) caratterizza le sezioni “persequentibus me iudicium iniqui” e, in maniera più incisiva, “Domine Deus”. La cadenza finale con il suo scandicus subbipunctis resupinus è anticipata due volte (trasportata al fa su “speravi”). È opportuno calibrare bene l’intensità della formula; alla conclusione del brano essa gode di una maggiore dilatazione.
Il cantore è in ascolto orante della Parola di D-i-o. Con perseveranza egli non pretende di sentire qualche cosa di straordinario, di captare chissà quale messaggio. Quello che conta realmente è riuscire a raggiungere un atteggiamento di accoglienza che gli permette di porsi alla presenza dell’Altissimo. Fiducioso nella Parola, egli arde di amore. Nella fede si consuma come una candela votiva. Diviene segno di un’attesa che permette alla creatura di adattarsi alla Parola, di conformarsi alla volontà di D-i-o, di accogliere il dono della salvezza, quando e come D-i-o vorrà.
*. 5-X-2014 L’abbandono alla misericordia di D-i-o – atteggiamento per nulla passivo ma, al contrario, estremamente coinvolgente tutta la persona – dona la serenità necessaria per affrontare le difficoltà della vita. Di fronte ai mille persecutori – fatti e cose e, forse, anche persone – si erge inespugnabile il muro della difesa: D-i-o stesso. Padre sollecito dei poveri, medico premuroso delle anime, D-i-o si è rivelato nella storia in Cristo Gesù. Quel Signore dell’universo che in ogni Messa si rende nutrimento dell’uomo nel banchetto della Parola e del Corpo e Sangue. C’è davvero motivo per celebrare nella forza dello Spirito l’Eucaristia, il rendimento di grazie
Gravação feita a 7-10-2017.
Ficheiros e partitura com os versículos do Salmo para esta antífona:
Fontes:
in. in voluntate pemdatabase.eu/image/2420
ky. pemdatabase.eu/image/4500
gr. domine pemdatabase.eu/image/35101
of. vir erat pemdatabase.eu/image/2428
sa. = ky.
ag. pemdatabase.eu/image/4501
co. in salutare pemdatabase.eu/image/2423
an. ave goriosa pemdatabase.eu/image/15936
*
Gravação e partituras de 6-10-2018:
ĩt. In voluntate tua http://pemdatabase.eu/musical-item/14593
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
gr. Domine refugium http://pemdatabase.eu/image/35101
al. In exitu Israel http://pemdatabase.eu/image/39548
of. Vir erat http://pemdatabase.eu/musical-item/14599
sã. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
cõ. In salutari tuo http://pemdatabase.eu/musical-item/14600 versos ut supra
hỹ. Pãge lĩgua gloriosi
ãt. Salve Regĩa http://divinicultussanctitatem.blogspot.pt/2011/09/santa-missa-cantada-ao-domingo.html
segunda-feira, 26 de setembro de 2011
Concerto de Órgão - Mosteiro dos Jerónimos - Sexta, 30 de Setembro de 2011, 21h30
Dietrich Buxtehude (1637-1707)
Magnificat primi toni
Georg Böhm (1661-1733)
Vater unser
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Concerto em ré menor, BWV 596
[Allegro] – Fuga – Largo e spiccato – [Allegro]
(Transcrição do Concerto Op. 3, nº 11 - RV 565 de Antonio Vivaldi (1678-1741))
Félix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847)
Sonata IV, op. 65 (1845)
Allegro con brio
Andante religioso
Allegretto
Allegro maestoso e vivace
Charles-Marie Widor (1844-1937)
Andante sostenuto (da Symphonie Gothique, op. 70)
Olivier Messiaen (1908-1992)
Dieu parmi nous (Meditação IX do ciclo Nativité du Seigneur)
Organista António Esteireiro.
domingo, 25 de setembro de 2011
Cânticos próprios para o 26º Domingo do Tempo Comum / Dominica XXVI per annum
Traduções do próprio em Português (GDrive)
Ensinamentos do Papa Bento XVI sobre a humildade:
Missa Cantada em Canto Gregoriano e Latim Pelo Padre Armindo Borges, Na Igreja Do Santíssimo Sacramento, Em Lisboa, às 18 horas.
INTRÓITO
Omnia quae fecisti nobis, Domine
cf. Daniel 3, 31.29.30.43.42; V. Sal 47,2
Em tudo o que fizestes por nós, Senhor, sois justo, porque pecámos contra Vós e não obedecemos aos vossos mandamentos. Mas dai glória ao vosso nome, e agi para connosco segundo a vossa infinita misericórdia. Grande é o Senhor e digno de todo louvor, na cidade do nosso Deus, no seu monte santo. Glória ao Pai, ao Filho e ao Espírito Santo, como era no princípio, agora e sempre, e pelos séculos do séculos. Ámen.
Cantado pelo francês:
Êste mesmo intróito, comentado por Bruder Jakob:La traccia del cammino spirituale di questa domenica, e della successiva settimana, non è fornita dal salterio, bensì da stralci della preghiera con cui Azaria di fa portavoce dei tre giovani ebrei prigionieri del re Nabucodonosor (Dn 3, 31.29.30.41.42). L’intonazione sol-do do ... all’inizio del brano (Omnia quae fecisti), e della terza e ultima frase (et fac), riflette l’uso “tardivo” che ha innalzato il si al semitono superiore. Ciò nonostante è chiara l’impronta del III modo (mi autentico) che traspare nella melodia dove si alternano, quali note di riferimento e fulcro di recita, il si (talora, come all’inizio, innalzato al do) e il la. La preghiera procede attraverso ampie recitazioni che si alternano a sezioni in stile fiorito. Tra i nuclei melodici emergenti si possono segnalare i due archi con ascesa quilismatica su peccavimus tibi e da gloriam, disegno ripreso parzialmente su nomini tuo. Questi tre episodi sono al centro della supplica e sottolineano l’orientamento del cantore.
In primo luogo l’orante è consapevole che quanto D-i-o ha compiuto e ha permesso che accadesse è secondo giustizia. Giustizia che coniuga, saldamente insieme, verità e misericordia. Giustizia che illumina l’esistenza nei suoi lati positivi e, pure, evidenzia le profondità delle tenebre. Giustizia che riabilita il peccatore e lo rende giusto, lo orienta nella sequela del Giusto, lo rende capace di ascoltare e di incarnare la Parola.
Anche il cantore è cosciente del proprio peccato e del torto fatto a D-i-o (peccavimus tibi). Da Lui attende il perdono misericordioso, gesto attraverso il quale rifulge lo splendore del Nome.
Uno dei problemi centrali della vita di fede è il Nome. Solitamente si usa una parola corrente, “Dio”, con cui si rivela una relazione con il Signore di Abramo, Isacco, Giacobbe, con il Padre del Signore Gesù Cristo. È fin troppo facile pronunciare “Dio”. Sin dall’inizio siamo stati messi tutti in guardia “Non pronunciare invano il nome del Signore” (Es. 20, 7). Subito pensiamo a bestemmie, tutte da evitare. Ma... è possibile sentire delle imprecazioni urlate con una passione travolgente. I vocaboli sono orribili. Tuttavia, quale forza c’è in quelle parole, quale sentimento si rivela in modo improprio, ma pur sempre si rivolge esclusivamente a LUI. Mentre, al contrario, quante volte si rimane infastiditi dalla ripetizione meccanica, arida del bisillabo “dio” perché svuotato di ogni contenuto. È soltanto una formuletta pronunciata per abitudine, con lo sguardo che vaga nel vuoto mentre il cuore s’appisola o si rivolge a tutt’altro ...
Nel Medioevo s’è avvertito il pericolo dell’inflazione verbale, di quel ripetere vocaboli senza la partecipazione di cuore e mente. Sono state cercate nuove formulazioni, scoprendo vocaboli che illuminassero qualche aspetto del Nome, nei confronti del Padre, del Figlio, dello Spirito santo. Vocaboli che oggi suscitano sdegno, per colpa della nostra ignoranza, come quando incontriamo “Cristo verme”, dimenticando la dimensione dell’immortalità ribadita dal “verme”.
Ogni qualvolta il cantore incontra la parola “Dio” nei testi biblici e nella liturgia, non può fare a meno di fermarsi, di aprire la mano dell’accattone che tutto spera dal Nome. Mentre le labbra non sorvolano su “dio”, ma si fermano e, nell’adorazione, balbettano “D-i-o”.
28-IX-2014
Ou, no ano A, cf. Filip 2,10.8.11; V. Salmo 101,2
Ao nome do Senhor todos se ajoelhem, no céu, na terra e nos abismos: porque o Senhor se fez obediente até à morte, e morte de cruz. E portanto Jesus Cristo é o Senhor, na glória de Deus Pai. Senhor, ouvi a minha oração, e o meu clamor chegue até Vós. Glória ao Pai...
Gravação dos Cantori Gregoriani In nomine Domini omne genu flectatur (0:00)
KYRIE & GLORIA XII (Pater cuncta)
ORAÇÃO COLECTA
Senhor, que dais a maior prova do vosso poder quando perdoais e Vos compadeceis, derramai sobre nós a vossa graça, para que, correndo prontamente para os bens prometidos, nos tornemos um dia participantes da felicidade celeste. Por Nosso Senhor Jesus Cristo, vosso Filho, que é Deus convosco na unidade do Espírito Santo.
LEITURA I
Ezequiel 18, 25-28
Leitura da Profecia de Ezequiel: Eis o que diz o Senhor: «Vós dizeis: ‘A maneira de proceder do Senhor não é justa’. Escutai, casa de Israel: Será a minha maneira de proceder que não é justa? Não será antes o vosso modo de proceder que é injusto? Quando o justo se afastar da justiça, praticar o mal e vier a morrer, morrerá por causa do mal cometido. Quando o pecador se afastar do mal que tiver realizado, praticar o direito e a justiça, salvará a sua vida. Se abrir os seus olhos e renunciar às faltas que tiver cometido, há-de viver e não morrerá».
GRADUAL RESPONSORIAL
Gradual Óculi ómnium transcrito para Português (PDF):
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| Salmo 144,15.V/.16 Os olhos de todos em Ti esperam, Senhor: e Tu dás-lhes alimento no tempo oportuno. V/. Tu abres a tua mão: e enches todo o animal de bênçãos. |
Ou, no ano A, Filip 2,8.9
Cristo fez-Se obediente por nós até a morte, e morte de cruz.
V/. Por isso Deus O exaltou e deu-Lhe um Nome que está acima de todo o nome.
Explicação e Gravação dos Cantori Gregoriani Christus factus est (a partir dos 8:10):
Transcrição para Português (MP3):
LEITURA II
Filipenses 2, 1-11
Leitura da Epístola do apóstolo São Paulo aos Filipenses. Irmãos: Se há em Cristo alguma consolação, algum conforto na caridade, se existe alguma comunhão no Espírito, alguns sentimentos de ternura e misericórdia, então completai a minha alegria, tendo entre vós os mesmos sentimentos e a mesma caridade, numa só alma e num só coração. Não façais nada por rivalidade nem por vanglória; mas, com humildade, considerai os outros superiores a vós mesmos, sem olhar cada um aos seus próprios interesses, mas aos interesses dos outros. Tende em vós os mesmos sentimentos que havia em Cristo Jesus. Ele, que era de condição divina, não Se valeu da sua igualdade com Deus, mas aniquilou-Se a Si próprio. Assumindo a condição de servo, tornou-Se semelhante aos homens. Aparecendo como homem, humilhou-Se ainda mais, obedecendo até à morte, e morte de cruz. Por isso, Deus O exaltou e Lhe deu um nome que está acima de todos os nomes, para que ao nome de Jesus todos se ajoelhem, no céu, na terra e nos abismos, e toda a língua proclame que Jesus Cristo é o Senhor, para glória de Deus Pai.
ALELUIA
Salmo 107,2
O meu coração está firme, ó Deus, o meu coração está firme: cantarei e salmodiarei na minha glória.
EVANGELHO
Mateus 21, 28-32
Evangelho de Nosso Senhor Jesus Cristo segundo São Mateus: Naquele tempo, disse Jesus aos príncipes dos sacerdotes e aos anciãos do povo: «Que vos parece? Um homem tinha dois filhos. Foi ter com o primeiro e disse-lhe: ‘Filho, vai hoje trabalhar na vinha’. Mas ele respondeu-lhe: ‘Não quero’. Depois, porém, arrependeu-se e foi. O homem dirigiu-se ao segundo filho e falou-lhe do mesmo modo. Ele respondeu: ‘Eu vou, Senhor’. Mas de facto não foi. Qual dos dois fez a vontade ao pai?». Eles responderam-Lhe: «O primeiro». Jesus disse-lhes: «Em verdade vos digo: Os publicanos e as mulheres de má vida irão diante de vós para o reino de Deus. João Baptista veio até vós, ensinando-vos o caminho da justiça, e não acreditastes nele; mas os publicanos e as mulheres de má vida acreditaram. E vós, que bem o vistes, não vos arrependestes, acreditando nele».
CREDO III
ORAÇÃO UNIVERSAL
Irmãs e irmãos em Cristo: Oremos pelos filhos que dizem “sim” e por aqueles que só sabem dizer
“não” ao convite para trabalharem na vinha do Pai, e cantemos, todos juntos (...)
Senhor, Pai santo, fazei nascer em cada um de nós os mesmos sentimentos que havia em vosso Filho, que Se entregou à morte pelos homens.
OFERTÓRIO
Salmo 136,1.2
Às margens dos rios da Babilónia, nos assentávamos chorando, lembrando-nos de ti, Sião.
Nos salgueiros daquela terra, pendurávamos, então, as nossas harpas.
Antífona e versículo cantados pelos Cantori gregoriani: Super flumina Babylonis (aos 6:50 mesma janela do intróito do ano A, em cima)
Outra gravação, pelo eslovaco, do mesmo ofertório:
ORAÇÃO SOBRE AS OBLATAS
Deus de misericórdia infinita, aceitai esta nossa oblação e fazei que por ela se abra para nós a fonte de todas as bênçãos. Por Cristo, Nosso Senhor.
PREFÁCIO DA ORAÇÃO EUCARÍSTICA
IIª Domingos T.C.
Senhor, Pai santo, Deus eterno e omnipotente, é verdadeiramente nosso dever, é nossa salvação dar-Vos graças, sempre e em toda a parte, por Cristo, nosso Senhor. Compadecido dos errados caminhos dos homens, dignou-Se nascer da Virgem Maria; com a sua morte na cruz, livrou-nos da morte eterna; com a sua ressurreição, deu-nos a vida imortal. Por isso, com os Anjos e os Arcanjos e todos os coros celestes, proclamamos a vossa glória, cantando numa só voz:
SANCTUS XII
ANTÍFONA DA COMUNHÃO
Salmo 118,49.50
Lembrai-vos da Vossa Palavra, Senhor, na qual me destes esperança: ela me consola durante a minha humilhação.
Gravação eslovaca - Memento verbi tui
Sôbre esta comunhão, escreveu Bruder Jakob:
Il Missale Romanum propone come secondo canto una citazione giovannea “In hoc cognovimus caritatem Dei …” (1 Gv 3, 16). La prima antifona coincide con la scelta del Graduale Romanum: “Memento verbi tui servo tuo, Domine, in quo mihi spem dedisti; haec me consolata est in humilitate mea” (Sal 118, 49-50).
La melodia in mi plagale (IV modo) comincia con il ribadire sei volte il valore del la dominante che sottolinea l’affermazione iniziale “Memento verbi tui”. La cadenza tipica di mi (mi-sol-fa-fa fa-mi) la prima volta ribalta la finale (mi-fa) per evidenziare la sospensione della frase. L’apice melodico (si) è raggiunto nella sezione finale su “me” e va compreso attraverso il ‘contrappunto’ che raggiunge il re grave sulle parole conclusive “in humilitate mea”.
Continua oggi l’accoglienza orante della Parola di D-i-o attraverso la ruminazione del salmo 118. Il cantore a nome di tutta la comunità provoca D-i-o, come se anche Lui – come noi uomini – fosse distratto, avesse la memoria corta e fluttuante, venisse meno agli impegni presi. Nelle parole del salmista ieri, e oggi della Chiesa, non c’è, tuttavia, arroganza né pretesa alcuna. Le parole, apparentemente improprie, sono in realtà l’espressione di quella fiducia illimitata richiesta dalla preghiera del Padre nostro. Sono parole che rivelano l’audacia del bimbo che tutto spera rivolgendosi al Padre.
Le radici nascoste di questo atteggiamento di fede affondano nell’umiltà, si nutrono di umiltà. Non piagnucolìo sterile, bensì lucida consapevolezza del proprio essere, del proprio avere, del proprio fare e sapere. Dove il primato si concentra sull’essere che trova spazio di libertà nell’amministrare in modo corretto le sostanze, nel fare per il bene altrui e proprio, nel sapere condiviso. Umiltà che sa inserirsi armonicamente al giusto posto con le funzioni che competono, senza cercare spasmodicamente e ad ogni costo l’ultimo posto. Dimenticando che gli estremi spesso coincidono e sono, comunque, sempre in evidenza.
Nella condizione di vita umile – cioè reale e vera – si apre l’orizzonte della speranza. Le Scritture tracciano il solco da percorrere e nel quale gettare con liberalità il seme del rinnovamento quotidiano. Nella forza dello Spirito ci si scopre amici di D-i-o con il dono di poter vivere al suo servizio nel collaborare all’opera sia della creazione sia della redenzione: mille e mille temi da trasformare in preghiera di lode e di domanda. Mille e mille attività per rendere la natura più benevola, il lavoro meno faticoso, la collettività più serena e accogliente. Si potrebbe parafrasare la preghiera di Gesù: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” in “Ricordati, o Padre, della tua Parola, come noi facciamo delle nostre parole: scintille di vita che illuminino l’esistenza di chi è immerso nelle tenebre, semi di speranza per chi si è arreso o sta per arrendersi”.
“Memento verbi tui”: con il cuore e la mente ci immedesimiamo con le parole del cantore e ci rivolgiamo a D-i-o. Queste stesse parole salgono alla nostra mente e al nostro cuore da parte delle tante persone che abbiamo incrociato nella vita e alle quali, spesso senza rendercene conto, non abbiamo rivolto una parola di speranza. È ora di ricuperare le occasioni perdute e di inviare un messaggio con uno sguardo, un sorriso, una parola, un silenzio … un segno di quella solidarietà che attendiamo e “pretendiamo” da D-i-o.
ORAÇÃO DEPOIS DA COMUNHÃO
Fazei, Senhor, que este sacramento celeste
renove a nossa alma e o nosso corpo, para que, unidos a Cristo neste memorial da sua morte, possamos tomar parte na sua herança gloriosa. Ele que é Deus convosco na unidade do Espírito Santo.
ITE MISSA EST XII
Imprimir 26º Domingo do Tempo Comum
Partituras e gravação de 29-9-2018:
ĩt. Omnia que fecisti http://pemdatabase.eu/musical-item/44864
ky. http://pemdatabase.eu/image/4500
gl. http://pemdatabase.eu/image/11612
gr. Custodi me http://pemdatabase.eu/musical-item/44870 & http://pemdatabase.eu/musical-item/44871
al. Paratum cor meum http://pemdatabase.eu/musical-item/44872
of. Super flumina babilonis http://pemdatabase.eu/musical-item/44878
sã. = ky.
ag. http://pemdatabase.eu/image/4501
cõ. Memento verbi tui http://pemdatabase.eu/musical-item/44879 & http://pemdatabase.eu/image/2420
hỹ. Pãge lĩgua gloriosi
ãt. Salve Regĩa http://divinicultussanctitatem.blogspot.pt/2011/09/santa-missa-cantada-ao-domingo.html
sábado, 24 de setembro de 2011
segunda-feira, 19 de setembro de 2011
Condições pessoais para uma participação activa segundo Bento XVI
Para tirar mais fruto na celebração eucarística:“Condições pessoais para uma participação activa” - (Bento XVI, Exort. Apost. Sacramento da Caridade, n. 55)
Ao considerarem o tema da participação activa (actuosa participatio) dos fiéis no rito sagrado, os padres sinodais ressaltaram também as condições pessoais que se requerem em cada um para uma frutuosa participação. (1) Uma delas é, sem dúvida, o espírito de constante conversão que deve caracterizar a vida de todos os fiéis: não podemos esperar uma participação activa na liturgia eucarística, se nos abeiramos dela superficialmente e sem antes nos interrogarmos sobre a própria vida. Favorecem tal disposição interior, por exemplo, o recolhimento e o silêncio durante alguns momentos pelo menos antes do início da liturgia, o jejum e — quando for preciso — a confissão sacramental; um coração reconciliado com Deus predispõe para a verdadeira participação. De modo particular é preciso alertar os fiéis que não se pode verificar uma participação activa nos santos mistérios, se ao mesmo tempo não se procura tomar parte activa na vida eclesial em toda a sua amplitude, incluindo o compromisso missionário de levar o amor de Cristo para o meio da sociedade.Read more at bptelheiras.blogspot.comSem dúvida, para a plena participação na Eucaristia é preciso também aproximar-se pessoalmente do altar para receber a comunhão; (2) contudo é preciso estar atento para que esta afirmação, justa em si mesma, não induza os fiéis a um certo automatismo, levando-os a pensar que, pelo simples facto de se encontrar na igreja durante a liturgia, se tenha o direito ou mesmo — quem sabe — se sinta no dever de aproximar-se da mesa eucarística. Mesmo quando não for possível abeirar-se da comunhão sacramental, a participação na Santa Missa permanece necessária, válida, significativa e frutuosa; neste caso, é bom cultivar o desejo da plena união com Cristo, por exemplo, através da prática da comunhão espiritual, recordada por João Paulo II (3) e recomendada por santos mestres de vida espiritual. (4) ......................................................................... (1) Cf. Propositio 35; Conc. Ecum. Vat. II, Const. sobre a sagrada liturgia Sacrosanctum Concilium, 11: “Mas, para assegurar esta plena eficácia é necessário que os fiéis se aproximem da sagrada Liturgia com recta disposição de ânimo, ponham a sua alma em consonância com a voz e colaborem com a graça divina, para não a receberem em vão.”
(2) Cf. Catecismo da Igreja Católica, 1388; Conc. Ecum. Vat. II, Const. sobre a sagrada liturgia Sacrosanctum Concilium, 55.
(3) Cf. Carta enc. Ecclesia de Eucharistia (17 de Abril de 2003), 34: AAS 95 (2003), 456: “Por isso mesmo, é conveniente cultivar continuamente na alma o desejo do sacramento da Eucaristia. Daqui nasceu a prática da «comunhão espiritual» em uso na Igreja há séculos, recomendada por santos mestres de vida espiritual. Escrevia S. Teresa de Jesus: «Quando não comungais e não participais na Missa, comungai espiritualmente, porque é muito vantajoso. (...) Deste modo, imprime-se em vós muito do amor de nosso Senhor». (Caminho de perfeição, c. 35)”
(4) Assim, por exemplo, São Tomás de Aquino, Summa Theologiæ, III, q. 80, a. 1, 2 [Nota: explica-se que se trata de «receber espiritualmente o sacramento»: e que, quem não está impedido, «recebe o efeito do sacramento, pelo qual se une a Cristo pela fé e pela caridade»] ;e Santa Teresa de Jesus, Caminho de perfeição, cap. 35. A doutrina foi confirmada autorizadamente pelo Concílio de Trento, Sessão XIII, cân. 8.
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